Si intuisce facilmente che non sono affatto una grafomane: sebbene abbia molto da dire, non riesco a trovare il tempo per fare delle mie meditazioni un post da spiattellare in rete (mi chiedo come facciano alcuni a scrivere anche tre post al giorno). Il poco tempo che posso dedicare al web lo spendo in gran parte leggendo ed è proprio per questo che mi pongo spinose domande intorno alla copiosa produzione “letteraria” (e, in alcuni non sporadici casi, anche illetterata) di taluni...
Navigando qua e là, sui vostri blog, mi è capitato di scovare frequenti polemiche intorno ai matrimoni gay, sui PACS, sui presunti attentati cattolici alla laicità dello stato (è solo dell’altro ieri l’illuminazione boselliana sul concordato, che è come dire: meno siamo – quanti radicalsocialisti sono ancora in vita in Italia? più o meno di dieci? – e più fesserie diciamo).
Tutte le volte che leggo le disfide fra blogger e commentatori mi sganascio dalle risate, poiché immancabilmente si ripropone, come l’impepata di cozze, un vecchio rituale.
Quando a un improvvido postillatore capita di essere in contrasto con l’opinione del blogger più “libbertario-che-c’è”, magari perché vicino alla posizione della chiesa o solo perché tanto liberale da volerne comunque comprendere il punto di vista, ecco che si assiste al ripresentarsi di una specifica mitologia.
Dunque, leggo: non condividi i matrimoni gay? E’ perché sei sessualmente frustrato, sessuofobico; hai posizioni più o meno papiste nei confronti della legge sull’aborto? Ah, ma tu che sei cattolico che ne sai, mica hai una vita sessuale!
Sei contrario alla fecondazione assistita? Beh, a te non rimane che pregare, tanto ce l'hai piccolo.
Solitamente questi edificanti scambi di battute avvengono tra uomini, tuttavia, diverso tempo fa, intervenendo su un blog che commentava – negativamente, manco a dirlo - l’elezione di Raztinger, cercai educatamente di destrutturare alcuni vetusti luoghi comuni sulla Chiesa, e per questo motivo mi vidi apostrofare da una femme-fatale del web con inviti ammiccanti volti a farmi trovare appagamento nel sesso più che nella dialettica (invero non scrisse proprio così, fu, come dire, più rustica e belluina, ma il senso era quello).
Certo che i cosiddetti libertari, contrari per principio alle ingerenze, ingeriscono poi di molto, direi parecchio, almeno tanto quanto...
La cosa più spassosa è che quando appunto non sanno più a che santo votarsi, dopo aver ripetuto alla lettera e a oltranza gli slogan della tradizione (ché non attaccano, ché sono ormai armi spuntate), cominciano curiosamente a fantasticare i mirabolanti tracolli di letto del nerd dell’oratorio (cioè i tuoi), immaginandoti in posizione orizzontale, tra le lenzuola, con lo sguardo perso, i sudori freddi e i calzini a righe... ma che c’entra?
Ma ancor più comico di questi mitografi della sessualità del devoto, o del loro antagonista dialettico che in quanto antagonista si ritrova chierichetto per forza, è che costoro si esprimono come se la loro vita sessuale fosse un perenne set in grado di ridicolizzare il leggendario Rocco Siffredi.
Il problema, però, è che, calcolatrice alla mano, visto il tempo che passano al pc, tutti intenti a postare e a rispondere, questi visitatissimi blogger libertari, sessualmente liberati e desiderosi di liberare il mondo dall’oscurantismo clericale, di sicuro non hanno nemmeno il tempo di rimediare il due di picche quotidiano che le loro immani occhiaie da stress da sovraesposizione alle sorgenti luminose (il monitor) meriterebbero in verità gloriosamente.