WALK ON THE WILD SIDE
FEVER
E' stata istituita la libera gogna nel libero paese di TocqueVille. La sequenza degli eventi è la seguente: alcuni abitanti si sono misurati la febbre e dopo un breve conciliabolo avvenuto fra illustrissimi cerusici e speziali che hanno ottenuto la laurea in medicina ad honorem nonché la specializzazione in psichiatria in grazia di un'autocoscienza e un'onniscienza indiscutibili e assolute su ciò che merita o meno lo statuto di patologia psichiatrica, hanno deciso - in barba a quei "vigliacchi" dell'American Psychiatric Association che hanno pubblicato un "pernicioso" manuale soggetto ad aggiornamenti e revisioni (il razzista e illiberale DSM) che annovera ai capitoli 302.85 e 302.6 (DSM IV-TR, 2000) i disturbi dell'identità sessuale e di genere (Sexual Disorders and disfunction; gender identity disorder) - di istituire un registro dei cattivi che osano fare riferimento a questo disonorevole libercolo sul conto dei gay dal quale era stata depennata già nel 1973 la voce omossessualità a descrizione di un disturbo mentale e successivamente rientrata come disturbo ego-sintonico o distonico (depennato ancora nel 1990); ma siccome il tira e molla dura ancora e taluni comportamenti sessuali sono così border-line da rientrare nella definizione di patologia o disordine mentale, il dis-orientamento sessuale rientra obtorto collo nel manualetto nella sua quarta versione come disturbo dell'identità sessuale osservata nell'infanzia, nell'adolescenza e nell'adulto.
Inutile cincischiare, togli e metti, metti e togli anche lo psichiatra più fazioso non riesce ad esimersi dall'indagare certi comportamenti fin dai loro esordi e dichiara ciò che segue (nonostante gli orpelli del politically correct):
Gender Identity Disorder
Etiology
Theories suggest that childhood issues may play a role in this disorder, such as the parent-child relationship at an early age and the identification a child is able to make with the parents of the same gender.
Symptoms
A strong and persistent identification with the opposite gender. There is a sense of discomfort in their own gender and may feel they were ‘born the wrong sex.’ This has been confused with cross-dressing or Transvestic Fetishism, but all are distinct diagnoses.
Treatment
Other disorders may be present with this one, including depression, anxiety, relationship difficulties, and personality disorders, and homosexuality is present in a majority of the cases. Treatment is likely to be long-term with small gains made on underlying issues as treatment progresses.
Prognosis
Mixed. The goals of treatment are not as clear as in other disorders, as same-sex identification may be very difficult to achieve. More achievable goals may include acceptance of assigned gender and resolution of other difficulties such as depression or anxiety.
<br>
Chi osa dire che l'omossesuale è un malato?!
Dàgli! Acchiappa, acchiappa!!! Andatelo a dire all'APA, signori miei...
I signori che si ritengono liberissimi di escludere una qualche sofferenza mentale, lascino liberi gli altri di aderire a una teoria scientifica.
Perché questo rifiuto dello statuto di malato, che di per sé è innocuo se, al pari dell'ansia e del disturbo da stress postraumatico, non rientra tra le patologie antisociali, e per di più non determina discriminazioni o quarantene? perché dà così fastidio?
La malattia li terrorizza, perché secondo certi nuovi edonisti è lo stadio che culmina nell'abominio dell'uomo: non si annoverano tra di loro i sostenitori più accaniti dell'aborto terapeutico? non si collocano nelle loro fila i nuovi apologeti dell'eugenetica?
Chi è che discrimina? Chi è che ha orrore, fobia e repulsione invece che pietà per la malattia?
Spiacente signori, io no: sono antiabortista ma abituata a pensare che i malati vadano curati con amore, non cancellati (dai libri o dalla faccia della terra).
QUELLO CHE LE DONNE NON DICONO
Pare che il prossimo 14 gennaio, Milano diventerà l’epicentro di un nuovo (si fa per dire, visto che l’età media delle convenute è a occhio e croce di 60 anni) pensiero femminista. Nuovo ovviamente perché ha in serbo per tutti noi novità inenarrabili. Io, però, cercherò di raccontarvele, perché sono culturalmente attratta dall’ineffabile. Sembrava che il femminismo fosse passato di moda, e invece no: ricordate sempre di non buttare mai nulla, perché le vostre giacche con le spalline imbottite degli anni ’80 prima o poi torneranno a furoreggiare, così come è accaduto per i pantaloni a zampa d’elefante, rendendovi delle vegliarde bacucche ma assai trendy agli occhi delle vostre incredule nipoti. Ed ecco che, infatti, i cimiteri degli anni ’60 e ’70 scoperchiano le loro tombe per generare questo Sabba della rigenerazione ideologica che, non potendo più prescindere dall’uso contemporaneo del calendario veliniano (subentrato d’imperio ai troppo maschilisti giuliano e gregoriano), punta ormai a superare le obsolete questioni di genere, numero e caso per puntare con decisione al concetto universale, che tanti problemi addusse ai filosofi ma non evidentemente alle suffragette. Ed ecco che la donna, smessi i panni dell’identità, diviene portatrice (se sana non si sa) di una visione del mondo onnicomprensiva e, soprattutto, inusitata.