CHAIN OF FOOLS

Se la democrazia, lo spirito di libertà che la anima, genera i mediocri vignettari europei che eccitati dall’ideologia confondono appunto la libertà con il bieco moto volontaristico, ciò non toglie che tra ciò che democraticamente si può fare figura senz'altro la possibilità di costituire associazioni di eterogenei cialtroni democratici, come ad esempio l’
UAAR (un insignificante acronimo che in sostanza è quello che è: un urlo belluino). La paccottiglia di cui
qui cialtroneggiano gli associati,
evoluti corifei di una razionalità dai tratti sguaiati, ovviamente di razionale non ha nulla, non fosse altro perché ogni scritto che mi è capitato di leggere è funestato da evidente e dozzinale ignoranza (chain of fools) e da quella sciatteria tra le più abissali, come in
questo articolo frutto della più mediocre tradizione anticlericale.
In questo saggio di analfabetismo, i cui oggetti di scherno sono il Salmo 139 e il Papa, si pretende di dipingere quest’ultimo come un furbo manipolatore ideologico delle scritture, in riferimento agli avvenimenti politici degli ultimi tempi.
Al povero Tal de’ Tali (appassionato egittologo e tolkienologo), che ha fatto questa disamina, vorrei solo rivolgere parole compassionevoli: chi non ha idea di ciò di cui sta parlando, chi non studia, non legge, non ha curiosità e stimoli intellettuali tali da dar luogo a un minimo di capacità critica, mette la sua ignoranza al servizio di altri incolti, e diviene strumento (megafono? amplificatore?) dell’ignoranza stessa; la dignità intellettuale di chiunque si faccia strumentalizzare è risaputa.
Ordunque:
Papa Ratzinger non è l’autore di alcuna sostituzione dell’aggettivo “informe” con il sostantivo “embrione” al verso 16 del Salmo 139, semmai il Papa legge una versione dei Salmi molto bella, filologicamente accurata, redatta da Mons. Ravasi, dove tuttavia l’interpretazione del lemma semitico golmì
טז גָּלְמִי, רָאוּ עֵינֶיךָ, וְעַל-סִפְרְךָ, כֻּלָּם
(scritto
GLM, la cui radice è
gelem) nel testo ebraico è già stata fatta in senso embriologico dalle antiche scuole rabbiniche: tale esegesi la troviamo infatti nelle
Midrash Rabbah che risalgono dal IV sec. a.C al 1550 ca, ed è un’interpretazione tuttora attuale e molto cara alle correnti scuole
rabbiniche. Non mi stupisce che in tali antichi testi si potesse disquisire in modo tanto mirabile dell’embrione nonostante le poche conoscenze; è stupefacente invece che in questo secolo, che ha visto sorgere pletore di appassionati novelli embriologi in virtù di un referendum, non si sappia distinguere un ovulo o uno spermatozoo dall’embrione stesso.
Tuttavia, tornando al tapino, egli ha avuto l’acume di attingere a ciascuna italica versione della Bibbia per farci notare l’arbitrio del Papa ma, nonostante tutti quei tomi sul tavolino, non è stato nemmeno in grado di comprendere perché ci sia un’anomalia nella numerazione dei salmi. Purtroppo persino un celenterato può osservare (c’è scritto in tutte le Bibbie) che ciò origina dal Salmo 10 poiché nei testi ebraici viene visto come canto distinto dal 9 al contrario della versione dei Settanta e della Volgata secondo cui quest’ultimo è un salmo unico. Lo sventurato invece si limita a un giullaresco “ne hanno soppresso uno???”, un lazzo che immagino abbia fatto ridere solo il gran visir di tutti i razionalisti: Piergiorgio Odifreddi.
L’indagine sul Salmo 139, da parte der bibblista de’ noaltri, non va oltre il verso 16: “Ancora informe [embrione] mi hanno visto i tuoi occhi/ e tutto era scritto nel tuo libro;/ i miei giorni erano fissati,/quando ancora non ne esisteva uno.”, difatti il “nostro” si imbizzarrisce assai poiché non si capacita di tale “forzatura” embriologica... anche se persino in italiano "embrione" ha un significato estensibile alle idee, ai progetti nei loro abbozzi iniziali. Ma se solo avesse letto il Salmo almeno a partire dal suo verso 13, ché i midrashim o gli esegeti in effetti mi paiono pure strumenti di comprensione inusitati, lo sventurato si sarebbe reso conto che il salmista parla della gestazione di sua madre e del prodigio della creazione dell’uomo a partire da adamitiche memorie (difatti nel Talmud, Adamo costituisce l’uomo in embrione): invece maliziosamente non l’ha fatto, ci mancherebbe, altrimenti tutta questa goffa maldicenza dell’arbitrio sarebbe andata a carte e quarantotto.
Aggiungo infine che la parola gelem, che in ebraico definisce la materia grezza, la materia non formata, e che viene usata per la prima volta addirittura da Davide nel Salmo in questione per descrivere quella sostanza che esclusivamente Dio è in grado di plasmare, soltanto più tardi acquisisce un’accezione diversa: da questa parola deriva anche Golem, termine che descrive il famoso fantoccio che si aggirava nei pressi di Praga (a Vilna), il goffo automa creato dagli uomini.
Nella sua accezione deleteria magico-animista, la variante praghese del Golem, descrive a pennello la natura di certi eroi dell’UAAR: un pupazzo, un arnese degli uomini, che viene chiamato all’attività non appena altri gli inseriscono nella bocca “parole” di cui non sa nulla, eppur non tace.