Lullaby
Tutti, questa sera, abbiamo messo a nanna i nostri pupetti: impanati in una nuvola di borotalco i piccoli, addormentati con una fiaba o un racconto i più grandi. Proprio in quel momento così esclusivo ci siamo sentiti concretamente i loro perenni custodi che confidano per di più nel supporto sia delle schiere angeliche, sia della società intera... e così andiamo a lavare i piatti o a guardare la tv convinti che una superpotenza composita stia vegliando su di loro e la loro beata infanzia.
Spesso ignoriamo che ci sia una nutrita combriccola che veglia altrimenti, direi anzi che spasima nell’attesa che noi ritiriamo gli ormeggi dall’approdo che ci impegna moralmente nei pressi dello sviluppo psico-affettivo dei nostri ragazzi.
Diamo per scontato ci siano leggi che impediscano alle torme bestiali di dire o di fare, e così ci addormentiamo tra due guanciali pure noi.
Andando al sodo, il sito dell’associazione pedofila danese (DPA) gemellato con l’Italia e linkato in spirito polemico da Bernardo gode invece di ottima salute informatica (Don Fortunato permettendo), anzi, se provenite dal link presente in un post nel suo blog, siccome hanno già intuito la vostra turbata intenzione (cessi ma non fessi), indispettiti da tale indiscrezione carica di malafede nei loro confronti, provvederanno nel giro di poco tempo a nukkarvi (neologismo che sta per bombardamento informatico) spegnendovi il computer (la ronda del piacere comporta anche la ronda del piccì).
A sufficienza veni, vidi, intellexi: per capire occorre conoscere, bastano anche 15 minuti. Nessun turbamento, quindi, può far seguito alle porte in faccia sbattute da queste sgradevoli figure antropomorfe, anzi, si può esserne solo lieti.
Il nocciolo delle farneticanti argomentazioni di questi viziosi consta di due affermazioni fondamentali: 1) dove non c’è violenza non c’è reato sessuale se non nell’ambito di una giurisprudenza “pedofilofobica” intrisa di pregiudizi giudaico-cristiani; 2) i nazisti usarono lo stesso metodo contro gli ebrei: li trattarono da criminali basandosi, però, su leggi che loro stessi avevano prodotto, non su un’oggettività.
Avete compreso bene chi sono i carnefici di questi abbrutiti?
Il parallelo con gli ebrei, poi, è davvero una sozza enormità.
La qualità logica di questi argomenti è naturalmente scarsissima con vertici di rozzezza smodati. Al primo si può obiettare evidenziando la triviale cultura giuridica di questa gente: ridurre il reato sessuale a una generica definizione di “stupro” significa non sapere che nel diritto la casistica ha un rilievo assoluto e che, quindi, enunciare un principio senza modularne in concreto l’applicazione ai singoli casi significa sostanzialmente non produrre una norma ma una sorta di generico “comandamento” privo, tra l’altro, dell’autorevolezza divina. Detto chiaramente: un adulto consenziente non è un bambino consenziente. Il diverso grado di consapevolezza che quel consenso implica è tanto oggettivo quanto determinante e, quindi, per stuprare un bambino non serve usare la violenza, basta saper utilizzare la malizia, la seduzione, l’inganno. Il secondo argomento è addirittura più meschino. Questi pedofili si paragonano per giunta agli ebrei, prima criminalizzati e quindi perseguitati: il metodo, dicono, è lo stesso. Bisognerebbe far loro notare che, in linea di principio, lo stesso ragionamento potrebbero farlo mafiosi, assassini, ladri, tutti prima criminalizzati e quindi coerentemente perseguiti. E’ fin troppo evidente che si tratta di un maldestro artificio retorico il quale può facilmente fare presa solo in coloro il cui cranio presenta all’interno rari grumi di materiale organico.
Il punto vero è: essere ebrei ed essere pedofili è la stessa cosa? Naturalmente no, e la dignità di un popolo come quello israelita basterebbe a spedire tale guano nell’oblio. Tra l’altro l’inusitato e grossolano ragionamento può essere agevolmente rovesciato contro questi disgraziati: proprio l’assenza del riconoscimento di una superiore legge morale, di un limite invalicabile quale fondamento del concetto stesso di civiltà, è infatti ciò che ha consentito ai nazisti di perseguitare gli ebrei, ai quali, però, i pedofili si sentono oggi accomunati in virtù dell’esatto contrario, ovvero di un rigore etico che la società e il diritto contrappongono ai giochi sofistici della retorica. E’ proprio il caso di dire che se di solito il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, stavolta si è anche limitato a un dozzinale tegamino.
Tale sito però è la dimostrazione lampante che, purtroppo, tutto è argomentabile, tutto può essere impacchettato retoricamente e imbellettato di etiche razionali: difatti il sito danese (agevolmente tradotto in italiano) consta di innumeri pagine contenenti documenti propagandistici, a carattere scientifico, statistico, apologetico corredati dalle turpi narrazioni di decine di casi in cui the abduction (per dirla con la fantascienza) avviene ad opera dell’infante. Già, se lui lo tocca, per tutta risposta l’osceno omuncolo più avanti negli anni, gli fa il ri-tocco, gli fa. Che pena e pietà.
Non si fanno, al solito, mancare nulla (come te sbagli?): il vittimismo, il panegirico sulla normalità, l’Ellade e la Roma dei fasti, le lettere di solidarietà dei fan che hanno nel mondo, anatemi e lezioni morali per tutti, persino per gli omosessuali dei quali denunciano le pressioni politiche che hanno prodotto la legittimazione della loro “normalità” lasciando i pedofili soli: dei veri Giuda, insomma, anche per via della NAMBLA liquidata dall’ILGA, dopo un sodalizio decennale, allorquando quest’ultima si vide minacciare l’embargo economico dall’ONU fintanto che l’internazionale gay non avesse congedato “quelli là”. Tra quelle pagine web, inoltre, non temono affatto di fare la liaison dangereuse tra pedofilia e omosessualità, e riportano una statistica che dice che ¾ di loro lo sono. Dulcis in fundo, pare che sia già invalso tra alcuni valenti psichiatri (e non lesinano sui nomi) l’uso di non definire tutti i pedofili propriamente “pazienti psichiatrici”: la pedofilia è una conclamata parafilia solo se questa determina intimamente una penosa inquietudine, quindi (ta-da!) presto coloro in sintonia col proprio ego potranno ottenere i loro bravi distinguo sul famoso DSM (V, the revenge) atteso entro il 2010.
Si può fare? Certo, perché tutto è possibile dire.