Utente: rubytuesday

Di cultura & società con tanto di colonna sonora. Come a dire: canta che ti passa. (dopo avermi letto canticchierete tutto il giorno)

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odi et amo
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"Senza l’imperialismo del concetto, la musica avrebbe preso il posto della filosofia: sarebbe stato il paradiso dell’evidenza inesprimibile, un’epidemia di estasi." E. M. Cioran
"L'inferno è pieno di amanti della musica." G. B. Shaw
"Là dove si arresta il potere delle parole, comincia la musica." R. Wagner
"Disprezzo dal più profondo del cuore chi può con piacere marciare in rango e formazione dietro una musica." A. Einstein
"Il suono di una risata mi è sembrato sempre la musica più civile dell'universo." P. Ustinov
"C'è un famoso detto classico, ormai divenuto proverbiale, secondo cui l'uomo "che non ha musica in sé" o è un asceta o una bestia." Gandhi
"L'uomo è un essere che fa rumore, cattiva musica e lascia abbaiare il cane. Solo qualche rara volta sta zitto, ma allora è morto." K. Tucholsky
"Quando sei stato usato come strumento, non aspettare che finisca la canzone." S. J. Lec
"Si dovrebbe, almeno ogni giorno, ascoltare qualche canzone, leggere una bella poesia, vedere un bel quadro, e, se possibile, dire qualche parola ragionevole." W. Goethe
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venerdì, 17 marzo 2006,ore 12:50

Vissi d'arte, vissi d'amore...

La videoinstallazione di Mark Wallinger nella cripta del Duomo di Milano ripropone il problema del rapporto tra sacro e arte contemporanea. In altri termini: è quest'ultima adeguata a esprimere il sacro? La risposta pare essere negativa. L'arte contemporanea è veicolo di una cultura dello spot, del transeunte, della conciliazione conformisticamente trasgressiva con lo spirito secolare, che è l'esatto contrario del sacro. Quando, pertanto, avviene che le due cose s'incontrino, il risultato non può essere che un equivoco, come nel caso del suddetto artista inglese. L'arte contemporanea non riesce a parlare del sacro perché in fondo lo rifiuta, ne fornisce un'immagine inadeguata, superficiale, anche quando vuole essere in qualche modo celebrativa finisce per celebrarne la negazione. L'arte contemporanea, in quanto spot, deve piacere, questo è il suo imperativo categorico, e il sacro (che non è, lo si ricordi, pura e semplice religiosità diffusa, quella che aiutava, e non poco, l'opera dei grandi artisti del passato, a prescindere dai loro personali convincimenti), che consiste in un appello profondo alle singole coscienze, non ha nulla a che spartire con la popolarità. Per questo l'arte contemporanea ha buon gioco quando si fa strumento di rimozione dei simboli del sacro ma appare straordinariamente balbettante nel momento in cui pretende di assumerne i contenuti senza prima negare se stessa. Wallinger ha fallito perché non ha accettato la sfida sino in fondo, non ha recepito tutta la distanza che c'è tra le sue rassicuranti abitudini linguistiche (dato che il suo Cristo - cfr. Ecce Homo - si limita ad essere un arruffapopoli) e l'abisso di senso rappresentato dall'oggetto che aveva davanti. Voler rendere il sacro "accettabile" per la cultura secolarizzata è un fallimento annunciato.

Pertanto, aderisco in toto al dissenso del blog wXre e alle sue motivazioni, ed esporrò il seguente banner da loro proposto, invitando chi si trova d'accordo a fare altrettanto.

 

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categoria : antropomorfi



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sabato, 11 marzo 2006,ore 22:07

Whose Side Are You On?

Franco Cardini fa lo gnorri islamico, al pari stranamente (ma non troppo) di politicanti sinistri e, biasimando le iniziative estere pro domo CdL, immancabilmente, sempre al pari dei sinistri, strattona Berlusconi e il suo servilismo nei confronti degli Stati Uniti. Maggiordomi a parte (che del resto il Cardini abbandona presto a scapito di una polemica ben più interessante della dietrologia), nella sua lettera aperta il noto storico fa affermazioni che non mi sogno nemmeno di definire “gravi”, ma che invece non esito a dipingere come esternazioni che sembrano attinte un po’ qua un po’ là tra il ciarpame di mezza tacca no-global e il sovieticume mimetizzato di seconda rimasticatura. Difatti magnanimo elargisce questo appello a tutti coloro che lo sappiano accogliere e, suo malgrado, temo che gli unici siano appunto i no-global e i comunisti spinti.
Dunque sappiate, siori e siore, che IL TERRORISMO INTERNAZIONALE non esiste, come recita il buon Generale russo Ivashov, il quale se ne intende e al quale Cardini pare si sia ispirato.
Come ogni buon diavolo che si rispetti, per meglio agire e dunque essere, il demonio deve prima di tutto riuscire a non esistere.
Il succo è sempre lo stesso a sinistra come a destra dell’antiamericanismo ideologico: l’11 settembre è stato un ignobile inside job con tanto di set hollywoodiano e divi al viale del tramonto che brandiscono le loro piume di struzzo per mostrare al mondo che sono ancora in grado di recitare.
Anche Al-Qaeda sarebbe un’invenzione della CIA, organizzazione che in sé è una specie di ventriloquo che aziona l’orribile pupazzo che ha il solo scopo di terrorizzare i bambini che non vogliono andare a letto presto.
Cosa voleva dirci lo storico? Criticare il significato odierno dell'allineamento con gli U.S.A? Sembra che l'occasione gli sia sfuggita. Questo ozioso “indovina chi è il malvagio?”, al quale invece si abbandona, nonché deja-vu riscontrabile persino nei peggiori condomini, ha lo straordinario effetto di rendere la maldicente dirimpettaia più fastidiosa e invisa persino della calunniata. 
Per dimostrare come la longa manu della CIA potrebbe risultare improvvisamente corta ci vuole davvero un attimo, se solo fosse interessante dimostrarlo, accennando appena appena al fatto che il dabbenuomo signor Al-Zawahiri, implicato nell'assassinio Sadat nonché braccio destro di Osama Bin Laden e ideologo di Al-Qaeda, ebbe frequentazioni cinesi nel '97 e venne addestrato in Russia dal FSB/KGB nel ‘98 prima di affiancare il Bin in Afghanistan; piuttosto, il gentiluomo Mohammed Atta, fu invece addestrato a Brno (oggi Rep. Ceca) dal KGB, mi pare ovvio, ma è meglio fermarsi qui che "a mille ce n’è", diceva la sigla delle fiabe sui dischi in vinile.
Ebbene, se Al-Qaeda e il terrorismo internazionale sono il parto fantasioso di quei maestri della dissimulazione americana, io mi chiedo a questo punto se siano mai esistiti davvero i dirottatori aerei che hanno funestato la mia infanzia negli anni ’70, se siano mai esistiti i Talebani, gli shaid oppure i bombaroli che hanno agito in ogni luogo. Tutti fantasmi americani utili a tenere l'Europa in tasca ancora un po'?
Ecco: il delirio paranoide antiamericano è quello che emerge dalla rimozione dei dati di fatto.
Anche se Al-Qaeda fosse, più che una reale organizzazione, una forma mentis che raduna in un ideale tutti gli "al-qaedizzabili" nel mondo, le cose non sarebbero affatto diverse da quelle che sono.
Cardini brandisce la vecchia fanfaluca dell’Imperialismo globalizzante cara anche ai soliti noti sinistri (non per nulla si meritò un’intervista sull’Unità) che produce le guerre etc., destinato ad implodere per dare spazio al rinnovamento socialista: il socialismo come superamento del sistema capitalistico, è ampiamente dimostrato, consiste nel fallimentare socialismo di stato, il governo di stampo ipernazionalistico dei guardiani delle mandrie. Qualcosa di vicino al totalitarismo di cui a destra e a sinistra dell’antiamericanismo si ha evidentemente nostalgia e dove la brutta destra e la brutta sinistra si somigliano ( "A noi pare che i paesi a regime socialista siano più umani di quelli a regime capitalista", Cardini disse diversi anni fa).
Però molte multinazionali della globalizzazione sono europee: c’è quindi anche un imperialismo europeo, come mai non ne parla nessuno in termini di IMPERIALISMO? Paura che il patron della Nestlé vi scaracchi nella cioccolata, eh? Ma Cardini, tra un couscous e un wurstel rimasti sullo stomaco, fa incubi notturni dove l’Occidente si autoapprova e passa il tempo a bearsi dei suoi stessi abusi: se si svegliasse si accorgerebbe che esiste un Occidente dei diritti, della democrazia, delle libertà individuali, del pensiero critico. Questo è tutto quello che occorre difendere e di cui occorre parlare con grandissimo spirito analitico senza cadere banalmente nello sterile antiamericanismo ideologico di destra come di sinistra. Avendo bene in mente la differenza che passa tra la merce e il pensiero (che invero la prima tuttavia circola più dell'ultimo) e tra il pensiero e la paccottiglia demagogica.
Personalmente, Cardini permettendo, il mio futuro lo vorrei democratico. In mancanza di esempi migliori, mi tengo il modello occidentale. Che poi la democrazia non sia un bene esportabile è vero quanto è vero Hamas. Però mi chiedo se nei suoi incubi peggiori, a proposito di merce e dell’Imperialismo, Cardini riesca almeno in sogno a recarsi negli amati paesi arabi delle mille e una notte, fondatori dell’OPEC che stabilisce il prezzo del greggio sia per i ricchi che per quelli con le pezze al sedere, per fare le sue belle rimostranze da primo della classe.
b
Avvertenze: quanto sopra non ha lo scopo di screditare lo studioso di storia medievale ma l'opinionista politico  completamente inattendibile, le cui meditazioni, per la consuetudine mediatica solita, potrebbero essere scambiate per oro colato d'auctoritas. 
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categoria : canzonette, antropomorfi



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sabato, 04 marzo 2006,ore 22:29

I Heard It Through The Grapevine

Piange la “scienza” davanti alle ostilità sempre più diffuse nei confronti degli studi che fanno riferimento all’evoluzione di stampo darwiniano. C’è chi dice che le ipotesi sull’origine delle specie siano solo "opinioni da sottomettere al vaglio dei filosofi" (già, quando il Caso sembra essere la causa prima, taluni bravi e acuti filosofi potrebbero solo iniziare a divertirsi mentre i giochi degli scientisti verrebbero chiusi); c’è chi mormora che l’evoluzionismo darwiniano prescinda dai modelli matematici, soprattutto quelli della fisica: le costanti fisiche fondamentali e le proprietà generali e locali dell'Universo, sistema in cui gli esseri viventi sono parte integrante, non sembrano proprio frutto del caso.
Insomma nessuno (ovvero chi si aspetta un minimo di serietà) le crede, pertanto la “scienza”, soffiandosi il naso sventolando fazzolettoni quadrettati, singhiozza dei nuovi tempi cupi e oscurantisti che, appunto, oggi essa attraverserebbe e, senza preoccuparsi di smantellare le pertinenti critiche all’evoluzionismo, riesce solo a lanciare striduli lamenti ogni volta che casualmente le passa davanti un prete, come se fosse importante e soprattutto moderno prendersi la briga di sbugiardare il creazionismo piuttosto che argomentare sul significato delle proprie inevitabili, nel caso dei fanfaroni, tremende lacune.
Certo che frignare non basta, neh!
Come possiamo quindi sforzarci di credere alla narrativa scientista che è fiorita intorno all’evoluzionismo darwiniano?
Possiamo credere a balle celebrate in gran pompa dagli evoluzionisti e raccontate per trent’anni da un professore emerito dell’Università di Francoforte a proposito di un neandertaliano (recentemente l’uomo di Neanderthal è stato depennato dalla lista dei parenti per incompatibilità genetica con l’Homo Sapiens, ndr) straordinariamente vissuto solo 7500 anni fa, e di un signore del ‘700 spacciato per Matusalemme e che fa il paio con l’Uomo di Piltdown venerato a Londra con la sua bella mandibola posticcia?
Possiamo credere al rettile piumato (Archaeoraptor liaoningensis) tanto celebrato dal National Geografic con solenne vanagloria  e poi rivelatosi un grazioso e artistico manufatto?
E che dire della Longisquama insignis? Più che anello di congiunzione tra rettile e uccello, sembra ricordare il mito di Pegaso: in questo caso invece di un cavallo abbiamo una minuscola lucertolina, recentemente entrata in regolare possesso di “piume” che prima però erano state descritte come “squame”, da cui il nome.
Le creature di transizione che reggono molto del ciarpame dell’evoluzione darwiniana sono proprio pochine, dunque, rispetto al numero infinito delle specie dei viventi che popola o che ha popolato il pianeta.
Di tutto ciò, comunque, Enrico Bellone, nel suo ennesimo orrendo editoriale contenuto nella versione italiota di Scientific American, se ne frega. Con un risolino nervoso ammette di non saper rispondere decisivamente alle critiche, ma dice di consolarsi bene con la solidarietà di Bertrand Russell, il quale sosteneva che smentire un uomo che va dicendo di essere un uovo in camicia non è cosa facile.
Povero Bellone, costretto ad attingere a un'auctoritas tra le più faziose che si siano mai viste, senza per altro comprendere che un’affermazione simile è destrutturabile empiricamente con estrema facilità: che sia per questo che esistono gli psichiatri e gli psicofarmaci che evidentemente di logica formale non si occupano affatto, ma si possono occupare con zelante competenza di uova-in-camicia-umane? Già, così come non si occupa di logica formale la critica al darwinismo, ormai più che stufa di farsi vendere per sante reliquie le piume dell’Agnolo Gabriello di boccaccesca memoria, dai vari sor Cipolla di questo secolo, i quali, con buona pace del direttore de Le Scienze, a pag. 12 dell’edizione di marzo 2006, hanno la faccia di bronzo del dottor Hwang, il noto sudcoreano con il quale persino la “nostra” rivista scientifica durante la campagna referendaria ci aveva grandemente triturato attributi e annessi per via delle sue favolose staminali embrionali, che oggi sarebbero solo una grossa frode: con l’esempio sudcoreano di allora intendevano suggerirci l’arretratezza italiana della ricerca scientifica la cui causa principale sarebbero le tonache. Oggi la “scienza” non sa nemmeno come fare a vergognarsi d’essere caduta con tutte le scarpe in quella scientifica fesseria.
Abbiamo capito, comunque, la “scienza” fa così: sforna dogmi che hanno origine dalle fiabe, dalle frottole; e pensare che per anni hanno accusato i religiosi di questa abitudine.
Evidentemente il succo è che gli scienziati vorrebbero sfilare al Papa il pallio, paramento che sono persuasi gli spetti di diritto.
Ve le ha cantate: rubytuesday
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categoria : bio , stupidari



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