Father and Son
Chi vede nel matrimonio omosessuale il sorgere e trionfare di una nuova illuminata famiglia dove l’amore si rifrange indescrivibilmente, molto di più che in quella ordinaria, obsoleta e mafiosa alla quale abbiamo devoluto tutti, e in ogni tempo, l’immeritato pizzo per essere stata il cardine dello sviluppo di ogni nucleo sociale (la Cupola della copula, qualcuno ha detto), ammiri il caso che segue (caso non troppo isolato, se non nell’esito, nei presupposti), è un classico e celestiale trionfo dell’amore. Questo Amore che include tutto lo scibile disumano e ogni raccapriccio, se non ogni capriccio per cui sufficit l’abbandono sentimental (quante Wanda Osiris!), un abbandono di cui ogni scimunito può parlare, sia che si tratti di una carezza fatta al gatto, di un’istituzionale mensa popolare, di un bambino piazzato in qualsiasi inferno, "basta che ci sia l’ammore" (l’ho letto e udito da tutti, bloggers e non, persino tra i miei commenti). Quale sia la verità dell’amore e nell’amore nessuno lo sa. Pilato, senza per altro ottenere risposta, chiese a Gesù cosa fosse la verità. Era sufficiente che osservasse la sua figura e nel contempo desse un’occhiata intorno: la verità è essenziale. La menzogna, invece, si vanta di edifici complessi, apologie, circonlocuzioni e soprattutto di correctness.
Un bambino di quattro anni muore dopo essere stato brutalmente assalito poiché si rifiutava di chiamare la compagna lesbica della madre “Papà”. La madre di Jandre (questo il nome del piccolo), Hanelie Botha (31), e la sua compagna Engeline de Nysschen (33) sono comparse davanti alla corte per rispondere di omicidio. La testimonianza di due commesse del negozio che le due lesbiche conducevano è stata cruciale, avendo assistito numerose volte ai pestaggi a danno del bambino che non chiamava Engeline "Daddy", e nel corso dei quali la madre si asteneva da qualsiasi intervento .
Frattura del cranio con danno cerebrale, fratture agli arti, al bacino e alla colonna vertebrale, sono i riscontri del traumatologo che equipara tali politraumi a una caduta da un palazzo. Le due compagne sostennero, persino col padre naturale a cui la corte aveva rifiutato l’affido del bambino, che il piccolo fosse scivolato in bagno.
Questo caso drammatico completamente ignorato dalla stampa italiana ufficiale, in altre faccende affacendata, nella sua essenzialità dimostra dove siano riposte le verità e le tante menzogne:
Menzogna numero uno: la correctness, dogma sociale giunto finanche in un Parlamento e radicato talmente bene, persino nella mente di una scema la cui spregevole logica sente legittimazione nell’imporla anche ai bambini, i quali in queste famiglie verranno educati a un pulito linguaggio ammaestrato, ancorché scalcagnato.
Menzogna numero due: la supposta conciliazione con la propria natura o snatura biologica, alla quale psichiatri, psicologi, assistenti sociali, fruttivendoli e fruitori del mezzo pubblico (detto volgarmente autobus), credono sulla parola, bastasse la parola. Sì, poiché c’è stato l’outing di sotto e di sopra, siamo stati sommersi da ogni Manifesto della gaytudine, c’è tutto il bla bla bla sientiffico e apopologetico, e quindi ci dobbiamo fidare. Allo stato dei fatti c’è una persona che si sente fuori posto, accusa il suo essere un pesce fuor d’acqua, ed ammazza un bambino, nonostante tutte le rassicurazioni e il credito che gli vengono da questa aberrata civiltà della bugia pietosa. Pietosa come la menzogna sulla normalità di una famiglia edificabile anche senza un uomo e una donna; come disse il filosofo del diritto Prof. Mercadante a proposito della rivendicazione della fecondazione in vitro per coppie lesbiche: “Nato da una coppia, che non lo vuole in "natura", il minore riceve i benefici della "famiglia" cartacea senza che la tenerezza di una doppia paternità o maternità sani un difetto di natura, insidiosissimo e denso di incognite. Si rifiuta infatti la banalità, per non dire la volgarità animalesca, della procreazione con la mano sinistra e si fanno carte false con la destra per dare espressione macchinosa, talvolta solo per fini di trasmissione ereditaria, a un simulacro di normalità”.
Menzogna numero tre: l’Amore vero compete contro la solitudine di bambini abbandonati alla propria orrenda desolazione, concedere l’adozione o l’affido di questi bambini a queste “famiglie” nuove è opera meritoria, così come si fa con le altre famiglie. Delle percentuali allarmanti del fallimento adottivo tutti tacciono (alcuni le ignorano, dal momento che non se ne preoccupano affatto): i dati del 2003 dicono che i minori stranieri adottati e restituiti sono stati 164; 167, invece sono i minori restituiti nelle adozioni nazionali (dati Aipg). Se questo è amore è davvero raccapricciante, un amore che ha fatto un danno doppio, e l’ultimo è pure più efferato del primo. Le coppie omosessuali che hanno avuto in affido minori appartenenti alla coppia originaria o hanno adottato bambini non si sono certo votate all’amore indissolubile, divorzi e sentenze di affidamento (un altro!) pesano sui bambini adottati o affidati: oltre al danno le beffe.
Menzogna numero quattro: gli sbandierati diritti delle minoranze (minoranza di che, sessuale?), di tutta la congrega di avvocati e paladini per i diritti gay, che senz'altro si sarebbe scatenata furiosamente (magari l'ha anche fatto, nel nostro caso, per sollecitare l'affido) qualora un giudice avesse avuto preclusioni nell'affidare un figlio a una coppia omosessuale, la stessa congrega che oggi, dopo un esito di questa portata, si defila bisbigliando somessamente con un'atavica ignavia da far paura di responsabilità personale e penale, scrollandosi di dosso, con una facilità estrema, minoranze e il loro puntar di piedi. Tanto per ribadire il concetto che loro, noi, tutti, nessuno risponde mai di un qualche scempio; è tipico delle ideologie, mi suggeriva qualcuno, ed ecco ad esempio perché un Hitler riesce a risultare l'unico isolato e reale nazista mai esistito sulla faccia della terra. E tutti gli altri, i sodali del popolo, dico?
Menzogna numero cinque: i parallelismi con qualsiasi crimine. Perché questo è un crimine, è un assassino orrendo, va ricordato, e come in qualsiasi crimine il movente sta al delitto con un nesso di causa e effetto: qui non abbiamo davanti il patrigno cattivo che si mette in competizione con una figura paterna, abbiamo davanti la signora Engeline de Nysschen, signora all'anagrafe e per la biologia, ma la cui psiche entra in competizione con due entità: la figura maschile e paterna, scatenando una rabbia doppia e immane. Tutto questo sotto gli occhi di un bambino, e sotto i nostri, col benestare delle folle progressiste, disposte ad andare contro il linguaggio pur di mettersi una fetta di prosciutto sugli occhi: ehi, c'è una lesbica piena di conflitti irrisolti gratificata e garantita dalla società, alla quale è stato affidato un bambino!
Menzogna numero sei: la follia, il matto col botto c’è dappertutto... (si mormorerà sull’autobus o al baretto), così possiamo liquidare queste due disgraziate, senza scomodare le analisi, le problematiche, e soprattutto possiamo allontanarci a gambe levate dalle domande più urgenti: “perché c’è questa follia? Quali sono le sue ragioni?”. Più di tutto incombe su di noi la capacità di giudizio degli uomini nelle istituzioni. Quanto alle domande, temo che le risposte stiano nelle menzogne numero uno e due, tre, quattro e cinque.
La verità, la sola: un bimbo che non può chiamare “papà”, se non chi l’ha generato, se non chi è papà sul serio. La verità è che questo bambino si sarebbe salvato se solo avesse aderito alla finzione.
La verità l’ho letta nelle parole della figlia di una trans che è diventata uomo (ospite in quell’orrenda trasmissione di E. Ruggeri, “Il bivio”): nonostante la bambina avesse sorretto moralmente questa persona nel suo “cambiamento”, teneva a sottolineare che non l’avrebbe mai chiamata Enzo, ma Madre, Mamma, perché questa era.
La verità, sulla bocca dei bambini ai quali dell’outing e del DSM IV frega meno di zero.
Sempre più spesso l’impostura del Male viene rifiutata dagli adulti che hanno voce e che, in un modo o in un altro, del bambino hanno saputo mantenere l’acuta saggezza di chi non sa mentire, neppure quando gli viene insegnato a farlo. C’è dunque chi ancora resiste al sovvertimento del vero, nonostante gli accorgimenti siano stati tanti, nel corso dell’induzione al disorientamento progressivo dei più deboli o al rafforzamento dei più subdoli, quelli avvezzi alla bugia. Ci vogliono anni al Male per attecchire: nell’abisso non si sprofonda in un attimo, si toglie una zolla alla volta sotto i piedi dell’uomo: prima si fa la “rivoluzione culturale” (vietato vietare, etc.), una volta usciti dagli schemi si fa quella sessuale e, mentre tutti sono distratti poiché esaltati dagli avvoltolamenti in questa massa inestricabile di corpi, di ciccia, mutande e pudenda, si comincia a sottrarre agli uomini le etiche destituendole di fondamento, si mescolano bene le carte, e il gioco di prestigio inventa che c’è un sesso stereotipico di cui bisogna destrutturare la valenza, si inventa che c’è un cumulo di cellule umane, le quali non sono consacrate necessariamente allo sviluppo di un bambino, si inventa che la madre non deve essere necessariamente la moglie del padre o viceversa, si inventa che la normalità non è un concetto normale, avvitandosi e riavvitandosi.
E nella resistenza il debole per antonomasia, il bambino, si è dimostrato d’acciaio, a dispetto dei veri deboli, gli incoerenti, peraltro poco convincenti. Grazie a Dio tanti sono coloro che non si cibano di certe boiate confezionate con zelo, e se quelli che le propugnano non possono elargirvi un cazzotto o pestarvi a dovere fratturandovi qualcosa, come farebbe chiunque sottoposto alla frustrazione di non ottenere quanto desidera nella menzogna, allora forzano il diritto: una bella legge che metta tutti quieti, l’imposizione istituzionale di una menzogna in quella menzogna che è diventato ogni legalismo etico. Questo trucchetto messo in discussione però da giuristi raffinati, rischia di essere mandato a gambe all’aria quando qualcuno ne scopre le incongruenze, è per questo che il trucchetto si è perfezionato: garantirsi una nuova generazione di consenzienti (affidati, adottati o in vitro), che lo diventeranno con le buone o con le cattive.