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Di cultura & società con tanto di colonna sonora. Come a dire: canta che ti passa. (dopo avermi letto canticchierete tutto il giorno)

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venerdì, 22 luglio 2005,ore 05:05

(R)EVOLUTION!

CoelacanthusQuando avevo circa 13 anni mi venne spiegato che millenni fa gli uomini avevano la coda e che una serie di coincidenze consentì loro di scendere dagli alberi dai quali amavano penzolare e fece sì che questa coda scomparisse dal nostro attuale didietro. Quando domandai chi mai avesse fatto tale ipotesi e prima ancora di poter finire la frase, mi ritornò un’eco possente: DARWIN!
Ricordo ancora che a causa di quell’onda sonora la tenda che prima pendeva immobile dalla finestra si mise a oscillare: oltre il vetro non faceva più capolino il muretto del cortile ma qualcosa di cosmico. Fu in quel momento che esclamai: la teoria evoluzionistica è una... cagata pazzesca!
Non seguirono 90 minuti di applausi, ma anni di studi.
Per fortuna il fatto della coda, negli anni, fu relegato a ingenuità di un naturalista arrembante privo all’epoca di strumenti biogenetici, così come oggi sono ormai stati accantonati l’argomento degli organi rudimentali, e ridimensionati gli argomenti dell’omologia genetica e morfologica (poiché se dovessimo trovare parentele con altri esseri viventi per il numero di cromosomi – 46 - che condividiamo con le altre specie dovremmo sentirci parenti sia delle patate che dei maiali).
Un testo che confermò circa un anno dopo l’esclamazione di una tredicenne fu un articolo pubblicato da Scientific American nel gennaio del 1979 a cura di un certo Whittington (The animals in the Burgess Shale). E’ la storia di una scoperta risalente al 1909 del più strabiliante giacimento fossilifero del mondo avvenuta a Burgess, sulle Montagne Rocciose canadesi; qui vennero scoperti fossili relativi a una fauna acquatica risalente al periodo Cambriano (circa 500-600 milioni di anni fa), che costituiscono l’unico e il più vecchio gruppo di invertebrati apparso dal nulla e senza storia evolutiva o transizionale (come ammette lo stesso Gould in un volumetto sui medesimi stupefacenti argilloscisti). Essi costituirono una scoperta che fece vacillare di molto tutta la credenza evoluzionista, poiché questi invertebrati non riuscivano ad essere entità transizionali di nessuna specie, nemmeno implorandoli. Le specie di transizione sono quelle che dovrebbero mostrarci le tappe evolutive delle varietà viventi nelle varie ere, ma la fauna di Burgess era così atipica e determinò talmente tante perplessità e tragicomiche vicissitudini (con più d’uno di questi fossili era stato difficile capire quale fosse la parte anteriore e quella posteriore, il sotto dal sopra) che venne infilata di forza nel phylum degli artropodi (ragni, insetti, aragoste, etc.). Tuttavia questi piccoli invertebrati (avete presente un trilobite?) precedettero le classi di vertebrati marini come i pesci: è davvero difficile credere che il gigantesco e spaventoso Dunkleosteus sia parente di un gamberetto. 
Difatti, anche nel famoso naturalista inglese tra le pagine de L’Origine della specie si insinuava il dubbio prima di ogni consapevolezza sulla piccola e psichedelica Opabinia di Burgess: "perché se le specie derivano da altre specie attraverso impercettibili graduazioni, non vediamo ovunque innumerevoli forme di transizione?” E ancora: “dal momento che queste forme di transizione devono essere esistite, perché non le troviamo sepolte in numero infinito nella crosta terrestre?" Già, perché nel 2005 non ne abbiamo ancora trovate?
La scienza non ha mai rinunciato al postulato di oggettività, nonostante sia presunzione indimostrabile e siccome è impossibile provare l’inesistenza di un progetto all’interno di ogni circostanza della natura, si assiste ancora ad una grossolana contraddizione epistemologica.
Tuttavia non mi riesce di non essere in qualche modo evoluzionista per il semplice motivo che ritrovo questa spinta nell’osservazione del mero dato visibile: ho sostenuto la causa dell’embrione, negare che il fenomeno embriogenetico sia un processo evolutivo è fare un torto all’embrione e alla causa che ho portato avanti. C’è da precisare però, che ciò che è visibile da un punto di vista fenomenico relativamente allo sviluppo embriogenetico e le sue propaggini extrauterine nel processo evolutivo neonatale non risolve affatto la questione dell’uomo, non è così semplice come pare ai darwinisti. Nonostante la mia avversione per il darwinismo, credo mi apparterranno per sempre i ritagli di taluni dogmi evoluzionistici, come quello che vuole lo sviluppo ontogenetico essere una ricapitolazione anche se a mio avviso non propriamente e strettamente filogenetica, con buona pace di Haeckel, unicamente perché non mi è concesso di sapere nient’altro sul conto della nostra origine la quale è verosimilmente un aggregato cellulare. Perché e come gli aggregati cellulari siano divenuti la miriade di esseri viventi che popola il pianeta, io non lo posso scrivere ma neppure i darwinisti checché ne dica la necessità o il caso, spacciato per primum movens dell’esistenza.
La teoria evoluzionistica non è tutta da rigettare: Darwin in fondo era uno scienziato onesto che corredò di opportune autocritiche i suoi scritti teorici; è il darwinismo che, per contro, diviene spazzatura quando si bea di aver preso “finalmente” a calci nelle terga la sacralità della vita e l’interferenza metafisica, per evitare ogni spiegazione finalistica, e liberare la biologia dalle sue pesanti catene, parimenti è spazzatura quando spaccia fantasticherie letterarie per scienza, quando si fa dogma e pretende di divulgarsi presso le masse in attesa di una qualche spiegazione ma a digiuno dei significati delle catene polipeptidiche (persino Monod disse: "Un altro aspetto curioso della teoria dell'evoluzione è che chiunque pensa di capirla"). E dunque è proprio tra le masse che ha trovato i maggiori entusiasmi, quando anzi l’evoluzionismo è sempre stato materia di grande scontro tra scienziati (quelli ancora dotati di spirito critico): paleontologi, paleoantropologi, biogenetisti, nonché tra i matematici statistici i biofisici e i bioingegneri. C’è da dire che tale teoria infatti non rispetta tutti i requisiti che richiede ogni impianto teorico che si rispetti fin dall’osservazione di dati fenomeni, poiché solitamente il modello teorico che viene costruito dovrà divenire utile alla previsione di comportamenti futuri: ebbene questi comportamenti vengono regolarmente disattesi se non destrutturati da scienziati animati da spirito critico, qualora vengano descritti; inoltre, comunemente in ogni campo di ricerca le varie discipline scientifiche si integrano fra loro e tendono a una visione coerente, il che puntualmente non accade nel caso dei darwinisti. Certo, l'epistemologia odierna guarda anche oltre l’empirismo, ma le posizioni darwiniste spesso hanno trascurato ampiamente e di proposito le ovvietà che emergevano dall’osservazione empirica. Per questo l’evoluzionismo è ideologia: il materialismo, che fu anche storico e marxista, è comunque alla base di ogni tesi neo-evoluzionistica o post-neoevoluzionistica che in ogni caso si è conservata materialista, custodendo non il valore scientifico della tesi ma, appunto, quello ideologico, che pur di essere si offre infine al nichilismo e alla liquidazione di ogni ontologia e pertanto si adatta adesso e addirittura, per un prevedibile paradosso, a fare pendant e corollario al neo-liberismo. Non dimenticherò mai le lettere di Marx ed Engels che, in preda alla sbronza darwinista, si scambiavano epistolari sgomitate e salutavano finalmente la scienza che avrebbe preso a calci la fede (l’urgenza prima!)  e sostenuto il materialismo dialettico. Il darwinismo è ideologico: per giustificarlo non si è esitato a fondere l’evoluzione e la selezione naturale in un cocktail mortificante della natura, attribuendo comicamente alla selezione naturale una consapevolezza e un volontarismo irrealistici nonché un finalismo che, infine, rientrava gloriosamente dalla finestra dopo essere stato messo alla porta. Una corbelleria colossale priva di credibilità persino tra leoni, iene e gazzelle. Lo stesso Engels, in seguito, si era reso conto che l’interpretazione selettiva dell’evoluzione era da rigettare senza mezze misure. E’ come sparare al fantasma di Canterville: e tuttavia come non ammettere che la caccia al fantasma è comunque un vero spasso?
<br>
(continua con circostanziate obiezioni...)
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note
lunedì, 18 luglio 2005,ore 02:13

Life on Mars?

Qualche giorno fa Mauro De Zordo mi ha chiesto quali fossero le nuove acquisizioni della scienza. Mi sono invece venuti pensieri intorno alle domande che non hanno ancora una risposta o che non l’avranno mai. La rivista Science ha fatto recentemente una cernita di alcuni rebus e individua almeno 25 domande che coinvolgeranno gli scienziati per il prossimo quarto di secolo. Io ve ne elenco un po’ ma non sono tutte (non mancano neppure questioni insolute a modelli matematici, teorie sociali e varie piccolezze). Evidentemente ci diamo un gran da fare ma non sfioriamo neppure la superficie delle cose. Su, a leggere e a immergervi nella sapienza! vi stupirete nel cogliere la totale mancanza di solide basi alle vostre convinzioni.

<br>

Cos’è una specie?
Un concetto molto semplice complicato dall’evoluzionistica, una chiara definizione è ancora di là da venire.
Quante specie ci sono sulla terra?
Impossibile saperlo, ma la disputa sulla biodiversità ci richiede di elaborare un computo.
Come si sono evoluti i fiori?
Darwin chiamò questa domanda l’abominevole mistero. Dettagli della loro evoluzione restano oscuri sappiamo solo che spuntarono in alcune gimnosperme.
Com’è controllata la crescita delle piante?
Ci sono piante altissime e piccolissime, nessuno sa per quale motivo.
Cosa ha dato origine al comportamento umano?
L’Homo sapiens acquisì il pensiero astratto, il linguaggio e l’arte gradualmente o all’interno di un big bang culturale che in Europa avvenne circa 40000 anni fa? Aspettiamo risposte dall’Africa da dove sembra che siamo partiti.
Quali sono le basi della cultura umana?
Nessun animale è arrivato vicino a possedere l’abilità umana nello sfruttare le scoperte che compie, ma questo non ci aiuta a capire come la cultura si è evoluta..
Quali sono le basi evolutive della musica e del linguaggio?
Le neuroscienze stanno cercando di capirci qualcosa.
Cos’è la razza umana e quando si sviluppò?
Gli antropologi dicono da sempre che il concetto di razza manca di consistenza biologica. Ma il nostro bagaglio genetico varia a seconda delle origini geografiche e solleva questioni politiche ed etiche tanto quanto quelle scientifiche.
Quali sono le basi biologiche della coscienza?
Scherzavo, è una domanda oziosa che è stata soppiantata da questa: quale pressione selettiva ne determinò lo sviluppo e con quante creature la condividiamo?
La moralità è localizzata in una determinata area cerebrale?
Attendiamo sviluppi dalla tecnologia del “brain imaging”.
Quanto della personalità ha basi genetiche?
Determinati aspetti della personalità sono influenzati dai geni, l’ambiente modifica gli effetti dei geni. Il contributo della famiglia è al vaglio.
Qual è la base biologica dell’orientamento sessuale?
Rispondere a questa domanda richiede molto di più che una caccia al gene gay.
Perché gli esseri umani hanno così pochi geni?
Pochi? Non riusciamo a spiegare questa contraddizione: la complessità biologica umana che si porta dietro un bagaglio di circa 25000 geni, che sono quasi quanti ne ha una pianticella (Arabidopsis) e appena qualcuno in più di del verme chiamato Caenorhabditis elegans.
Con quale portata la variabilità genetica è connessa alla salute?
Lo strumento genetico è in costruzione, la mappa degli aplotipi verrà usata per riconoscere variazioni genetiche dietro le malattie comuni, potrebbe inoltre accelerare la ricerca per i geni responsabili delle malattie.
Cosa permette ai componenti cellulari di replicarsi indipendentemente dal DNA?
I centrosomi, la cui funzione è dividere cromosomi appaiati, e altri organuli cellulari si duplicano autonomamente senza la guida del DNA. Questa indipendenza difetta di spiegazioni.
Quali ruoli giocano i diversi RNA nella funzione genomica?
Questi RNA saltano fuori spesso in questa funzione e ricoprono una vasta gamma di ruoli. Ci si azzuffa ancora per decifrare questa versatile molecola.
Quali ruoli i telomeri e i centromeri giocano nella funzione genomica?
Questi elementi cromosomici rimarranno un mistero fino a che non verranno sequenziati.
Cosa controlla la rigenerazione di organi?
In noi non è comune come nelle salamandre, tuttavia alcuni tessuti si rigenerano. Se i ricercatori risolveranno questa questione, ed è un immane “se”, le persone potrebbero ordinare pezzi di ricambio per se stessi e non solo per la loro Fiat.
Come può una cellula epidermica diventare una cellula nervosa?
Comprendere come all’incirca 25000 geni umani lavorano insieme a formare i tessuti o stimolino i geni giusti a guidare lo sviluppo di una cellula indifferenziata, occuperà gli studiosi per molto tempo.
Dove e quando cominciò la vita sulla terra?
Forse 4 bilioni di anni fa, c’è chi dice l’abbia portata una cometa, dove non si sa.
Cosa determina la diversità delle specie?
Le correlazioni tra ambiente e organismi viventi e tra gli stessi organismi viventi giocano un ruolo chiave nell’incoraggiare o scoraggiare la diversità, così come l’interferenza umana, la relazione preda-predatore, etc. Come questi e altri meccanismi lavorino insieme per condizionare la diversità resta un mistero.
Come le variazioni genetiche determinano la nostra unicità?
La comprensione totale dell’unicità delle caratteristiche umane va oltre il DNA. E gli scienziati potranno continuare ad avvitarsi sull’annoso dibattito relativo alle caratteristiche del linguaggio umano, della cultura e tecnologia, per poter sostenere che la natura gioca un ruolo fondamentale. Nonostante siamo nell’era del genoma tuttavia possiamo dire che ci vuole qualcosa di più dei geni per fare un uomo.
Come emergerà un grande quadro da questa infinità di dati biologici?
Non emergerà fintanto che non viene attuato un intensivo lavoro interdisciplinare tra tutti i settori della biologia, le scienze matematiche e computazionali. Ad ogni modo non sappiamo se questo lavoro ci permetterà di ottenere un quadro completo del funzionamento della vita.
Possiamo prevedere come si piegheranno le proteine?
E’ una importante fattore da cui dipende la proprietà biologica delle proteine. Oltre a farlo in una infinità di modi, ci impiegano 10 microsecondi, per lo stesso compito un computer ci mette 30 anni.
Quante proteine ci sono negli esseri umani?
E’ stato già difficile contare i geni. La classificazione delle proteine è problematica, il loro computo oggi è impossibile.
Quanti tipi di morte cellulare conosciamo?
Negli anni ’70 l’apoptosi fu riconosciuta e distinta dalla necrosi. Alcuni studiosi dicono che la storia della morte cellulare è molto più complessa di come sembra. Identificare come le cellule muoiono potrebbe condurre a migliorare il trattamento del cancro e delle patologie degenerative.
Perché alcuni genoma sono enormi e altri più compatti?
Nel genoma di alcuni pesci sono state riscontrate 400 milioni di basi (come nel Tetractenos hamiltoni) ; il neoceratodo ha un genoma costituito da133 bilioni di basi. Nessuno riesce a spiegare come mai.
Come fanno gli organi e l’organismo a sapere quando smettere di crescere?
Le gambe di una persona crescono in pari lunghezza. Sia il cuore del topo che quello dell’elefante si adattano alla relativa gabbia toracica. Come i geni gestiscano il limite dell’estensione cellulare e il numero continua a determinare interrogativi.
Come varia il genoma a parte le mutazioni ereditate?
I ricercatori stanno cercando più esempi di questo meccanismo epigenetico, non capiscono cosa causi e conservi le variazioni.
Come le membra, le pinne e i volti sviluppano ed evolvono?
I geni che determinano la lunghezza del naso o la larghezza di un’ala sono soggetti alla selezione naturale e sessuale. Capire come la selezione agisce porterebbe a nuove acquisizioni sulle meccaniche dell’evoluzione in relazione allo sviluppo.
Cosa avvia la pubertà?
Nessuno sa esattamente cosa porti necessariamente l’infanzia a cessare.
Tutte le staminali sono il nocciolo del cancro?
Le cellule cancerogene più aggressive somigliano a cellule staminali. Se il cancro è causato da staminali corrotte, studi sulla “staminalità” cellulare potrebbero condurre alla scoperta di meccanismi in grado di arrestare i tumori rapidamente e distruggerli in maniera efficace.
L’infiammazione è il maggior fattore dei disturbi cronici?
La risposta è sì, ma rimane di sapere perché e come.
Di cosa è fatto l’Universo?

Ma la natura dell’energia oscura, qual è?
Siamo soli nell’Universo?
C’è qualche centinaio di bilioni di stelle nella nostra galassia, centinaia di bilioni di galassie nell’universo osservabile e 150 pianeti scoperti nelle immediate vicinanze del sole.
I poveri radioastronomi devono stare all’erta, o ci sentiremo soli ancora per lungo tempo.
Il nostro è il solo Universo?
I teorici quantici e i cosmologi cercano di capire se il nostro universo è parte di un multiverso, siccome è oneroso da dimostrare c’è chi sospetta che sia una questione da lasciare ai filosofi.
Cosa avviò l’inflazione cosmica?
Dopo il primo momento dal big bang l’universo si espanse a velocità incredibile. Cosa determinò l’espansione, cosa accese la miccia? Aspettiamo notizie dalle microonde.
Perché c’è più materia che antimateria?
Nella fisica delle particelle le due cose quasi coincidono. Quella sottile differenza ci deve ancora spiegare perché l’antimateria è rara mente la materia è comune.
Perché il tempo è diverso dalle altre dimensioni?
Ci sono voluti secoli per gli scienziati per realizzare che il tempo è una dimensione, come le tre dimensioni spaziali, e che il tempo e lo spazio sono inestricabilmente collegati. Le equazioni ci aiutano, ma non soddisfano coloro che chiedono perché percepiamo l’“adesso” o perché il tempo sembra trascorrere in una direzione.
Qual è la natura della gravità?
Essa si scontra con la teoria dei quanti e non si adatta al Modello Standard. Sembra che la mela di Newton fosse tutta bacata.
Saranno unificate le leggi della fisica?
La gravità cozza talmente con la teoria quantistica che nessuno è mai arrivato a costruire una singola teoria che includa tutte le particelle, l’interazione nucleare forte, le forze elettrodeboli, e la gravità in un unico aggregato di teorie.
Qual è la struttura dell’acqua?
I ricercatori continuano a bisticciare su quanti legami ciascuna molecola di H2O effettua con le sue vicine.

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note
giovedì, 07 luglio 2005,ore 16:38

White Shadows

Caldeggiato da wXre, ecco un elenco di alcune delle mie frequentazioni letterarie.

 

Biblioteca: Eh già, la libreria. A dimostrazione che i libri vivono una vita propria, ho cercato di farne l’inventario tre volte utilizzando un database, ho cercato di riordinarli numerose volte ma, dispettosissimi, quelli si infilano, si impilano e si collocano dove non dovrebbero trovarsi. Oggi addirittura osservo che Le Confessioni di S. Agostino si situano tra il Decameron e Il piacere di D’Annunzio... confesso che ho abbandonato da tempo l’idea di fare delle scansie territorio di operazioni belliche.

Libri che sto leggendo: T. Pievani, Introduzione alla filosofia della biologia;

P. Seabright, In compagnia degli estranei - Una storia naturale della vita economica.

Gli ultimi libri che ho comprato: A. Rossetti, Sono sparito alla Madonna;

C. E. Gadda, La cognizione del dolore.

Libri che consiglio: R. Dawkins, Il gene egoista - La parte immortale di ogni essere vivente; J. Derrida, Ciò che resta del fuoco.

Libri che mi hanno sedotta e ingannata: S. J. Gould, Quando i cavalli avevano le dita; F. Pessoa, Il violinista pazzo.

 

Libri di cui pavento la pubblicazione (fuori programma!) : F. Grillini, Piangete, bambini, che la mamma ve lo compra - Conquiste sociali nell’era del vittimismo; G. Vissani, Tutto fa brodo: il relativismo secondo Vissani; M. Pannella, Ramadan, Kippur e Quaresima: elogio dell’astinenza; E. Scalfari, I fiumi di porpora.

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domenica, 03 luglio 2005,ore 02:42

Tu ca nun chiagne (e chiagnere mme faje)

Bologna ha bisogno di grandi campagne che sollecitino la sua ricollocazione urbanistica e industriale tra i grandi capoluoghi italiani; Bologna non detiene affatto nessun primato di tutela sociale, vocazione umanistica o culturale, con o senza campagne. Quanti tra i bolognesi smaniano per la cultura? Le università sono popolate maggiormente dai fuorisede che ci osservano con altri occhi, e trovano a giusta ragione che Bologna sia un paesone a misura di rozzi e di superficiali. C’è l'amministrazione Cofferati, altroché, ma questa è oggetto di borbottii continui soprattutto della sinistra. Beh, in una città dove il proibizionismo alcolico nelle strade è scambiato per quello americano degli anni '30 e non il tentativo di arginare il fenomeno del bivacco e dello stravacco monnezzaro (quando si candidò a sindaco, il cinese aveva promesso di ripulire Bologna!); in una città dove il tentativo di arginare il fenomeno dell'occupazione abusiva di immobili e dell'edificazione di baracche invivibili è vissuto come il tentativo di santificare la proprietà privata tout court; in una città, insomma, dove tutto è il contrario di tutto e dove ogni fancazzista dà libero sfogo alle proprie velleità peculiari e dove abili commedianti recitano il loro ruolo consolidato di vittime, beh, com'è come non è, a tappezzare ogni via immersa nella canicola bolognese ci sono questi pregevoli manifestini: la chiamano la campagna "Culattoni per strada" (sic!).

Su ognuno campeggia un faccione anonimo (assurdo perlopiù) e la dicitura "Culattone", "Frocio", "Finocchio", etc.

Dice: "Omofobia, l'insulto più grande è ignorarla".

E sotto, in piccolo: "Contro la discriminazione che ha per oggetto l'orientamento sessuale e identità di genere".

Mi pregio di conoscere artisti affermati, carpentieri, scrittori, filosofi, assessori, architetti, commesse, neuropsichiatri, professori, parrucchieri, insegnanti (etc. etc.) omosessuali, ma non uno che mi abbia mai fatto menzione di discriminazioni, abusi o violenze di sorta.

Certo che ne ho conosciute di vittime di abusi e non erano molto gaie, soprattutto del loro pianto non sono mai riuscite a fare strumento metapolitico.

Questa campagna non mi piace, è priva di comunicativa e senza alcun pregio, l'ennesimo piagnisteo vittimista.

Vediamo perché:

Proviamo a mettere su alcuni manifesti il faccione di Ugo (vitellone, trombatore, puttaniere, figaiolo, mandrillo, porcone, etc.), che per la sua nomea (chiacchiere di paese) e vivace orientamento eterosessuale ha dovuto subire 3 divorzi e si è visto rifiutare il rinnovo della tessera all’ Associazione Amanti della Filuzzi e balli folkloristici, altrimenti non si iscrivevano più timidi ballerini ma solo troppe signore attempate.

Mettiamoci il faccione dell'Uberta (zoccola, ninfetta, porcona, etc.), che per la sua nomea (solite dicerie) e vivace orientamento eterosessuale si sorbisce le occhiatine e le palpatine del capoufficio o viene assunta solo se si presenta ai colloqui di selezione del personale molto scosciata; il suo destino è segnato e scritto in questo adagio “'a sora Cecilia che tutti la vonno e nessuno se la pija”.

Già, bisogna essere contro ogni discriminazione che ha per oggetto l'orientamento sessuale e identità di genere, epperchennò, numero e caso

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