QUELLO CHE LE DONNE NON DICONO
Pare che il prossimo 14 gennaio, Milano diventerà l’epicentro di un nuovo (si fa per dire, visto che l’età media delle convenute è a occhio e croce di 60 anni) pensiero femminista. Nuovo ovviamente perché ha in serbo per tutti noi novità inenarrabili. Io, però, cercherò di raccontarvele, perché sono culturalmente attratta dall’ineffabile. Sembrava che il femminismo fosse passato di moda, e invece no: ricordate sempre di non buttare mai nulla, perché le vostre giacche con le spalline imbottite degli anni ’80 prima o poi torneranno a furoreggiare, così come è accaduto per i pantaloni a zampa d’elefante, rendendovi delle vegliarde bacucche ma assai trendy agli occhi delle vostre incredule nipoti. Ed ecco che, infatti, i cimiteri degli anni ’60 e ’70 scoperchiano le loro tombe per generare questo
Sabba della rigenerazione ideologica che, non potendo più prescindere dall’uso contemporaneo del
calendario veliniano (subentrato d’imperio ai troppo maschilisti giuliano e gregoriano), punta ormai a superare le obsolete questioni di genere, numero e caso per puntare con decisione al concetto universale, che tanti problemi addusse ai filosofi ma non evidentemente alle suffragette. Ed ecco che la donna, smessi i panni dell’identità, diviene portatrice (se sana non si sa) di una visione del mondo onnicomprensiva e, soprattutto, inusitata.
All’alba del fatidico 14 gennaio prenderà vita l’iniziativa "Usciamo dal silenzio" (confidiamo in orari tali da evitare il reato di disturbo alla quiete pubblica) in forma di corteo e manifestazione. Quali sono i temi innovativi che le nuove femministe propongono alla nostra distrazione? La difesa della legge 194 e della laicità dello Stato.
Ah! Non me l’aspettavo, come Massimo Ranieri quando perdeva l’amore. Sì tanta innovazione mi coglie alla sprovvista. Mi sarei aspettata, chessò, una raccolta di firme per la depilazione total body a carico del servizio sanitario nazionale oppure un convegno contro la discriminazione della donna dalla caviglia massiccia. Ma no. Non è cosa. Devo accontentarmi della 194 e della laicità di stato (poiché quella “dello stato” mi pare troppo poco autoritaria). In epoca di travestiti osannati come modelli universali della nuova sessualità, il travestitismo delle idee appare come auspicabile variante del metodo cartesiano.
La vera novità è che alle due manifestazioni nazionali del 14 gennaio ("Tutti in pacs", che si terrà a Roma in piazza Farnese – suggerisco una capatina nell’adiacente Piazza Campo de’ Fiori per la prostrazione rituale davanti al caro estinto Bruno Giordano - e, appunto, "Usciamo dal silenzio" che si terrà a Milano da Piazza Duca d'Aosta a Piazza del Duomo) interverranno anche gli uomini. Ovviamente solo se di buona volontà, cioè non degli squallidi decerebrati incapaci di condividere temi capitali come la libertà e la responsabilità di donne e uomini (mai dire “uomini e donne”, perché qui il prodotto cambia e la matematica è un’opinione) sul terreno della sessualità, della procreazione e delle relazioni. Questo nuovo e straordinario movimento si pone l’obiettivo di dialogare e segnare un “significativo momento di mobilitazione comune tra il movimento delle donne, quello gay, lesbico, bisessuale, transessuale e chiunque abbia a cuore le libertà civili”. Mi chiedo perché tra coloro che hanno a cuore le libertà civili vengano colpevolmente trascurati gli scambisti, i trisessuali, gli ermafroditi, i magnaccia, le maitresse, i pornodivi, gli amanuensi (autonomia operaia!), i priapisti impenitenti, gli adoratori del dildo, i flagellanti (nella doppia variante con o senza latex), i centauri, i fauni con ninfe, ninfette e ninfomani, unicorni e, last but not least, anche i cornuti, meglio se guardoni.
Ecco perché i temi del "nuovo femminismo" possono dirsi, secondo gli ideologi (ideatori sarebbe troppo poco) delle manifestazioni, “portatori di un'universalità diversa”. Universalità diversa? Un concetto agghiacciante. Che significa? Perché non “contingenza identica”? O una “singolarità convergente”? Il dubbio è che sia stata scelta questa definizione per mettere le mani avanti, visto il parterre delle intellettuali che sostengono l’iniziativa: universalità quindi, ma diversa, non si sa mai. Ecco infatti, siore e siori, le attrazioni della serata. Sono con noi: Ottavia Piccolo (nelle botti piccole c’è il vino buono, se non se lo sono già bevuto), Lella Costa (una voce per l’acqua San Benedetto, praticamente un gargarismo umano), Natalia Aspesi (unica giornalista a essere passata dalla “Notte” al “Giorno”, prima di approdare al crepuscolo di “Repubblica”), Luciana Littizzetto (da teorica del Ravanello Pallido a paladina del Finocchio Languido), Margherita Hack (dalle stalle alle stelle, sfuggendo al dentista), Marina Massironi (tre uomini e una tomba, della recitazione), Mariangela Melato (travolta dal solito destino...) e Ornella Vanoni (domani è un altro giorno: vista l’età è più che altro un augurio). Insomma, un gruppo di sostegno che andrebbe sostenuto con adeguati ponteggi e impalcature, protesi e ortesi. Dicono che alla manifestazione non dovrebbero partecipare i partiti (essendo partiti), di sicuro non se ne vedranno le sigle (chissà com’è un partito in incognito?): la donna del terzo millennio è totalmente emancipata, persino dalla polemica politica. Sì, lei è così: balla da sola.
Ho il dubbio che invece sia una sòla che ci rifila la solita balla.