Another day in Paradise
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Questi sono giorni in cui il PC è uno spaventoso calorifero quindi me ne sono stata in selva a la verzura a leggere belle poesie... Ieri che era un po' più ventilato, ho armeggiato su google per cercare (pensa te!) notizie circa i legami tra Gadda e la destra. Improvvisamente mi cade l'occhio su questo link...
Ve ne consiglio la lettura caldamente (sorry, accenderete il condizionatore) perché riporta il buon Gravagnuolo (L’Unità, 20 giugno), e c’è da ammazzarsi dalle risate! Il piccolo mondo antico di certi residuati agricoli, per cui la destra evoca pavlovianamente il balilla, tutto radunato in un articolo.
Qui di seguito ho fatto all’amico un po' di editing (ha una scrittura pessima, fatta di periodi smozzicati che paiono zolle smosse con la zappa).
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Ciò che emerge infatti dalla «sceneggiatura» delle intercettazioni di Vittorio Emanuele e del portavoce di Fini, è una cultura ben precisa e con matrici inconfondibili: l’eterna cultura da tinello della sinistra italica, sviluppatasi sul pianerottolo fino alla portineria. Già, perché è lì la matrice di un certo modo di intendere la vita. Le relazioni, le gerarchie, lo scambio di favori (ignobile, però vissuto come ovvio e naturale); prassi che affonda le radici prima nell’Italietta truffaldina e borbonica, che favorisce gli amici e gli amici degli amici, poi nell’Italiaccia sinistra e giovanilistica sessantottina che oggi occupa saldamente i posti di potere. Anzi, vi è abbarbicata. E’ qualcosa che gli storici dovrebbero studiare per capire il vero vissuto del regime di massa: il potere che veste lo zinale sporco di pummaruola. E il potere che da sempre ha la sinistra, è quello che mescolò plebeismo rurale, ceti bassi e ambizioni da piccolo vascio, in una miscela mortifera grazie alla quale la giovane prole bassoceto - militarizzata e lanciata alla conquista del futuro – ha potuto scrollarsi di dosso le inibizioni dei padri cattolici per misurarsi nella prova del «fottere» il prossimo, per meglio comandare come «meglio gioventù».
Insomma, una magra culturetta che in sostanza è triviale spartizione della torta salmodiando peace&love col ghigno; persino il sesso si spartisce dalle loro parti, è da comune, come insegna Verdone in Un sacco bello [“la spada de focooo!!!”], viene spartito persino in officina, col caporeparto sindacalista che fa la mano morta, con l’occhio del languido vitello, eternato da Solenghi in Metalmeccanico e parrucchiera in un turbine etc., nel grazioso spaccato della Wertmuller. Sì perché alla ninfetta sciampista non piace solo il rolex e il mercedes der bottegaro dei Parioli, piace soprattutto il potere, e non guarda certo che faccia abbia il potente, gradisce persino quello da tinello. La cultura del tinello, è quella della poesiola sgangherata per il Silvio, la stessa che gira da decenni, che ormai ha le gambe tanto gira da sola; quella dei comici goffi, arruffati e monotematici, dei registi statalisti che per i loro filmacci chiedono per legge l’obolo paesano, dei registi televisivi belleciao cantori di “Contessa” nella tivvù del nemico, che fanno i guardoni degli amorazzi di “Amici” della compagnia teatrante De Filippi, con le pischelle emule delle zoccolette di nonèlarai. E’ il pianerottolo dei prodi che rosicano come sguattere per l’orologio costoso dell’ex premier (ancora il premier, sempre il premier). E insiste l’onda lunga di questa cultura da tinello, da portinaia gastroenterica che s’abboffa di salsiccia e piadina, la cultura da «boiardo-bassoceto», quello che si è inserito nei circuiti culturali buoni sempre per i liga-buoi e jovanotti der sociale, o nell’editoria asfittica dei vetusti feudatari che si autopremiano a turno ai grand prix letterari italioti. Cultura di sinistra Arci, Italiana, inconfondibile, tra baroni, ruffiani e faccendieri.
Il sesso... il sesso poi è di una pena e pietà, pure per loro. Loro che si fanno santi, poeti e intercettanti. Ma qui non serve intercettare, basta sentirci bene quando parlano i professori festanti (ex ministri due governi fa, ora neosenatori): “Ma quanto si tromba all’Università!!!”, e i capistruttura Rai come quel Gian. Mi. che disse alla Sv. Sa., la quale lo implorava di trasferire il suo programmuccio in prima serata: “... ma piantala, ficcati in testa che tu sei solo la guest star del mio c****!”. Sottili, sì, anzi sguscianti direi, per lo scarso spessore, come i nuovi intellettuali pseudo pedo-porno-soft, quelli per cui il sesso è normale anche coi bambini. Gratta gratta, di lì vien fuori al naturale lo spirito animale di sempre dell’Arcitutto, che ha ceppo borbonico, feudale: lo spirito animale che poi ha ereditato e ben appreso il popolare che oggi si dà un tono; e quello là persino alle cimici nel materasso è avvezzo, e quindi non gliele rifili mica, foss’anche nel telefono o nello sciaquone! Quello, il contadino arguto (grazie anche all’aiuto), sa sempre dove andare a setacciare.