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Di cultura & società con tanto di colonna sonora. Come a dire: canta che ti passa. (dopo avermi letto canticchierete tutto il giorno)

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odi et amo
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"Senza l’imperialismo del concetto, la musica avrebbe preso il posto della filosofia: sarebbe stato il paradiso dell’evidenza inesprimibile, un’epidemia di estasi." E. M. Cioran
"L'inferno è pieno di amanti della musica." G. B. Shaw
"Là dove si arresta il potere delle parole, comincia la musica." R. Wagner
"Disprezzo dal più profondo del cuore chi può con piacere marciare in rango e formazione dietro una musica." A. Einstein
"Il suono di una risata mi è sembrato sempre la musica più civile dell'universo." P. Ustinov
"C'è un famoso detto classico, ormai divenuto proverbiale, secondo cui l'uomo "che non ha musica in sé" o è un asceta o una bestia." Gandhi
"L'uomo è un essere che fa rumore, cattiva musica e lascia abbaiare il cane. Solo qualche rara volta sta zitto, ma allora è morto." K. Tucholsky
"Quando sei stato usato come strumento, non aspettare che finisca la canzone." S. J. Lec
"Si dovrebbe, almeno ogni giorno, ascoltare qualche canzone, leggere una bella poesia, vedere un bel quadro, e, se possibile, dire qualche parola ragionevole." W. Goethe
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domenica, 30 aprile 2006,ore 00:26

Your Own Personal Jesus

Che ciascuno abbia un Gesù privato si sa, e lo dicono tanto i Depeche Mode quanto Marilyn Manson, il quale ha ritenuto opportuno fare della canzone nel titolo una cover performata più con la faccia che con la voce. Tuttavia, i D.M. saranno a Imola il 16 giugno e a Roma il 17 luglio, pare che i biglietti siano già esauriti. Ringrazieranno la Divina Provvidenza?
Di documentazione consultabile riguardo questa “privatizzazione”, che non siano i Vangeli canonici, ce n’è davvero tanta, la discografia fa soltanto da colonna sonora e c’è spazio per chiunque voglia cantare la sua, sia per musici fricchettoni celebranti un Jesus Christ Superstar, sia per solitari rockettari padani che reclamano un minuto d’attenzione (Hai un momento Dio?); non ci facciamo mancare nemmeno il cantore dalle suggestioni cammellate dei cuccuruccuccù paloma in salsa sufi il quale, facendosi strada tra le sottane dei dervisci rotanti, salta su spazientito e Dio se lo va addirittura a cercare (E ti vengo a cercare).
Passando alle opere letterarie, Il Codice Da Vinci è un ottimo manuale fai-da-te della spiritualità che potrebbe fornirvi corposi spunti per un ritratto personalizzato; ogni guida pratica, solitamente, è un fortunato best-seller (così come lo è stato quella che dava consigli su come coltivare il vostro prato all’inglese), la cui unica pecca è non aver allegato graziosi gadget come il kit montabile della croce, ma che ha di buono, però, che fa fare a Gesù un bambino con la Maddalena e vi piazza questo scoop, manco a dirlo, come evidenza storica del vero Gesù coperta da una qualche cospirazione insolitamente vaticana. Prima di Dan Brown, molto prima, ci furono altri a pretendere di aver riconosciuto il Gesù vero. C’erano state le correnti gnostiche per esempio, che incredibilmente furoreggiano ancora, e tra una piazzata e l’altra per il riconoscimento della cristalloterapia da parte dalla medicina ufficiale, gli gnostici di oggi non ricordano affatto dei discendenti dei valentiniani, sono solo gli epigoni della new-age che tuttavia possono giurare sul Vangelo apocrifo di Tommaso (l’incredulo) che il Gesù gnostico è quello vero: uno scatenatissimo enfant terrible poi divenuto un pacato gran maestro dell’autodeterminazione. La seguente affermazione “il tuo cervello è usato solo al 2%”, potrebbe avere una paternità trascendente. Nei sacri testi gnostici di questo secolo è possibile reperire, accanto a una formidabile esegetica, dotte disquisizioni intorno ad Atlantide e Lemuria: lo sapevate che i Lemuri (sic!) conoscevano 300 consonanti e 50 vocali? (da Samael Aun Weor “Psicologia Rivoluzionaria”). Ovviamente si hanno notizie anche intorno a un Gesù hippie e antiautoritario che giudicava affinché non lo si giudicasse e che aveva una grande antipatia per la religione organizzata (mentre qui da noi ha avuto grande fortuna lo slogan “Cloro al Clero”, ai suoi tempi uno slogan parimenti potente come “Rabbia per i Rabbì”, purtroppo, era roba solo per minorati mentali). Eppoi Gesù era un pacifista democratico, raccomandava allegramente alla gente di pagare le tasse a Cesare, però era un vero radicale in materia economica, piuttosto che un conservatore dei costumi sessuali. Di certo contrastò il divorzio e l’adulterio, ma poi non salvò l’adultera dalla lapidazione? “Sei perdonata perché hai tanto amato”: questo spiega perché ogni ninfetta possa averlo preso in parola. Gesù è stato la guida che ha ispirato movimenti sorti contro ogni abolizionismo e quelli per i diritti civili, ma coloro che lo vogliono sponsor dei movimenti pro-life si attaccassero al tram, ché portava i sandali e aveva una discreta zazzera fluente, recitando Peace & Love era senz’altro più vicino a Bob Marley che a Bruno Dalla Piccola, altro che storie! Talvolta Gesù riesce persino simpatico agli ingessati business men: il Gesù dei cocktail party sicuramente trasformava l'acqua in vino giusto per mantenere briosa la serata. Ho letto da qualche parte che una certa campagna animalista d’oltreoceano ha cercato di convincere gli americani che l'Agnello di Dio non mangiava carne. Questo Gesù avrebbe potuto essere anche donna, nero o gay e, perché no, alieno. Quale di questi Gesù, e degli altri Gesù esistenti ma che è impossibile censire, è il Gesù reale? In un qualche senso tutti lo sono; Gesù come insegna Matrix può essere reinventato e in ogni tempo, persino in una prospettiva futura. Ma in un altro senso, nessuno di questi è il vero Gesù. Un vero enigma. Qualcosa di diverso e apparentemente più adeguato proviene dagli storici, nessuna canzone o pantomima: molti sono gli studiosi che hanno cercato il Gesù storico nello sforzo risolvere quell’enigma. Storicamente è stato accertato che fosse un ebreo realmente vissuto fra il 4 a.C.. e il 30 d.C., che pensava che la fine dell’umanità fosse prossima, che veniva considerato un guaritore, un miracolatore (un tipo comune nella cultura giudaica di allora, insomma), che usasse parabole per istruire intorno a Dio e all'etica, che Ponzio Pilato ne ordinò la crocifissione e che i suoi seguaci credettero risorto dai morti. E’ un Gesù al quale riesce a credere persino l’atea Margherita Hack! Infatti gli studiosi non possono certo rispondere alla domanda più pressante: era Gesù il figlio di Dio?
Io so solo che il Gesù storico non era senz’altro il Gesù che ispirò Paolo di Tarso, quel propagandista della nuova religione cristiana che non era mai venuto in contatto con il Gesù di Nazareth. Sulla via di Damasco, Paolo, incontrò il Gesù Risorto, il Gesù Vivente, il Cristo della fede. Quel Gesù che la maggior parte dei cristiani cerca di conoscere e comprendere.
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Fate qui il vostro test: siete un vero Hippie Jesus Freak? Le freak c'est chic.
 
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note
sabato, 22 aprile 2006,ore 18:32

Father and Son

Chi vede nel matrimonio omosessuale il sorgere e trionfare di una nuova illuminata famiglia dove l’amore si rifrange indescrivibilmente, molto di più che in quella ordinaria, obsoleta e mafiosa alla quale abbiamo devoluto tutti, e in ogni tempo, l’immeritato pizzo per essere stata il cardine dello sviluppo di ogni nucleo sociale (la Cupola della copula, qualcuno ha detto), ammiri il caso che segue (caso non troppo isolato, se non nell’esito, nei presupposti), è un classico e celestiale trionfo dell’amore. Questo Amore che include tutto lo scibile disumano e ogni raccapriccio, se non ogni capriccio per cui sufficit l’abbandono sentimental (quante Wanda Osiris!), un abbandono di cui ogni scimunito può parlare, sia che si tratti di una carezza fatta al gatto, di un’istituzionale mensa popolare, di un bambino piazzato in qualsiasi inferno, "basta che ci sia l’ammore" (l’ho letto e udito da tutti, bloggers e non, persino tra i miei commenti). Quale sia la verità dell’amore e nell’amore nessuno lo sa. Pilato, senza per altro ottenere risposta, chiese a Gesù cosa fosse la verità. Era sufficiente che osservasse la sua figura e nel contempo desse un’occhiata intorno: la verità è essenziale. La menzogna, invece, si vanta di edifici complessi, apologie, circonlocuzioni e soprattutto di correctness.
Un bambino di quattro anni muore dopo essere stato brutalmente assalito poiché si rifiutava di chiamare la compagna lesbica della madre “Papà”. La madre di Jandre (questo il nome del piccolo), Hanelie Botha (31), e la sua compagna Engeline de Nysschen (33) sono comparse davanti alla corte per rispondere di omicidio. La testimonianza di due commesse del negozio che le due lesbiche conducevano è stata cruciale, avendo assistito numerose volte ai pestaggi a danno del bambino che non chiamava Engeline "Daddy", e nel corso dei quali la madre si asteneva da qualsiasi intervento .
Frattura del cranio con danno cerebrale, fratture agli arti, al bacino e alla colonna vertebrale, sono i riscontri del traumatologo che equipara tali politraumi a una caduta da un palazzo. Le due compagne sostennero, persino col padre naturale a cui la corte aveva rifiutato l’affido del bambino, che il piccolo fosse scivolato in bagno.
Questo caso drammatico completamente ignorato dalla stampa italiana ufficiale, in altre faccende affacendata, nella sua essenzialità dimostra dove siano riposte le verità e le tante menzogne:
Menzogna numero uno: la correctness, dogma sociale giunto finanche in un Parlamento e radicato talmente bene, persino nella mente di una scema la cui spregevole logica sente legittimazione nell’imporla anche ai bambini, i quali in queste famiglie verranno educati a un pulito linguaggio ammaestrato, ancorché scalcagnato.
Menzogna numero due: la supposta conciliazione con la propria natura o snatura biologica, alla quale psichiatri, psicologi, assistenti sociali, fruttivendoli e fruitori del mezzo pubblico (detto volgarmente autobus), credono sulla parola, bastasse la parola. Sì, poiché c’è stato l’outing di sotto e di sopra, siamo stati sommersi da ogni Manifesto della gaytudine, c’è tutto il bla bla bla sientiffico e apopologetico, e quindi ci dobbiamo fidare. Allo stato dei fatti c’è una persona che si sente fuori posto, accusa il suo essere un pesce fuor d’acqua, ed ammazza un bambino, nonostante tutte le rassicurazioni e il credito che gli vengono da questa aberrata civiltà della bugia pietosa. Pietosa come la menzogna sulla normalità di una famiglia edificabile anche senza un uomo e una donna; come disse il filosofo del diritto Prof. Mercadante a proposito della rivendicazione della fecondazione in vitro per coppie lesbiche: Nato da una coppia, che non lo vuole in "natura", il minore riceve i benefici della "famiglia" cartacea senza che la tenerezza di una doppia paternità o maternità sani un difetto di natura, insidiosissimo e denso di incognite. Si rifiuta infatti la banalità, per non dire la volgarità animalesca, della procreazione con la mano sinistra e si fanno carte false con la destra per dare espressione macchinosa, talvolta solo per fini di trasmissione ereditaria, a un simulacro di normalità”.
Menzogna numero tre: l’Amore vero compete contro la solitudine di bambini abbandonati alla propria orrenda desolazione, concedere l’adozione o l’affido di questi bambini a queste “famiglie” nuove è opera meritoria, così come si fa con le altre famiglie. Delle percentuali allarmanti del fallimento adottivo tutti tacciono (alcuni le ignorano, dal momento che non se ne preoccupano affatto): i dati del 2003 dicono che i minori stranieri adottati e restituiti sono stati 164; 167, invece sono i minori restituiti nelle adozioni nazionali (dati Aipg). Se questo è amore è davvero raccapricciante, un amore che ha fatto un danno doppio, e l’ultimo è pure più efferato del primo. Le coppie omosessuali che hanno avuto in affido minori appartenenti alla coppia originaria o hanno adottato bambini non si sono certo votate all’amore indissolubile, divorzi e sentenze di affidamento (un altro!) pesano sui bambini adottati o affidati: oltre al danno le beffe.
Menzogna numero quattro: gli sbandierati diritti delle minoranze (minoranza di che, sessuale?), di tutta la congrega di avvocati e paladini per i diritti gay, che senz'altro si sarebbe scatenata furiosamente (magari l'ha anche fatto, nel nostro caso, per sollecitare l'affido) qualora un giudice avesse avuto preclusioni nell'affidare un figlio a una coppia omosessuale, la stessa congrega che oggi, dopo un esito di questa portata, si defila bisbigliando somessamente con un'atavica ignavia da far paura di responsabilità personale e penale, scrollandosi di dosso, con una facilità estrema, minoranze e il loro puntar di piedi. Tanto per ribadire il concetto che loro, noi, tutti, nessuno risponde mai di un qualche scempio; è tipico delle ideologie, mi suggeriva qualcuno, ed ecco ad esempio perché un Hitler riesce a risultare l'unico isolato e reale nazista mai esistito sulla faccia della terra. E tutti gli altri, i sodali del popolo, dico?
Menzogna numero cinque: i parallelismi con qualsiasi crimine. Perché questo è un crimine, è un assassino orrendo, va ricordato, e come in qualsiasi crimine il movente sta al delitto con un nesso di causa e effetto: qui non abbiamo davanti il patrigno cattivo che si mette in competizione con una figura paterna, abbiamo davanti la signora Engeline de Nysschen, signora all'anagrafe e per la biologia, ma la cui psiche entra in competizione con due entità: la figura maschile e paterna, scatenando una rabbia doppia e immane. Tutto questo sotto gli occhi di un bambino, e sotto i nostri, col benestare delle folle progressiste, disposte ad andare contro il linguaggio pur di mettersi una fetta di prosciutto sugli occhi: ehi, c'è una lesbica piena di conflitti irrisolti gratificata e garantita dalla società, alla quale è stato affidato un bambino!
Menzogna numero sei: la follia, il matto col botto c’è dappertutto... (si mormorerà sull’autobus o al baretto), così possiamo liquidare queste due disgraziate, senza scomodare le analisi, le problematiche, e soprattutto possiamo allontanarci a gambe levate dalle domande più urgenti: “perché c’è questa follia? Quali sono le sue ragioni?”. Più di tutto incombe su di noi la capacità di giudizio degli uomini nelle istituzioni. Quanto alle domande, temo che le risposte stiano nelle menzogne numero uno e due, tre, quattro e cinque.
La verità, la sola: un bimbo che non può chiamare “papà”, se non chi l’ha generato, se non chi è papà sul serio. La verità è che questo bambino si sarebbe salvato se solo avesse aderito alla finzione.
La verità l’ho letta nelle parole della figlia di una trans che è diventata uomo (ospite in quell’orrenda trasmissione di E. Ruggeri, “Il bivio”): nonostante la bambina avesse sorretto moralmente questa persona nel suo “cambiamento”, teneva a sottolineare che non l’avrebbe mai chiamata Enzo, ma Madre, Mamma, perché questa era.
La verità, sulla bocca dei bambini ai quali dell’outing e del DSM IV frega meno di zero.
Sempre più spesso l’impostura del Male viene rifiutata dagli adulti che hanno voce e che, in un modo o in un altro, del bambino hanno saputo mantenere l’acuta saggezza di chi non sa mentire, neppure quando gli viene insegnato a farlo. C’è dunque chi ancora resiste al sovvertimento del vero, nonostante gli accorgimenti siano stati tanti, nel corso dell’induzione al disorientamento progressivo dei più deboli o al rafforzamento dei più subdoli, quelli avvezzi alla bugia. Ci vogliono anni al Male per attecchire: nell’abisso non si sprofonda in un attimo, si toglie una zolla alla volta sotto i piedi dell’uomo: prima si fa la “rivoluzione culturale” (vietato vietare, etc.), una volta usciti dagli schemi si fa quella sessuale e, mentre tutti sono distratti poiché esaltati dagli avvoltolamenti in questa massa inestricabile di corpi, di ciccia, mutande e pudenda, si comincia a sottrarre agli uomini le etiche destituendole di fondamento, si mescolano bene le carte, e il gioco di prestigio inventa che c’è un sesso stereotipico di cui bisogna destrutturare la valenza, si inventa che c’è un cumulo di cellule umane, le quali non sono consacrate necessariamente allo sviluppo di un bambino, si inventa che la madre non deve essere necessariamente la moglie del padre o viceversa, si inventa che la normalità non è un concetto normale, avvitandosi e riavvitandosi.
E nella resistenza il debole per antonomasia, il bambino, si è dimostrato d’acciaio, a dispetto dei veri deboli, gli incoerenti, peraltro poco convincenti. Grazie a Dio tanti sono coloro che non si cibano di certe boiate confezionate con zelo, e se quelli che le propugnano non possono elargirvi un cazzotto o pestarvi a dovere fratturandovi qualcosa, come farebbe chiunque sottoposto alla frustrazione di non ottenere quanto desidera nella menzogna, allora forzano il diritto: una bella legge che metta tutti quieti, l’imposizione istituzionale di una menzogna in quella menzogna che è diventato ogni legalismo etico. Questo trucchetto messo in discussione però da giuristi raffinati, rischia di essere mandato a gambe all’aria quando qualcuno ne scopre le incongruenze, è per questo che il trucchetto si è perfezionato: garantirsi una nuova generazione di consenzienti (affidati, adottati o in vitro), che lo diventeranno con le buone o con le cattive.
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note
lunedì, 17 aprile 2006,ore 18:23

¿Y Tú Qué Has Hecho?

Tu cosa ne farai? Dice la canzone. Io dell'irrinunciabile buona battaglia ne farò qualcosa di più decoroso. Sono le battaglie in patria che non farò mai più, lo ribadisco, dal momento che non c'è unità di intenti. Sottopongo quindi il seguente appello a chi, come me, non appartiene alla schiera di quelli che l'aborto non lo praticherebbero mai, ma che non possono impedirlo agli altri. Quelli che si barcamenano, insomma, e che professano la teoria del piede in due scarpe; beh, qualcuno li ha definiti strepitosamente e meglio di me. Io li ho mollati, staranno più larghi. Astenersi perditempo, quindi (e detto in questa circostanza risulta un'ovvietà), il tempo lo occupassero a mettersi in contatto coi loro neuroni.

Petizione contro la legalizzazione dell'aborto in Colombia

In America Latina l'aborto é legalizzato solo a Cuba. In tutti gli altri paesi, assolutamente refrattari ad uccidere i bambini non nati, la pressione perchè la pratica abortista venga inserita nella legislazione dei singoli Stati, viene esercitata in modo massiccio dall'esterno, ed in particolare dall'ONU.
Nel 2004 l'Uruguay é riuscito a bocciare la legalizzazione dell'aborto per soli tre voti. Nel 2005 è stato il turno del Brasile dove, anche se il 97% del popolo è contrario alla legalizzazione dell'aborto, il governo del Presidente Luiz Inácio Lula da Silva si era impegnato con le Nazione Unite a rimuovere tutte le restrizioni legali alla pratica dell'aborto durante tutti i nove mesi della gravidanza, dal concepimento fino al momento della nascita, il provvedimento è stato provvisoriamente sospeso a causa delle elezioni che avranno luogo nella seconda metà dell'anno in corso.
Nei prossimi giorni l'aborto potrà diventare legale in Colombia attraverso una manovra realizzata da decine di organizzazioni internazionali presso la Corte Costituzionale Colombiana affinché essa dichiari l'incostituzionalità di tutti gli articoli del Codice Penale che penalizzano qualsiasi tipo di aborto, facendo in modo che l'aborto diventi legale in tutti i nove mesi della gravidanza, esattamente come dovrebbe avvenire in Brasile. In Colombia, secondo un'indagine demoscopica, l'86,6% dei cittadini sono
contro la legalizzazione dell'aborto.
Dal 1975 ad oggi sono stati presentati, discussi e bocciati nel Congresso Colombiano cinque progetti per legalizzare l'aborto. Non riuscendo a legalizzare l'aborto attraverso il libero dibattito in Congresso è nato nel 2005 il progetto dell'ente non governamtivo Women's Link Worldwide, il cui obiettivo è mettere in discussione la costituzionalità delle leggi che penalizzano l'aborto nell'ordinamento giuridico colombiano.
Il progetto, in realtà, non è nato nel 2005. È stato architettato da più di dieci anni e da quell'epoca vi sta lavorando meticolosamente una rete di enti internazionali, finanziati dalle Fondazioni Rockefeller, MacArthur, Packard, Ford, Merck e tante altre, il cui obiettivo è quello di legalizzare l'aborto non solo in Colombia, ma anche in tutta l'America Latina. Il progetto Colombia é un progetto che sarà in seguito utilizzato in tutti i paesi del continente, ed é il più complesso e audace attacco contro la dignità della vita umana realizzato in Sud America.
La copertura giuridica di quest'offensiva contro la vita é garantita dal Comitato per i Diritti Umani dell'ONU che esige, dalla metà degli anni 90, da parte di tutti i paesi dell'America Latina la legalizzazione dell'aborto in base al Trattato Internazionale dei Diritti Civili e Politici, firmato dai paesi membri dell'ONU nel dicembre 1966 e in vigore dal marzo 1976. La maggior parte, o meglio, quasi tutti i sistemi politici latino americani ignorano completamente questa disposizione. Sulla complessa storia che sta a monte di questa offensiva e sui suoi protagonisti, tutti ubicati nel Nord America, metteremo a disposizione prossimamente un corposo ed esaustivo dossier.
Anche la Conferenza Episcopale Colombiana si é mobilitata ed ha redatto
questo documento. Ricordiamo che pochi giorni fa, lo scorso 2 aprile, le organizzazioni cattoliche hanno organizzato a Bogotà una manifestazione-pellegrinaggio in cui un milione di persone sono sfilate dietro la statua del Bambino Gesù per difendere la vita, e che 35 mila bambini hanno inviato una lettera ai membri della Corte Costituzionale per dissuadere i suoi membri dal mettere in atto la legalizzazione dell'aborto. Le organizzazioni pro vita colombiane hanno lanciato a loro volta questo appello che non ha bisogno di ulteriori commenti:
"Il futuro, non solo della Colombia, ma di tutta l'America Latina é in gioco. Ciò che si inizia come una piccola eccezione alla fine diventerà un gigantesco precipizio che aprirà lo spazio per mali ancora maggiori che ci aspettano. Come é a tutti chiaro, la pressione internazionale per legalizzare l'aborto é costante e crudele in tutta L'America Latina. Chiediamo l'aiuto dei popoli di tutto il mondo che comprendono il valore della vita perché si uniscano a noi in favore della vita".
Anche noi possiamo partecipare attivamente a questa battaglia scrivendo ai membri della Corte Costituzionale, inviando una mail, anche in italiano, a:
Membri della Corte Costituzionale Boliviana

appello via labuonabattaglia
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categoria : solidarietà



note
sabato, 15 aprile 2006,ore 04:30

(Oh Lord, please) Don't let me be misunderstood

Su sollecitazione di Bernardo, ho dato un'occhiata all'intervista a Samuel Gregg (che qui di seguito potete leggere tradotta), che fa riferimento all'enciclica di Benedetto XVI con la quale, tra le altre cose, esorta la Chiesa a dissociarsi da ogni ideologia. Una Chiesa che tuttavia realisticamente deve muoversi all'interno dei contesti sociali e politici, tenendo saldi i riferimenti dottrinali. Questa interessante intervista costituisce un'analisi molto utile per chi ritiene che il Papa possa aver scritto un'enciclica "socialdemocratica", secondo la visione improbabile di G. Tonini e O. Giannino. In alcuni passaggi l'enciclica pare abbracciare la filosofia sociale di Alexis de Tocqueville, ma non si esime dal criticare, e giustamente, i meccanismi immorali del libero mercato. Leggere con un occhio attento almeno l'enciclica (!) permetterebbe a tante persone di scoprire dove originino taluni convincimenti sul ruolo sociale della Chiesa. Buona lettura.
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L'influenza di Tocqueville in Deus Caritas Est
 
"[ Benedetto XVI ] sostiene, analogamente a Tocqueville, che le democrazie non siano in grado di sostentarsi senza un’ampia aderenza alle convinzioni etiche comuni".
 
La filosofia sociale di un francese del IXX secolo, Alexis de Tocqueville, potrebbe aver influenzato il pensiero di Benedetto XVI e ispirato parti della sua enciclica, "Deus Caritas Est." Così afferma Samuel Gregg, direttore del Centro di Ricerche Accademiche presso l'Istituto Acton per gli studi sulla Religione e la Libertà. Gregg condivide insieme a ZENIT gli ammonimenti contenuti nell’enciclica contro la tentazione dello Stato di trasformarsi in una burocrazia onnicomprensiva, che è l’immagine di ciò che Tocqueville ha definito "dispotismo soft."
Q: Chi era Alexis de Tocqueville? Perché il suo pensiero è notevole?
Gregg: Il Conte Alexis de Tocqueville è forse uno dei filosofi sociali più importanti della modernità. Nacque nel 1805 in una delle più antiche famiglie aristocratiche della Francia e maturò all'ombra della rivoluzione francese – una rivoluzione, vorrei aggiungere, che ghigliottinava molti dei suoi militanti. Nonostante ciò, Tocqueville affermò che non si stesse profilando nessun ritorno all’ancien régime. Eppure venne turbato dalla ferocia della violenza scaturita dalla rivoluzione, particolarmente di quella contro la Chiesa Cattolica. Paradossalmente, sebbene Tocqueville fosse un cattolico praticante, sappiamo dal suo epistolario che lottò con la fede per tutta la vita. Tuttavia ciò che Tocqueville non indagò, fu il ruolo chiave della Cristianità nella creazione e per il sostegno di quelle società che aspirano, come scrisse Giovanni Paolo il Grande, ad essere sia libere che virtuose. In termini di opere, Tocqueville è più famoso per essere l'autore de "La Democrazia in America," un testo che molti considerano in assoluto l’analisi più definitiva sulla promessa democratica e sfide relative. L’opera è molto circostanziata e parte dalle osservazioni fatte da Tocqueville durante la sua visita negli Stati Uniti nel 1831 e 1832, che visitò in lungo e in largo. Ne "La Democrazia in America" è particolarmente acuto quando descrive il ruolo della cristianità nella fondazione della giovane repubblica americana, nel porre le basi dei principi morali fondamentali che contribuirono a impedire a questa società libera - con l'eccezione evidente e terribile della schiavitù - di degenerare in un’anarchia sulla quale è così facile istaurare le dittature.
Q: Perché pensa che Tocqueville abbia influenzato il pensiero di Benedetto XVI e, in particolare, "Deus Caritas Est"?
Gregg: La Città di Dio di Sant’Agostino fu la riflessione di fondo di Tocqueville e Benedetto XVI non ha mai nascosto l'influenza profonda che ha avuto Sant’Agostino nel suo operato. Ci sono state già diverse occasioni, antecedenti la sua elezione a Pontefice, in cui Joseph Ratzinger ha accennato alla sua ammirazione per il pensiero di Tocqueville. In un discorso del 1992, per esempio, Ratzinger ancora cardinale ha descritto Tocqueville come "un grande pensatore politico " e ha riferito che “La Democrazia in America di Tocqueville ha avuto su di me una grande influenza." Egli sostiene, analogamente a Tocqueville, che le democrazie non siano in grado di sostentarsi senza un’ampia aderenza alle “convinzioni etiche comuni” che, nel caso dell'America, veniva assicurata dalla Cristianità. Per quanto concerne "Deus Caritas Est", a mio avviso un'influenza tocquevillana può essere riscontrata soprattutto al paragrafo 28. Qui, Papa Benedetto, sottolinea quanto di folle ci sia nel dare facoltà allo Stato di assorbire tutta l'attività sociale facendo sì che esso si trasformi in un'amministrazione burocratica onnicomprensiva incapace di individuare i bisogni morali e spirituali più profondi delle persone. Ne "La Democrazia in America," Tocqueville suggerisce che sono le democrazie ad essere particolarmente inclini a questa vocazione, potendo sviluppare le caratteristiche del cosiddetto dispotismo soft. Questo dispotismo, trattato da Tocqueville, è qualcosa con cui lo stato democratico lentamente ma palesemente soffoca tutte le iniziative private e spontanee che sorgono in seno alle libere associazioni che si identificano nella "società civile" - associazioni che sono, in molte circostanze, molto più efficaci delle amministrazioni nel risolvere le problematiche delle persone.
Q: Come viene chiarita in "Deus Caritas Est" la distinzione tra le opere collettive di carità e umanitarie della Chiesa, dai meri servizi sociali?
Gregg: "Deus Caritas Est" spiega chiaramente come la carità cristiana debba indirizzare tutta la persona umana e non solo i nostri bisogni materiali se deve contraddistinguersi come “cristiana”. L’opera di carità della Chiesa, spiega l’enciclica, insegna inoltre che l’anelito alla giustizia è sempre inadeguato se non è accompagnato dall’amore. Schierarsi a favore di vasti progetti governativi o per il controllo statale dell’erogazione di assistenza sociale (welfare) non attenuerà, per esempio, il dolore connesso con l’assenza di fede, la dipendenza da droghe e altre forme di comportamento autodistruttivo. Queste problematiche richiedono un'assistenza individuale continuativa, una dedizione che grava pesantemente sulla nostra decisione di amare concretamente il bisognoso. Sotto questa luce, non dovremmo essere sorpresi se l’enciclica è molto critica nei confronti di coloro che sostengono che la povertà può risolversi semplicemente creando le strutture sociali adeguate. Coloro che pensano in questo modo, sostiene Benedetto, sono caduti nella più grande bugia materialista secondo cui l’uomo vive di solo pane e, in questa visione, non sono differenti dai marxisti. Questo tipo di pensiero nega, enuncia l’enciclica, ciò che ci rende dichiaratamente umani - la nostra dimensione morale e spirituale e soprattutto la nostra esigenza d’amore. La giustizia è importante. È senz’altro una virtù. Ma non può sostituirsi all’amore cristiano.
Q: Chiarito ciò che l’enciclica sostiene relativamente all'importanza delle opere fatta dalle istituzioni caritatevoli e da ciascuno nello specifico, lei vede l’enciclica come una chiamata per i cristiani affinché si accresca il loro sforzo nell’aiutare il povero?
Gregg: A certi livelli, Benedetto XVI, sta certamente chiedendo ai cristiani di fare di più per aiutare i bisognosi. Ognuno di noi può fare sempre di più. Ma la sfida reale proposta ai cristiani nell’enciclica è di garantire che l’opera caritatevole dei cristiani rimanga cristiana, senza doversene vergognare. Ciò significa, e qui è posta l’accento dell’enciclica, che non si deve permettere che questa si sviluppi come mero attivismo politico. La politica, per i cattolici, in definitiva concerne il bene comune, ma non può comprende tutto il bene comune, e ognuno di noi sa quanto l'attività politica abbia procurato enormi danni al bene comune. Un’altra sfida individuata e connessa con "Deus Caritas Est" è la tentazione perpetua alla secolarizzazione dell’opera cristiana nel merito e nel metodo. Ecco perché Papa Benedetto enfatizza il fatto che i Cristiani nella carità devono essere "testimoni credibili in Cristo." Ad un livello pratico, questo accento posto sull’essere manifestamente cristiani significa che i Cristiani nella carità non possono comportarsi contraddittoriamente rispetto alla Verità rivelata da Gesù Cristo e impartita al mondo dalla sua Chiesa. Negli ambienti fortemente secolarizzati con forti aspettative secolari, quest’ultima rappresenta una sfida quotidiana per i cattolici, essa è una croce che non dovremmo mai spaventarci di abbracciare.
Q: Dal momento che la Chiesa risponde alla richiesta di Papa Benedetto XVI a una maggiore e profonda consapevolezza della dimensione pubblica degli sforzi umanitari della Chiesa, quali sono i suggerimenti pratici per l'applicazione del principio del sussidiarietà?
Gregg: Per i cattolici, il principio di sussidiarietà è radicato nelle convinzioni della Chiesa - e, vorrei anche far notare, nel diritto naturale – in quanto, se dobbiamo migliorare come gli esseri umani dovrebbero fare allora dobbiamo poter efettuare libere scelte per la Verità e comportarci di conseguenza. E’ in questo senso che ciascuno può acquisire letteralmente la padronanza di sé, o quella che San Paolo definisce la libertà a cui i cristiani sono chiamati, che riflette la possibilità di vivere secondo verità attraverso la fede e le buone ragioni. La sussidiarietà ci guida, aiutando il prossimo, a raggiungere questo scopo, ma senza appropriarsi letteralmente delle vite di coloro che stiamo tentando di aiutare. Appropriarsi della vita di un altro significa esercitare un dispotismo dai tratti gentili sulle persone le quali, come chiunque altro, sono invitate a impiegare al meglio delle loro abilità e l’innata capacità di attuare una scelta libera e razionale per il bene e contro il male. E il dispotismo soft non sostituisce la comunità, la quale a tutti gli effetti si sta disumanizzando profondamente. Una proposta pratica in seguito a quanto detto potrebbe consistere nel considerare quale dei vari progetti di carità cristiana è conforme alla funzione di sussidiarietà, identificando e riformando i progetti che non lo sono. Un’altra proposta, forse più provocatoria, è domandarsi se nelle proprie opere di carità si è eccessivamente fiduciosi nelle istituzioni. Le istituzioni non solo condizionano frequentemente l’attività umanitaria cristiana in relazione alla qualità dell’aiuto fornito al bisognoso ma, e non è un mistero, certe istituzioni intervengono sempre più con limitazioni – condizioni che in alcuni contesti iper-secolari spesso richiedono, a chi usufruisce di queste, di comportarsi in senso diametralmente opposto agli insegnamenti morali della Chiesa. E una volta che si intraprende quel percorso, la nostra capacità di testimoniare Cristo è compromessa.
 
Trad. a cura di Ruby
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martedì, 11 aprile 2006,ore 04:59

WITH A LITTLE HELP FROM MY FRIENDS

Sono piuttosto sportiva, direi atletica: vittorie, sconfitte o pareggi m'importano poco, solo che davo troppe cose per scontate: per esempio, un inedito guizzo coraggioso; per esempio il fatto che io, per come sono sotto un profilo spirituale e morale*, non avrei avuto un solo dubbio davanti alla scelta tra un bambino e una pagnotta.  e passi per il liberismo che può non piacere a tutti, passi per il premier per cui posso arrivare finanche a comprendere tutte le perplessità sul suo conto, passi tutto, ma per chi vuole farmi credere di aver salvato e messo al sicuro capra e cavoli da un'altra parte, penso che invece riscuoterà solo i suoi trenta denari (sooo sweet!), la giusta retribuzione per un piazzista dei valori; e si tratterà davvero di spiccioli, lo sanno tutti che la cassa piange, e piange da 40 anni e non da 5. Questo ai propri compagni di squadra va detto. Punto.

Intanto RnP ha già fatto sapere che ora farà i conti della serva con l'Unione, per ciò che vi serve in casa.

Ah, dopo quelli ai seggi fatevi togliere anche i crocifissi al collo, altrimenti vi tolgono il saluto.

*Faccio parte di quel 50% che "crede nella difesa della vita, crede nell’amore fra uomo e donna aperto alla procreazione, crede in una concezione dell’uomo che non riduca l’essere umano a strumento della scienza o a cancro dell’ambiente o a puro consumatore oppure ancora alla sola sessualità, crede alla libertà, dignità suprema della persona, in tutte le sue declinazioni, a cominciare dalla libertà religiosa e dalla libertà di educazione: ad ogni cittadino (religioso o laico) sia permesso di proporre a tutti i livelli della vita pubblica il suo credo senza limitazioni, compatibilmente con i principi che fondano la storia e la tradizione del popolo italiano, crede alla carità basata sulla società che non sia annullata o limitata dall’azione dello Stato". S'indovini la fonte.

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