Berlino, 1 settembre 1939
Il Reichsleiter Bouhler ed il dottor Brandt sono incaricati di estendere l’autorità dei medici, che dovranno essere indicati nominativamente, affinché ad ammalati che secondo il più scrupoloso giudizio siano da considerarsi affetti da un male incurabile venga data una morte misericordiosa.
Adolf Hitler
Questa è una nota firmata da Hitler per Philip Bouhler e Karl Brandt che, nel 1939, venne trasformata in un decreto che poneva in essere le linee guida e i protocolli per il progetto eugenetico nazista esteso indifferentemente all’adulto come al bambino. La seduzione che esercitò, sui funzionari e scienziati del regime nazista, una pubblicazione apparsa intorno agli anni ’20 a Lipsia e partorita dalle menti di Binding e Hoche (Die Freigabe der Vernichtung lebenunswerten Lebens, ovvero “Consentire di mettere fine alle vite che non valgono la pena di essere vissute”), continua ancora oggi: di fondo tale letteratura per numerosi individui costituisce un best-seller.
Scrivere oggi nel dissenso, per mettere un freno allo spirito criminale che anima la cultura della rimozione collettiva della sofferenza e della malattia, lascia il tempo che trova a fronte degli assurdi argomenti retorici di cui si imbottisce la carità pelosa di alcuni che mi è capitato di leggere recentemente intorno al dibattito sorto a proposito del
protocollo di Groningen di cui hanno ampiamente parlato lucidi liberali (taluni persino libertari!) come
Watergate,
Harry,
Robinik, sull’ondata dell'affermazione del ministro Giovanardi relativamente alla
radice nazista di certe pratiche mediche e che secondo alcuni costiuirebbe una bestemmia del tutto infondata.
Quando il termine “nazista” viene usato ai fini di un accostamento storico e ideologico, immediatamente si scatenano le canee di cupi individui, non tanto perché il paragone appaia inusitato, ma perché -a ragion veduta- ai sostenitori dell’eugenetica moderna i panni dell’alto funzionario del Reich, con tanto di divisa grigia, cappello, mostrine e rude accento teutonico, stanno stretti. Già, tutto troppo riduttivo.
Dunque ad alcuni poco importa che l’abito faccia o non faccia il monaco, però se si escludono una certa prosopopea e le divise, fondamentalmente oggi ci troviamo davanti a quelle stesse creature ferine.
Estensione del socialdarwinismo, l’eugenetica, ha catturato l’immaginazione dei molti che contemplavano, e ancora oggi contemplano, l’idea di dotare l’umanità di un pool genetico perfetto, i quali si affaccendarono parecchio per metterla in pratica e ancora oggi ci provano. Memorie provenienti dal secolo scorso staranno sempre a ricordare, malgrado i neofiti del nitore cromosomico, come il pregiudizio può piegare con violenza la scienza ai fini dell’avallo di una dottrina dai tratti razzisti in salsa salutista. Il popolo che sostiene lo slogan di “libertà di ricerca scientifica”, si straccia le vesti p. es. quando numerosi scienziati si pronunciano a favore di una connotazione patologica del disturbo identitario, relativamente all’omosessualità e che per altro trova solidi riscontri, che non contempla minimamente la soppressione coatta di chicchessia ma il ridimensionamento di una cultura illogica e paradossale: pur tuttavia lo schizofrenico dello spot sociale con modalità del tutto contraddittorie non ci tiene per nulla ad occuparsi dell’umanità malata e corre ad armare la mano dello scientista di siringhe venefiche; è incredibile, poi, come al paladino del diverso e della minoranza risulti invisa quella minoranza sofferente, in misura notevole, dalle prospettive diverse di vita diversamente e maledettamente ingombranti.
Solo nel XIX secolo, era ampiamente diffusa la credenza, grazie anche a una grossolana raccolta dati, che le differenze razziali fossero correlate con le dimensioni del cervello, del cranio e quindi connesse con l'intelligenza, c’è da dire che persino gli standard scientifici all’inizio del XX secolo riconoscevano che gli assertori di tali perle di saggezza fossero degli studiosi rispettabili, un po’ come oggi vorrebbero farci credere di essere il signor
Singer (che reclama a gran voce l’importazione del protocollo di Groningen in America) e
Verhagen l’olandese volante (poiché vola come un avvoltoio), nonché quella loro sfegatata sostenitrice che mi è capitato disgraziatamente di leggere, la quale, secondo il più ortodosso italian-style del “
lei non sa chi sono io” (e chissene!), ci rivela che essendo lei un medico, la plebe è inutile che mormori ché è meglio lasciar fare a chi ha le carte in regola per occuparsi di scienza.
Come se un titolo accademico fosse credenziale e garanzia morale... eccerto, se ci fidiamo della competenza dei cerusici relativamente alla colecisti o alla piorrea, perché mai non dovremmo affidarci a loro per il discernimento del bene dal male?
Ecco, questi supposti sacerdoti del nulla, frivoli esegeti del sacro testo Robbins-Cotran-Kumar, a me danno il voltastomaco: in passato non hanno solo fallito in seguito a errori metodologici, come quello dei frenologi del XIX secolo che si dilettavano a misurarvi il cranio per attestare la vostra inferiorità razziale, ma per la loro incapacità di riconoscere quanto i loro pregiudizi abbiano inquinato le premesse degli interrogativi che si ponevano ed alterato le conclusioni, si prevede quindi che oggi vogliano fallire e altrettanto drammaticamente. L’eugenetica nazista usò la scienza per avanzare la filosofia, oggi tornata in auge, intorno alla vita "indegna di essere vissuta", o più brutalmente la teoria dei "mangiatori inutili", e il progresso di un'ideologia di questo tipo scatta solo se essa viene ampiamente accettata, soprattutto scientificamente.
L'igiene razziale tedesca riuscì a imporre alla società la visione radicale di un'utopia biologico-sociale perché il clima politico della Repubblica di Weimar fornì un habitat ospitale ai maniaci della pulizia, così come oggi il terreno di coltura di costoro è l’autodeterminazione e la libera coscienza, che allo stato delle cose risulta essere solo libera da alcuna responsabilità. E’ il Potere poi, che manco a dirlo, di tale utopia ne aveva permesso l’implementazione nella società. Basta in seguito attendere che crollino le resistenze e il gioco è fatto.
Credete fondamentalmente che i nazisti abbiano commesso degli arbitri? Nossignore: il programma eugenetico e razziale fu attuato quando il regime nazista, intorno agli anni ’30, cominciò a stendere un numero enorme di leggi e regolamentazioni. La società scientifica tedesca, con questa parvenza di legalismo democratico finì per sincronizzarsi rapidamente con l'ideologia nazista e gli scienziati che vi si opponevano, così come quelli con precedenti di qualsivoglia dissidenza, venivano liquidati in un modo o in un altro: isolare studiosi o sottrarre qualche cattedra è una sgambata. Si comprende dunque come la retorica contraria alla logica e all’etica abbia bisogno di un legalismo forzoso per reggersi meglio che sulle stampelle dialettiche sulle quali procede arrancando: oggi un bel disegno di legge che apra le porte ai protocolli “terapeutici” di certi assassini, darebbe alla cosa un tocco di formalismo in grado, agli occhi dello stolto del diritto, di avallarne l’attendibilità.
Ricordiamoci che gli ebrei e i gitani, durante il nazismo, non erano gli obiettivi immediati, cari miei: per l’eliminazione degli ebrei, una compagine cospicua del popolo tedesco, è servito un esiguo numero di anni. La sterilizzazione degli handicappati, invece, era cominciata molto presto, quasi agli esordi del regime e nel 1934, per esempio, già veniva imposta in 62.463 casi. Nel 1939, la fase della sterilizzazione era in via di conclusione, mentre la fase degli assassinii era appena cominciata. Questo sistema di cose, al fine di raggiungere l’obiettivo mortale, dipendeva dalla cooperazione dei burocrati, dei medici, delle infermiere e del personale tutto, che ingannò i parenti, ai quali venivano fornite fumisterie intorno a cure e ricerche praticate sui loro cari che invece erano già stati assassinati per il risparmio finanziario del governo. Molti medici erano ansiosi di usare i cadaveri per il loro addestramento ed avanzare la loro condizione economica e professionale; le eutanasizzazioni fungevano da laboratorio per "il progresso della scienza." Chi mai può sorprendersi del fatto che Mengele usasse Auschwitz come laboratorio di ricerca? Un significativo ruolo in tutto questo l’ha avuto il cosiddetto progetto T4, che era la copertura per tutti gli assassini già in atto e patrocinati dal Reich. La fondazione benefica per il trasporto dei pazienti (una sorta di ambulanza), conosciuta come "Gekrat", era anch’essa una copertura del T4, la quale muoveva i famosi bus grigi che conducevano al trattamento speciale i pazienti; Gekrat era soltanto uno degli orpelli caritatevoli per il funzionamento di questo meccanismo eutanasizzante, per di più la sua esistenza tranquillizzava i parenti e raccoglieva fondi per la "cura" dei pazienti che invece erano già stati uccisi. Nell’ottica nazista tradizionale, il livello burocratico era imponente e caratterizzato da grande meticolosità, il linguaggio usato per queste operazioni era naturalmente, e necessariamente, eufemistico.
Infatti i protocolli “terapeutici” esistevano anche allora, così come le linee guida e tutto un vocabolario pelosamente caritatevole, come testimoniano i reperti audio del ministro della propaganda J. Goebbles, tutta la documentazione rinvenuta, nonché la stessa lettera del fuhrer, il quale scrive “morte misericordiosa” (Gnadentod), scrive pure di prudenza auspicando un giudizio medico scrupoloso, e non si esprime affatto con un rozzo “Schau ihn an... possino ammazzalli!”, comprendete? Oggi non esiste un fuhrer, e i tempi non richiedono necessariamente di averne uno... Nonostante il linguaggio felpato, la realtà fu la seguente: quando le problematiche nell’uccisione degli adulti handicappati necessitarono di mezzi più efficienti che quelli richiesti per i bambini (come i narcotici e l'inedia), la camera a gas costituì un’invenzione straordinaria e, in molti casi, essa fu organizzata all’interno degli stessi complessi ospedalieri. Questa invenzione unica e sviluppata affinché non allarmasse le vittime ignare, uccideva in catena di montaggio, era il centro mortale istituzionalizzato che la Germania nazista lasciò come testamento al mondo intero, i cui eredi, oggi, di tale sepolcro si prendono la briga di imbiancarne le pareti.