Caro Amico ti scrivo, così ti distraggo un po’. E siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Dal momento che non mi hai affatto intesa, sarò più chiara, dato che all’occhio ti sono saltati giusto gli epiteti che lancio, fornendoti l’occasione per darti una calibrata, e dato che credi persino che da te io m’aspettassi un’assordante lancio d’agenzia sull’udienza papale.
I concetti di “Reciprocità e libertà religiosa”, tuttavia, mancano da sempre dai tuoi (vostri?) post -al di là delle attuali affermazioni pontificie- almeno tanto quanto dai discorsi di Imam e affini. Non so se ciò si configura come un filoislamismo di una qualche specie (delle accuse che ti fanno via e-mail, io non ho né colpa né pena), ma è evidente però che il tuo sguardo sull’Islam è un po’ guercio. Stranamente, sul resto del mondo sembri vederci benissimo.
Delle cazzabbubbole della conquista islamica che dicono si stia consumando in Occidente non mi interesso proprio, in queste contese mi rifiuto di cimentarmi; fondamentalmente in talune inequivocabili contingenze trovo sia essenziale ribadire il concetto di RECIPROCITA’, che riassume brillantemente l’essenza del dialogo franco, la libertà poi è contestuale. Di questo è fatto il dialogo, di reciproco riconoscimento: Università arabe che studino approfonditamente il cristianesimo, per esempio; qui di cattedre di islamistica, di curiosità, di sano interesse per l’altro siamo pieni.
Poi: no che non sei chiamato a nessuna crociata: né qui né altrove io ne ho mai bandita una, e se ritieni di poter inferire cose che non ho mai scritto o detto fai un grosso errore; tra l’altro rivendico l’autonomia del mio pensiero che non coincide con quello dei miei commentatori, se è questo che ti turba o ti suggerisce determinate convinzioni.
Non sei cattocomunista? Non sei clericofascista? Che ti importa allora?
Nutri un grande fastidio per i calderoni, e fai benissimo. Ti dirò: anch’io, tanto che ti senti trascinato in chissà quale battaglia antislamica che nessuno conduce. Non so gli altri, ma io non ne ho in corso nessuna.
L’unica battaglia che ho in corso (se così si può chiamare) è per la Verità. E la verità passa per la libertà, indiscutibilmente, e, che tu lo voglia o no, anche per il suo fraintendimento. Non potremmo distinguere la Verità se non ci consentissimo uno sguardo sulla menzogna. Tratteggi la Libertà come se essa fosse la Bestia apocalittica, e a tratti mi accusi mettendomi in guardia dalle farneticazioni liberali, ingenerosamente per altro, quando ho speso parte del poco tempo che mi ritrovo a sbeffeggiare e a indicare, anche con questa tastiera, le menzogne e le schiavitù meschine della libertà (ho un blog per testimone). La libertà non è la Bestia, ma ciò che di bestiale commette l’uomo in suo nome è da rimarcare.
Malgrado questa ovvietà, ti ostini, terrorizzato, a tenere a bada quella che tu credi essere la Bestia, e con sommo imbarazzo (e un po’ di raccapriccio) scorgo tra le tue parole e quelle di altri il sogno sottile del dominio della fede sulla libertà (come dimostra, a mio parere, anche l’interpretazione politica che dai del katechon della lettera ai Tessalonicesi), quella libertà bestiale, pornolatrica e oscena che comporta le aberrazioni del nostro tempo, e che a tuo avviso dovrebbe essere conculcata da un presunto difensore dell’ordine morale tout court, senza tanto discettare (e questo per un cristiano è grave). Si è deboli, certo, nel sentirsi circondati da qualcuno, vuoi che sia l’islamico, vuoi che sia il pornolatrico libertino, debole è chiunque conduce una guerra contro qualcosa o qualcuno. Fantasmi che si incarnano, materializzazioni, e ognuno ha le sue che si tiene ben stretto.
Io ho letto di cosa sono fatti i tuoi fantasmi che cavalcano la tua Bestia e l’essenza della battaglia che conduci contro di loro, ma non mi sogno di linkare nulla, né qui né altrove: mi limito a non accettarlo, anzi a rifiutarlo energicamente e con assoluta convinzione, perché questo, in buona sostanza, sembra coincidere inequivocabilmente con un modello reale, qualcosa che c’è già: si chiama Islam, e in certe posizioni scorgo la pericolosa ambiguità di alcuni cristiani tanto accondiscendenti con la teocrazia quanto duri, invece, con la democrazia. Ne vuoi un esempio? Franco Cardini. Illustre medioevalista – su questo non ci piove - si definisce cattolico di destra con simpatie di sinistra per quanto riguarda lo stato sociale. In altre parole e senza troppi minuetti perbenistici, quella che io definisco la forma mentis del clericofascista. Ebbene, Cardini, al quale mi pare vadano le simpatie di molti, non è solo un fervente sostenitore delle balle complottistiche sull’11 settembre ma anche uno dei portavoce più autorevoli di quella vena antidemocratica e antiamericana che in Italia (e altrove) unisce i nostalgici dei totalitarismi sconfitti. Sarà un caso ma Cardini è un accanito filoislamico. Contrariamente a quello che affermi sulla mostruosità dell'aver mostri, qui sembra che ognuno si strattoni i suoi, e chi guarda l'islamismo in tralice non è più mostruoso di Cardini.
Che dirti? Ognuno può simpatizzare con chi vuole, ma i cristiani che flirtano con le ragioni dei totalitarismi e delle teocrazie non mi piacciono, mi sembrano dei moralisti nostalgici, che vorrebbero confondere i piani fino a far coincidere il peccato col reato. Proprio l’obbrobrio al quale Cristo si è sottratto, invitando il mondo a fare altrettanto, facendo cadere le pietre dalle mani degli ottusi e guarendo di Sabato. Perché la fede deve raggiungere l’uomo e non attuare un governo dell’uomo sull’uomo. L’ordine morale va perseguito nella libertà della verità che si svela nell’essenza delle cose e persino la menzogna partecipa a questa rivelazione. E non è il bastone, la legge o la prigione che la smaschererà mai.
Ma tu di questo non parli, ti ribelli solo all’idea che io ti abbia fatto il ritrattino col turbante.
Per me la Fede non è dominio, ma dono, scelta e offerta di sé.
Questo è stato il testamento di Cristo, non me lo sono inventato io di sana pianta.

Il Papa, nell’udienza alla quale hanno partecipato 22 paesi islamici e le organizzazioni musulmane italiane, le ha cantate chiare, come solo un uomo cristianamente mite, e che abbia ancora in animo la voglia di dialogare con i sordi, può fare (richieste indifferibili, però, condivise all’unanimità da tutto il mondo libero, ché “quelli” saranno pure sordi, ma noi ci sentiamo benissimo):
Perché a questi “amici” riesce difficile pronunciare la parola “libertà” (che riassume anche il concetto di reciprocità)?
L’Islam è una teocrazia arcigna che sovrappone il diritto alla legge morale confessionale: essendo di Dio, per ogni credente, il primato sulla morale, l’integralismo confessionale pensa bene di sostituirsi a Dio stesso, in una sorta di pantomima assolutistica che nel medesimo tempo lo sconfessa e lo nega.
Se infatti Dio fosse un’entità dispotica, avrebbe forse bisogno di certi tirapiedi in terra? Non porrebbe forse le sue schiere angeliche ai quattro angoli del mondo a fustigare i “disobbedienti”?
Ha forse bisogno di una mano terrena che autoritariamente metta fine ad ogni iniquità?
Non risiede forse Dio nel cuore dell’uomo e non nella norma o nell’ordinamento sociale? A me questo Dio-don Rodrigo che si affida ai suoi bravi per recapitare messaggi minacciosi all’umanità disobbediente pare proprio inverosimile. E soprattutto grottesco.
Per entrambi i nostri amici di cui sopra, però, la libertà dell’uomo (accantoniamo pure il libero arbitrio che è faccenda intricata) è un abominio che, come per un riflesso pavloviano, evoca lo spettro liberista e liberal-massone (possinoammazzallo!). Nello specifico, per i cattocomunisti l’Islam rappresenta la riscossa del diseredato, che lungi dall’essere un uomo libero, quanto meno anela a liberarsi dall’occidentalità aberrata dal denaro (sterco di satana!), trascurando il fatto che il denaro permette sovente al diseredato di vivere in case anziché in baracche (e il diseredato, a dispetto dei suoi paladini di casa nostra, lo sa benissimo, visto che viene in occidente apposta e non per farsi un’ardimentosa gita in canotto al termine della quale ritrovare nella sua nuova patria l’avita baracca). Anche per i clericofascisti l’Islam rappresenta il riscatto sociale (in fin dei conti Mussolini era socialista oltre che populista, ostile per principio alle demoplutocrazie), ma costoro vengono sedotti anche da un’altra, non secondaria circostanza: il clericofascista butta un occhio benevolo alla dimensione moralistica, più che morale, di questa religione. Con l’esempio islamico, "pussano via" non solo i liberali (brutti figli di una protestante!), ma anche i libertari con tutti i libertini al seguito (che il diavolo se li porti!).
Piuttosto che stabilire con l’Occidente e con le indubbie aberrazioni occidentali del concetto di libertà (sicuramente in gran parte travisato) un rapporto critico e dialettico a partire, però, dal riconoscimento dei valori comuni, costoro trovano opportuno dialogare in una sorta di flirt vendicativo e bamboccio (gli eredi dei totalitarismi sconfitti devono ancora cavarsi il sassolino nella scarpa, in qualche modo) con chi della libertà fa scempio, ma non secondo l’esempio del Papa, disposto da uomo libero a essere addirittura frainteso, al quale anzi rivolgono l’invito “statti zitto, Papa, ché quelli s’incazzano”, ma con un dialogo servile e interessato, qual è quello che si può instaurare con l’arrogante e il prevaricatore, lo stesso dialogo in definitiva, nelle modalità, che il Sadduceo (l’amicone furbo del Fariseo), al quale l’uomo libero per eccellenza e affrancato dal letteralismo religioso – il Cristo – stava non poco sulle scatole, preferiva instaurare con l’intransigente, potente e superba Roma.
Agraba – Aladino ha ritrovato il suo Genio della lampada: è olandese (e come ti sbagli? dopo l’eutanasia del malato ecco quella della democrazia) e cristiano: Piet Hein Donner.
“E' chiaro che se due terzi degli olandesi vogliono introdurre la sharia, ciò deve essere possibile. Come impedire ciò in modo legale? Sarebbe scandaloso dire "è impossibile". E' la maggioranza che conta. Ecco l'essenza della democrazia''.
Ma questi cristiani qua, anzi questi geniali democristiani, chi ce li ha mandati?
Gli strumenti in difesa della democrazia sono, per logica, antidemocratici (un esempio lo abbiamo con la XII disposizione transitoria della Costituzione Italiana, che vieta di ricostituire il partito fascista e che proprio i paladini dell'Islam hanno sempre richiesto di trasformare in disposizione definitiva).
Insomma, che dire, che fare, davanti a questi cervelli all'ammasso? Qui urge mandare qualche confuso mentecatto, con la mente sconvolta e butterata a crateri come la superficie lunare, a farsi f... friggere. Indi, molto democraticamente, andrebbe allontanato dal consesso dei civili e dei raziocinanti e definitivamente internato in una casa di cura.
Dar-al-Salame - Ad Alì Babà e ai quaranta ladroni non è piaciuta la lectio papale-papale, e a tutti i vari amici in caffettano è venuto un inusitato (soprattutto mai visto) travaso di bile (foto dell'ira funesta): la clamorosa ignoranza del Papa sul Corano, che è intriso di sante parole di pace in bella evidenza e scritte a caratteri cubitali, è... clamorosa.