Blogger: rubytuesday

Di cultura & società con tanto di colonna sonora. Come a dire: canta che ti passa. (dopo avermi letto canticchierete tutto il giorno)

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sabato, 15 aprile 2006,ore 04:30

(Oh Lord, please) Don't let me be misunderstood

Su sollecitazione di Bernardo, ho dato un'occhiata all'intervista a Samuel Gregg (che qui di seguito potete leggere tradotta), che fa riferimento all'enciclica di Benedetto XVI con la quale, tra le altre cose, esorta la Chiesa a dissociarsi da ogni ideologia. Una Chiesa che tuttavia realisticamente deve muoversi all'interno dei contesti sociali e politici, tenendo saldi i riferimenti dottrinali. Questa interessante intervista costituisce un'analisi molto utile per chi ritiene che il Papa possa aver scritto un'enciclica "socialdemocratica", secondo la visione improbabile di G. Tonini e O. Giannino. In alcuni passaggi l'enciclica pare abbracciare la filosofia sociale di Alexis de Tocqueville, ma non si esime dal criticare, e giustamente, i meccanismi immorali del libero mercato. Leggere con un occhio attento almeno l'enciclica (!) permetterebbe a tante persone di scoprire dove originino taluni convincimenti sul ruolo sociale della Chiesa. Buona lettura.
-
L'influenza di Tocqueville in Deus Caritas Est
 
"[ Benedetto XVI ] sostiene, analogamente a Tocqueville, che le democrazie non siano in grado di sostentarsi senza un’ampia aderenza alle convinzioni etiche comuni".
 
La filosofia sociale di un francese del IXX secolo, Alexis de Tocqueville, potrebbe aver influenzato il pensiero di Benedetto XVI e ispirato parti della sua enciclica, "Deus Caritas Est." Così afferma Samuel Gregg, direttore del Centro di Ricerche Accademiche presso l'Istituto Acton per gli studi sulla Religione e la Libertà. Gregg condivide insieme a ZENIT gli ammonimenti contenuti nell’enciclica contro la tentazione dello Stato di trasformarsi in una burocrazia onnicomprensiva, che è l’immagine di ciò che Tocqueville ha definito "dispotismo soft."
Q: Chi era Alexis de Tocqueville? Perché il suo pensiero è notevole?
Gregg: Il Conte Alexis de Tocqueville è forse uno dei filosofi sociali più importanti della modernità. Nacque nel 1805 in una delle più antiche famiglie aristocratiche della Francia e maturò all'ombra della rivoluzione francese – una rivoluzione, vorrei aggiungere, che ghigliottinava molti dei suoi militanti. Nonostante ciò, Tocqueville affermò che non si stesse profilando nessun ritorno all’ancien régime. Eppure venne turbato dalla ferocia della violenza scaturita dalla rivoluzione, particolarmente di quella contro la Chiesa Cattolica. Paradossalmente, sebbene Tocqueville fosse un cattolico praticante, sappiamo dal suo epistolario che lottò con la fede per tutta la vita. Tuttavia ciò che Tocqueville non indagò, fu il ruolo chiave della Cristianità nella creazione e per il sostegno di quelle società che aspirano, come scrisse Giovanni Paolo il Grande, ad essere sia libere che virtuose. In termini di opere, Tocqueville è più famoso per essere l'autore de "La Democrazia in America," un testo che molti considerano in assoluto l’analisi più definitiva sulla promessa democratica e sfide relative. L’opera è molto circostanziata e parte dalle osservazioni fatte da Tocqueville durante la sua visita negli Stati Uniti nel 1831 e 1832, che visitò in lungo e in largo. Ne "La Democrazia in America" è particolarmente acuto quando descrive il ruolo della cristianità nella fondazione della giovane repubblica americana, nel porre le basi dei principi morali fondamentali che contribuirono a impedire a questa società libera - con l'eccezione evidente e terribile della schiavitù - di degenerare in un’anarchia sulla quale è così facile istaurare le dittature.
Q: Perché pensa che Tocqueville abbia influenzato il pensiero di Benedetto XVI e, in particolare, "Deus Caritas Est"?
Gregg: La Città di Dio di Sant’Agostino fu la riflessione di fondo di Tocqueville e Benedetto XVI non ha mai nascosto l'influenza profonda che ha avuto Sant’Agostino nel suo operato. Ci sono state già diverse occasioni, antecedenti la sua elezione a Pontefice, in cui Joseph Ratzinger ha accennato alla sua ammirazione per il pensiero di Tocqueville. In un discorso del 1992, per esempio, Ratzinger ancora cardinale ha descritto Tocqueville come "un grande pensatore politico " e ha riferito che “La Democrazia in America di Tocqueville ha avuto su di me una grande influenza." Egli sostiene, analogamente a Tocqueville, che le democrazie non siano in grado di sostentarsi senza un’ampia aderenza alle “convinzioni etiche comuni” che, nel caso dell'America, veniva assicurata dalla Cristianità. Per quanto concerne "Deus Caritas Est", a mio avviso un'influenza tocquevillana può essere riscontrata soprattutto al paragrafo 28. Qui, Papa Benedetto, sottolinea quanto di folle ci sia nel dare facoltà allo Stato di assorbire tutta l'attività sociale facendo sì che esso si trasformi in un'amministrazione burocratica onnicomprensiva incapace di individuare i bisogni morali e spirituali più profondi delle persone. Ne "La Democrazia in America," Tocqueville suggerisce che sono le democrazie ad essere particolarmente inclini a questa vocazione, potendo sviluppare le caratteristiche del cosiddetto dispotismo soft. Questo dispotismo, trattato da Tocqueville, è qualcosa con cui lo stato democratico lentamente ma palesemente soffoca tutte le iniziative private e spontanee che sorgono in seno alle libere associazioni che si identificano nella "società civile" - associazioni che sono, in molte circostanze, molto più efficaci delle amministrazioni nel risolvere le problematiche delle persone.
Q: Come viene chiarita in "Deus Caritas Est" la distinzione tra le opere collettive di carità e umanitarie della Chiesa, dai meri servizi sociali?
Gregg: "Deus Caritas Est" spiega chiaramente come la carità cristiana debba indirizzare tutta la persona umana e non solo i nostri bisogni materiali se deve contraddistinguersi come “cristiana”. L’opera di carità della Chiesa, spiega l’enciclica, insegna inoltre che l’anelito alla giustizia è sempre inadeguato se non è accompagnato dall’amore. Schierarsi a favore di vasti progetti governativi o per il controllo statale dell’erogazione di assistenza sociale (welfare) non attenuerà, per esempio, il dolore connesso con l’assenza di fede, la dipendenza da droghe e altre forme di comportamento autodistruttivo. Queste problematiche richiedono un'assistenza individuale continuativa, una dedizione che grava pesantemente sulla nostra decisione di amare concretamente il bisognoso. Sotto questa luce, non dovremmo essere sorpresi se l’enciclica è molto critica nei confronti di coloro che sostengono che la povertà può risolversi semplicemente creando le strutture sociali adeguate. Coloro che pensano in questo modo, sostiene Benedetto, sono caduti nella più grande bugia materialista secondo cui l’uomo vive di solo pane e, in questa visione, non sono differenti dai marxisti. Questo tipo di pensiero nega, enuncia l’enciclica, ciò che ci rende dichiaratamente umani - la nostra dimensione morale e spirituale e soprattutto la nostra esigenza d’amore. La giustizia è importante. È senz’altro una virtù. Ma non può sostituirsi all’amore cristiano.
Q: Chiarito ciò che l’enciclica sostiene relativamente all'importanza delle opere fatta dalle istituzioni caritatevoli e da ciascuno nello specifico, lei vede l’enciclica come una chiamata per i cristiani affinché si accresca il loro sforzo nell’aiutare il povero?
Gregg: A certi livelli, Benedetto XVI, sta certamente chiedendo ai cristiani di fare di più per aiutare i bisognosi. Ognuno di noi può fare sempre di più. Ma la sfida reale proposta ai cristiani nell’enciclica è di garantire che l’opera caritatevole dei cristiani rimanga cristiana, senza doversene vergognare. Ciò significa, e qui è posta l’accento dell’enciclica, che non si deve permettere che questa si sviluppi come mero attivismo politico. La politica, per i cattolici, in definitiva concerne il bene comune, ma non può comprende tutto il bene comune, e ognuno di noi sa quanto l'attività politica abbia procurato enormi danni al bene comune. Un’altra sfida individuata e connessa con "Deus Caritas Est" è la tentazione perpetua alla secolarizzazione dell’opera cristiana nel merito e nel metodo. Ecco perché Papa Benedetto enfatizza il fatto che i Cristiani nella carità devono essere "testimoni credibili in Cristo." Ad un livello pratico, questo accento posto sull’essere manifestamente cristiani significa che i Cristiani nella carità non possono comportarsi contraddittoriamente rispetto alla Verità rivelata da Gesù Cristo e impartita al mondo dalla sua Chiesa. Negli ambienti fortemente secolarizzati con forti aspettative secolari, quest’ultima rappresenta una sfida quotidiana per i cattolici, essa è una croce che non dovremmo mai spaventarci di abbracciare.
Q: Dal momento che la Chiesa risponde alla richiesta di Papa Benedetto XVI a una maggiore e profonda consapevolezza della dimensione pubblica degli sforzi umanitari della Chiesa, quali sono i suggerimenti pratici per l'applicazione del principio del sussidiarietà?
Gregg: Per i cattolici, il principio di sussidiarietà è radicato nelle convinzioni della Chiesa - e, vorrei anche far notare, nel diritto naturale – in quanto, se dobbiamo migliorare come gli esseri umani dovrebbero fare allora dobbiamo poter efettuare libere scelte per la Verità e comportarci di conseguenza. E’ in questo senso che ciascuno può acquisire letteralmente la padronanza di sé, o quella che San Paolo definisce la libertà a cui i cristiani sono chiamati, che riflette la possibilità di vivere secondo verità attraverso la fede e le buone ragioni. La sussidiarietà ci guida, aiutando il prossimo, a raggiungere questo scopo, ma senza appropriarsi letteralmente delle vite di coloro che stiamo tentando di aiutare. Appropriarsi della vita di un altro significa esercitare un dispotismo dai tratti gentili sulle persone le quali, come chiunque altro, sono invitate a impiegare al meglio delle loro abilità e l’innata capacità di attuare una scelta libera e razionale per il bene e contro il male. E il dispotismo soft non sostituisce la comunità, la quale a tutti gli effetti si sta disumanizzando profondamente. Una proposta pratica in seguito a quanto detto potrebbe consistere nel considerare quale dei vari progetti di carità cristiana è conforme alla funzione di sussidiarietà, identificando e riformando i progetti che non lo sono. Un’altra proposta, forse più provocatoria, è domandarsi se nelle proprie opere di carità si è eccessivamente fiduciosi nelle istituzioni. Le istituzioni non solo condizionano frequentemente l’attività umanitaria cristiana in relazione alla qualità dell’aiuto fornito al bisognoso ma, e non è un mistero, certe istituzioni intervengono sempre più con limitazioni – condizioni che in alcuni contesti iper-secolari spesso richiedono, a chi usufruisce di queste, di comportarsi in senso diametralmente opposto agli insegnamenti morali della Chiesa. E una volta che si intraprende quel percorso, la nostra capacità di testimoniare Cristo è compromessa.
 
Trad. a cura di Ruby
Ve le ha cantate: rubytuesday
Permalink | commenti (29)
Commenti
#1   15 Aprile 2006 - 11:51
 
Un ottimo e meritorio lavoro, cara Rubytuesday. Davvero brava.

Bernardo
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#2   15 Aprile 2006 - 13:19
 
Semplicemente cristiano. Quel che bisogna contrastare, a mio parere, è in primo luogo la contraffazione del cristianesimo operata dal "cattoprogressismo". Poi uno può anche essere comunista, per carità. Ma non in nome di principi cristiani. Molti cattolici corrono il rischio di gettarsi a capofitto su quel che resta della posizione spirituale dell'ideologia comunista, un'ideologia che non è sbagliata perchè atea (come spesso sostenuto dal Magistero) ma è atea perchè sbagliata. Quand'anche riconoscessimo alla posizione "cattocomunista" una "maggiore sensibilità nei confronti dei poveri", non sarebbe comunque urgente la necessità di distinguere quel che rende cristiano un cristiano e buono un buon uomo? La bontà e la pietà infatti esistevano anche prima della Rivelazione di Cristo. E la Croce viene comunque svuotata, se ridotta a un programma di assistenza politica. E' la colossale tentazione del cristianesimo anonimo. Ma il cristianesimo di un anonimo equivale all'anonimità del cristiano.
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#3   15 Aprile 2006 - 13:24
 
"Poi uno può anche essere comunista, per carità. Ma non in nome di principi cristiani."
D'accordo. Ma, chiedo: c'è invece qualcosa di specifico, in politica, che si possa essere "in nome dei principi cristiani"?
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#4   15 Aprile 2006 - 15:04
 
Non c'è nulla, caro La Parola, nella politica: l'individuo vi riflette solo la sua esigenza di dare concretezza alle cose in cui crede, perché il Padreterno ci guarda, ma non può abolire la legge sull'aborto.
Ecco, per mezzo della politica l'individuo sceglie di delegittimare una cultura rozza che ha funestato e continua a funestare il mondo intero, fatta di visioni superficiali, di suina maldicenza, di livore verso il prossimo che ha un mantello in più, misconoscendo se questi l'abbia o meno ceduto spontaneamente al misero. Una cultura fatta di giudizio, di preconcetti e che si bea di dare un calcio nel sedere a embrioni e così sia, per un tozzo di pane ammuffito ma per tutti. Una cultura che appunto vive di solo pane, e se nella politica io trovo lo strumento per scaraventargli in faccia l'individuo, visto che culturalmente non ho voce, così come non hanno voce un'infinità di intelletuali spediti nell'anonimato grazie alla cultura della pagnotta, con tutti i limiti dello strumento politico e dei suoi rappresentanti, io mi servo di questo strumento.
L'uomo è il fine, non il mezzo e tutto ciò che è intorno all'uomo è un mezzo.
Il pane è un mezzucolo da quattro soldi col quale non si arriva al cuore dell'individuo, così è finito per diventare IL fine da due, così come il povero, che è diventato una clava, per giunta, roteata sulla testa di chi si occupa di questo povero senza che ciò venga imposto per legge, con la scusa della progressività delle aliquote.
Le tasse servono a che io non debba viaggiare su un'autostrada che sembra una mulattiera, e non per derubare una consistente porzione di uomini equi e retti.
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#5   15 Aprile 2006 - 15:48
 
Sacrosanto. Ma chi sia rozzo o meno si decide a maggioranza e nemmeno sempre. Io sto inoltrando una richiesta di asilo politico... (davvero)

Lo PseudoSauro
utente anonimo

#6   15 Aprile 2006 - 15:59
 
Per quanto riguarda le considerazioni su Tocqueville, io penso che cristianesimo cattolico e riformato non portino ambedue alla stessa forma di concezione statale. Tant'e' vero che le democrazie parlamentari sono nate in un contesto riformato e alla Rivoluzione Francese sono seguite altre tre monarchie. E' vero che la separazione tra le due sfere e il libero arbitrio stanno al base di ogni cristianesimo, ma la maturazione del concetto di individuo dotato di autocoscienza ha trovato migliore realizzazione nell'ambito riformato. Gira che ti rigira nell'Europa cattolica Hobbes fa ancora tendenza: non c'e' niente da fare.

Lo PseudoSauro
utente anonimo

#7   15 Aprile 2006 - 16:15
 
BRAVA. COMPLIMENTI.
si vede che sei una studiata.
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#8   15 Aprile 2006 - 16:23
 
Non solo. Io aggiungerei, cara Rubytuesday, che il pane è lo strumento di cui taluni si servono per creare dei parassiti addomesticati (basta vedere ciò che avviene nelle cosiddette regioni rosse). Gente devota al "sussidio", grigi intelletti impigriti dalla sicurezza del "poco" di Stato che può assurgere via via al valore di piccolo diritto feudale. E questo vale tanto per il barone universitario nepotista e senza titoli quanto per l'archivista capo del catasto.

Bernardo
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#9   15 Aprile 2006 - 16:42
 
Ruby: non senti aria di skunk - il ritorno -!

Apriamo le finestre?
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#10   15 Aprile 2006 - 17:13
 
Alef, ma chi è Skunk, chi è Don Mazza? Che saranno mai commentatori di tale fatta!
Lascia che si divertano, hanno così poche cose oltre alle molliche per le quali si dimenano come menadi e si sguaiano come vaiasse del vascio... ma adda passà a nuttata.
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#11   15 Aprile 2006 - 17:21
 
Saurus, sembra che tra i protestanti la società funzioni davvero diversamente, ma relativamente alla fede hanno le chiese vuote che però si dilettano nell'ordinare vescovi frou frou che se vorranno poi farsi suore avranno il benestare di tutta la comunità. La loro lettura del cristianesimo non convince molti, così i figli del protestantesimo si fanno i fatti loro, alcuni gravitano tra una birreria e un'altra: non c'è niente da fare o credi nella tradizione esegetica o ti secolarizzi, e questo -nonostante il liberismo- andrà a scapito di una società raziocinante per averne una che in cambio, autisticamente, perde tempo a preoccuparsi di fondare etiche a proprio uso e consumo.
Come ti spieghi allora questo metter su foglie del cattolicesimo?
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#12   15 Aprile 2006 - 17:37
 
Brava Rubytuesday: la forza del cattolicesimo è nella tradizione e nel magistero. Occorre superare il paternalismo socialistoide.

Bernardo
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#13   15 Aprile 2006 - 19:18
 
Auguri di vero cuore di una serena Pasqua
s.
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#14   15 Aprile 2006 - 21:15
 
Auguri di buona Pasqua a Ruby ed a tutti i suoi cari :-)
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ClaudioLXXXI

#15   15 Aprile 2006 - 21:57
 
Grazie, ricambio affettuosamente.
Buona Pasqua nel Risorto a tutti voi.
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#16   16 Aprile 2006 - 00:59
 
Ruby: l'ultimo ovetto pasquale... io non alludevo alla pratica attuale del cattolicesimo e del protestantesimo, ma al processo storico che ha portato la societa' cattolica a darsi un modello politico e quella protestante un'altro. E su questo credo ci sia poco da discutere: la concezione cattolica con la sua intermediazione clericale ha favorito una concezione di Stato verticistico e non sembra che la tendenza stia cambiando nonostante la globalizzazione. Quanto alla religiosita', e' in calo ovunque, ma la partecipazione che c'e' in alcune chiese riformate americane mi da un'idea di comunione che dalle nostre parti e' solo un lontano ricordo. Essendo figlio di una cattolica e di un evangelico e non essendo attualmente religioso, ho la presunzione di vedere le due realta' con un certo distacco. Mi riferisco soprattutto alla storica autocoscienza delle chiese riformate, a meno che non la vogliamo interpretare, come altrove s'e' fatto, come una caratteristica etnica...

Auguri a tutti.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente PseudoSauro

#17   16 Aprile 2006 - 10:36
 
Tanti aucuri...:-)..

Ciosef Zazzinger
utente anonimo

#18   16 Aprile 2006 - 11:54
 
Notavo come il referendum sulla fecondazione e queste elezioni politiche, hanno avuto un risultato emotivo simile. Dopo il primo c’è stata un isteria anticlericale paranoica che conoscete bene, si paventava l’avvento dittature teocratiche, spettri di inquisizioni burqua alle donne etc etc. Adesso dopo la vittoria risicata del centrosinistra, ritorna fuori con prepotenza il terrore del comunismo, con il suo deleterio portato di parassitismo, populismo, vendette, gulag etc. Ora per uno come me, trarre conclusioni da questa analogia rimane difficile, diciamo che provo una sensazione di straniamento, pare una società in cui ognuno si aggrappa alla giacca (o alla tonaca) dell’altro, cercando riparo alle proprie insicurezze nelle paure altrui. Taccio sull’analisi dell’enciclica, che comunque non ho letto, ma ritengo probabile sia avventato e avvilente utilizzarla per farci propaganda di partito. Volevo però fare un'altra analogia partendo da una spunto che aveva intelligentemente sottolineato Bernardo tempo fa, quando parlando di Zapatero, sosteneva che la sua politica in fatto di famiglia omosessualità etc., fosse una specie di cavallo di troia, come si può dire, un fantoccio per eccitare le folle progressiste, nascondendogli scelte politiche dannose. Mi pare che la destra italiana in questa campagna abbia fatto un po’ lo stesso, si prende un tema non prioritario rispetto alle scelte che richiede la situazione attuale, brandendolo come una spada per eccitare le masse. Il risultato della rosa nel pugno mi pare dimostri questa marginalità ,. ( i fatti mi cosano).

Vado completamente fuori tema, esternando la mia dichiarazione di voto per il centrosinistra corroborata da un post precedente di sincronicità, dove si parlava di ministeriali, magistrati statali etc. Lavorando nel settore dell’artigianato, in questi ultimi mesi ho visto un sacco di amici e conoscenti perdere il lavoro. Di fronte a questa situazione mi...
utente anonimo

#19   16 Aprile 2006 - 11:55
 
Di fronte a questa situazione mi sarebbe sembrato verosimile che il governo invece di rinnovare contratti agli statali ai ministeriali etc. avesse spostato queste risorse dove ce n’è più bisogno, invece i rinnovi sono arrivati con grande facilità, evvai! nella viva soddisfazione vittoriosa espressa ancora una volta dai sindacati.
Eppure voglio dire; i “pretesti” c’erano per tentare di cambiare anche impercettibilmente rotta. Bravo il nostro antistatalista.
Oramai dico anche questa, anzi la ripeto sulle questioni “vitali” , intendo aborto famiglia gay etc., facciamo un ipotesi eziologica, da dove vengono Grillino Luxuria da quale lontano pianeta sono caduti, per guardarli con tanto orrore. Siamo sicuri che sia utile esporre il florilegio delle loro esternazioni più avventate ? Dove eravamo? Dove siamo adesso?

Due pillole vogliono farci inghiottire (e forse dovremo), una vuole separare la sessualità dalla procreazione, l’altra la realtà dalla percezione. L’ho letta questa frase,mi ha colpito e ve la riporto. riflettiamoci su come le istanze dei radicali e quelle dei liberisti anche cattolici trovano punti di contatto.

Finisco questo lungo post maremma gatta che l’ho scritto a Pasqua che non sono come voi statalisti parassiti che non siete altro, sempre davanti a questi schermi credendo di cambiare il mondo, che non c’avete nulla da fare tutto il giorno e invece il mondo ( il mio regno non è di questo mondo) e invece il mondo ci ha già cambiato


ciao, k.
utente anonimo

#20   16 Aprile 2006 - 15:23
 
Grazie, cara Ruby. Ricambio di cuore gli auguri, per te e per tutte le persone che ti sono care.

P.S. Considera questo: dal lunedì al venerdì vivo nella tua città rossa, zona Fossolo. Padrone di casa comunista ("le lesbiche e i trotzkisti, dio li maledica, stanno inquinando la causa del partito"), cui fornisco pingue affitto con mio magro stipendio ("procuratevi degli amici con la ricchezza iniqua", giusta Lc 16). Ore di studio alla Biblioteca Dossetti, cuore dell'Officina. Superiori occulti. Per fortuna che c'è la gloriosa Risurrezione.

Un saluto in IC XC

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#21   16 Aprile 2006 - 15:27
 
Nessuna paura, almeno non da parte mia. Il problema è culturale: oggi continuo a indicare nel centrosinistra quel paternalismo "provvidente" che denunciavo ieri, oggi continuo a vedere nel governo Berlusconi un'occasione mancata di riforma in senso liberale e liberista del paese (giustissima l'allusione ai contratti fuori mercato degli statali).
Penso, però, che nell'ultimo segmento di campagna elettorale Berlusconi abbia invece sollevato problemi reali e tutt'altro che marginali, primo fra tutti quello delle tasse e della cultura fiscale della sinistra, ferma a un'astratta equità progressiva fondata sul concetto di utilità marginale e all'idea del fisco quale strumento in mano allo stato per ridistribuire il reddito (quindi un fatto etico e non tecnico).
Per quanto riguarda Grillini e Luxuria io di sicuro non li temo. Io sostengo che sarebbe ora di guardare in faccia la realtà: il ruolo, anche giuridico, della famiglia naturale non deriva da un dettato confessionale ma dal fatto pratico e oggettivo che essa è la cellula prima della società, quella che alla società consente di rinnovarsi, di rigenerarsi e di diffondere i valori che la fondano tra le nuove generazioni. Il ruolo della famiglia rispetto al diritto, ciò che la rende rilevante per l'ordinamento, è un fatto pratico, che precede la norma stessa. Per questo tutta la polemica sulla volontà clericale di equiparare peccato e reato è una solenne baggianata. La libertà degli omosessuali è quella di vivere come vogliono e con chi vogliono la loro sessualità e affettività. Davvero confessionale sarebbe una legge che pretendesse di vietarglielo e sarei il primo a combatterla aspramente. Tuttavia è da rigettare anche la banalizzazione paternalistica secondo la quale a ogni comportamento deve corrispondere una norma che ne sancisca il diritto. Il diritto, nei fatti, già c'è. Se c'è bisogno di qualche aggiustamento al C.C. in materia di diritti patrimoniali (in condivisione con tutte...
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#22   16 Aprile 2006 - 15:27
 
(segue):

...(in condivisione con tutte le altre forme di convivenza solidale, nuclei monoparentali compresi) che consenta di stipulare delle carte private a garanzia dei conviventi ben vengano, ma non si sente davvero il bisogno di un matrimonio "cadetto" e men che meno di un'equiparazione tra la famiglia naturale e i nuclei omosessuali. Il ruolo pratico che svolgono è oggettivamente diverso e il diritto non è lo strumento per ottenere una legittimazione culturale. Proprio tale pretesa, infatti, rivela la cultura giuridica eticista tipica del socialismo, per la quale tutti i valori di una società sono stabiliti per legge e non, come dovrebbe accadere in un'ottica liberale, nell'oggettiva libertà dei comportamenti privati.

Bernardo
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#23   16 Aprile 2006 - 18:30
 
Ti ringrazio dell'intervento, mister K., soprattutto per la franchezza ma, per chiarirti la questione del "tirar di tonache" a destra e a sinistra del voto cattolico, l'ho anche detto da qualche parte: chi fa una lettura liberista della parabola cristiana è uno scemo tanto quanto il cattomunista. Mostrare tale lettura dell'enciclica e i suoi riferimenti filosofici aveva solo ed esclusivamente il significato di zittire i socialdemocratismi che se la cullavano. Una brutta mossa che ha fatto in campagna elettorale la sinistra nella speranza di trascinarsi appresso il poppolo dei pii ministeriali oppressi dal capitalismo.
Non so se leggerai la mia risposta, ché passi solo alle feste comandate, ma due/tre cose te le voglio dire, perché sembri far finta di non sapere che quelle riforme che non è stato possibile attuare, non lo sono state grazie anche alla bella coalizione che si ritrovava il primo uomo in assoluto che, dopo decenni di zuppe cattocomuniste che ci siamo sorbettati per governi che si contentavano di tenersi un paese che somigliasse più alla grecia o alla bulgaria che alla germania, parlava un'altra lingua. E tu sai bene quali siano le preclusioni, meglio conosciute come clientele, alle riforme di un certo tipo, a sinistra come a destra e che nessuno riesce ad arginare (in 5 anni poi...). Quello che non digerisco però è l'omertà di chi persino a sinistra consapevolmente guarda la rovina degli artigiani, avvenuta grazie allo strapotere dei sindacati che tengono l'Italia per i testicoli. Quello che non mi va giù, è di pagare di tasca mia ammortizzatori sociali per grosse aziende spa, come alcune del bolognese che fanno pagare i loro prodotti un'ira di Dio, ma che durante il fermo dei lavoratori italiani (leggi cassaintergrazione) mandano a rifinire all'est per due spiccioli. Mi spiego bene perché confindustria abbia votato il csn! Dunque oggi quel voto non costiutisce più la rivolta dei salariati, ma un...
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#24   16 Aprile 2006 - 18:31
 
ma un consolidare la nostra condizione di servi di un'economia pappona. Inoltre, non me la fai mandare giù quella pillola, caro K. mio, perché se tu pensi che la conquista di una società libera passi attraverso le pudenda di certi sciroccati che guardano alle etiche come fossero orpelli di nessuna consistenza, io da liberale ti dico no, grazie; non intendo farmi sovvertire il significato della libertà. Non vedo punti in comune coi libbertari, quindi. Poi, per quanto mi consta i foffi, per esempio, possono continuare a fare zigo zago tra le loro lenzuola, ma che lascino in pace gli altri, e la smettano di fare incetta d'ogni libertà possibile e immaginabile, quando questa è patrimonio comune: dei bambini, dei malati, delle famiglie, che proprio il concetto di libertà snaturato ha ridotto in macerie, quando queste si sono fatte un mazzo tanto per dare luogo alla società in cui certe menadi si scalmanano. E siccome tu stesso mi dici che le menadi sono realtà quattro gatti (come da risultato elettorale), ecco, mi sembra quantomeno avventato, se non peregrino, bearsi in massa di questi quattro, perché in fondo tolgono un po' di pesantezza a un mondo ancora irrisolto pieno di morti di fame che schiattano. Bravi, quindi c'è rimasto da fare i secessionisti del sesso stereotipico! Eddai, K, lascia che io a 'sti qua appioppi un bel libero e solenne vaffa.
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#25   16 Aprile 2006 - 19:56
 
X piccolozaccheo, commento 2: hai perfettamente ragione, ci sono idee in giro, specie tra i cattolici progressisti, che riducono il cristianesimo ad un semplice buonismo, denaturato del suo contenuto soprannaturale e necessario (nel senso di "assoluto"), affermandone l'immagine non di una religione ma di una semplice concezione, priva anche di Dio stesso, non è raro infatti incontrare gente (specie dalle mie parti) che confondono Cristo con Che Guevara; se non sbaglio infatti uno "storico" comunista scrisse qualche anno fa "un UOMO chiamato Gesù". Questa parabola è già stata percorsa in passato dai ceti medi e ricchi, dando origine al moralismo, quello che Del Noce definì "morale cristiana senza cristianesimo", e ciò è la più grande eresia del cristianesimo. Oggigiorno purtroppo si realizzano le parole di Feuerbach: "L'uomo sarà felice solo quando avrà ucciso quel cristianesimo che gli impedisce di essere uomo. Ma non sarà attraverso una persecuzione che lo si ucciderà, perché la persecuzione alimenta e rafforza. Sarà attraverso l'irreversibile trasformazione interna del cristianesimo in ateismo umanista, con l'aiuto degli stessi cristiani, guidati da un concetto di carità che nulla avrà a che fare con il Vangelo". E' questa la deriva che più mi spaventa, un astratto buonismo.

X Pseudosauro: Hai detto "E' vero che la separazione tra le due sfere e il libero arbitrio stanno al base di ogni cristianesimo" credo tu abbia scordato la predestinazione presente in alcune teologie protestanti, come il Calvinismo, ed anche l'idea di Chiesa di stato propugnata dal protestantesimo come movimento contrapposto alla Chiesa universale cattolica. Sulla concezione poi dell'autocoscienza, nell'ambiente protestante la mancanza di un'autorità centrale ha portato a molte frammentazioni e ad interpretazioni discutibili della Bibbia, inoltre gli individui si ritrovavano senza una guida spirituale sulla quale poter contare, abbandonati a sé stessi, ed infatti anche l'individualismo è nato in tali ambienti. Se poi mi parli degli evangelicals, la questione è diversa: il loro protestantesimo è diverso da quello classico, lì l'idea di comunità è molto più sottolineata. Credo tu abbia confuso le due confessioni, sono le Chiese del vecchio protestantesimo ad essere vuote.
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#26   16 Aprile 2006 - 23:43
 
Ago: non pretendere che in due righe ti faccia la storia comparata delle religioni... a grandi linee la differenza e' quella di cui ho scritto sopra. A me interessa sottolineare che il modello politico anglosassone seppure abbia matrice cristiana ha alla sua base una caratteristica che e' propria del cristianesimo riformato. Anche questa mi pare cosa sulla quale si dovrebbe convenire senza troppo polemizzare. La separazione tra Stato e Chiesa, ma sarebbe meglio dire all'inverso, o meglio ancora, tra sacro e profano e' stata possibile in USA perche' non esisteva una Chiesa gerarchicamente organizzata e perche' la concezione del sacro era talmente elevata che non si voleva che le cose terrene interferissero nel "giardino della religione". Quindi si tratta della motivazione opposta a quella che si porta in questa Europa che non riesce proprio a liberarsi della sacralita' della Ragione, di quella del Diritto e dello Stato. Siccome gli effetti della RF hanno funzionato a corrente alternata per secoli, la mia opinione, ma non solo la mia, e' che la concezione di Stato dei cattolici differisce radicalmente da quella dei protestanti. Quando Ruby lamenta la concezione di un individuo privato dell'etica, tipica dell'europeo, dice la stessa cosa che dico io. Non si tratta di mancanza di religiosita', si tratta di traslazione della religiosita' da Dio a Stato, il che spiega come sia impossibile anche solo il concepire una pur minima legittimita' ad un'autorita' religiosa. Mi pare pacifico che una concezione simile s'indirizzi naturalmente verso un Hobbes piuttosto che verso un Locke.
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#27   17 Aprile 2006 - 01:35
 
Alcune osservazioni, un po’ di fretta data l’ora, su quanto affermato nel commento #6 da Pseudosauro. 1) “Io penso che cristianesimo cattolico e riformato non portino ambedue alla stessa forma di concezione statale”. Fin qui ci siamo: principio che ritengo assolutamente centrale, a prescindere da prospettive confessionali. 2) “È vero che la separazione tra le due sfere e il libero arbitrio stanno al base di ogni cristianesimo…”. No, non è per nulla vero: si vedano gli esperimenti teocratici di un Calvino, o la dottrina del servo arbitrio di Lutero, radicalizzata in varie forme nel mondo riformato. Ma quel ch’è più grave, è l’affermazione di Lutero che non spetti mai, al “teologo”, il giudizio delle leggi civili. Questo non è affatto un principio di laicità. Anzi, al protestantesimo mancano almeno due requisiti fondamentali per stabilire una corretta e feconda distinzione delle due sfere: innanzitutto la separazione fra clero e laici, che garantisce la reciproca irriducibilità dell’ordine mondano e di quello celeste; e in secondo luogo una corretta impostazione del rapporto fra etica e politica (che non vanno separate: chiedere a Bernardo, please). I reggitori secolari, nella visione di Lutero, sono “vescovi per necessità”, e il credente deve loro cieca obbedienza, sulla base di un’interpretazione letteralista e forzata del pur controverso capitolo 13 della lettera ai Romani, che prescrive l’obbedienza del cristiano alle autorità civili. Se il nostro Riformatore non avesse ordinato di bruciare le opere di Tommaso d’Aquino, ove il problema è affrontato con grande chiarezza, avrebbe forse riconosciuto che il cristiano è tenuto a disobbedire a leggi ingiuste, perché il sovrano è SEMPRE subordinato alla legge (ossia, non è lui a stabilirla: col che vien sistemato Hobbes). “Io insegno - dice invece Lutero - che dobbiamo conformarci alle leggi, quali siano poi quelle leggi e di che genere, questo non so e non voglio saperlo, perché non è mio compito”. Ma è questo che condusse un Bonhoeffer a giudicare legittimo prestare obbedienza a un regime come quello di Hitler, e a non potervisi opporre per via di RAGIONE, ma solo con la dolorosa testimonianza del martirio. 3) “La maturazione del concetto di individuo dotato di autocoscienza ha trovato migliore realizzazione nell’ambito riformato”. A me pare invece sia il soggettivismo che dalla Riforma è scaturito, ad aver trovato una migliore realizzazione. Vogliamo buttare a mare tutte le raffinate speculazioni psicologiche di una Teresa d’Avila, o di un Francesco di Sales (tanto per citare due nomi)? La galassia riformata, che conta al proprio interno migliaia di confessioni diverse, si regge su un principio che non stento a definire “kathemonico”, laddove al catholon (l’universale) si sostituisce l’arbitrio personale (il kath’emon, il “secondo me”), la declinazione soggettivistica e intimistica della fede. Il protestante vive il proprio rapporto con Dio come un IO-TU, e rifiuta alla radice, spesso inconsapevolmente, l’idea di una qualunque mediazione, l’idea cioè che il rapporto con Dio passi attraverso un nobile e umile NOI, attraverso una storia che non svaluta il singolo individuo, ma lo inserisce in una catena di relazioni. Nondimeno, la persona umana esiste per sé, possiede una propria autonomia, non è un “epifenomeno” della collettività: come dice l’Aquinate, è “propter se quaesita in universo”! 4) “Gira che ti rigira nell’Europa cattolica Hobbes fa ancora tendenza: non c’è niente da fare”. E invece no! Io sostengo con forza l’equivoco che conduce anche tanti cattolici liberali (in assoluta buona fede) a invocare lo “Stato minimo”, solo perché considerano lo stato di Hobbes e Rousseau (peraltro, non cattolici) come lo Stato per eccellenza, lo Stato accentratore come l’unica forma di stato. Poi se ne può discutere, naturalmente.
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#28   17 Aprile 2006 - 09:38
 
Piccolozaccheo: sia tu che Ago vedete solo gli estremi del mio ragionamento. I due modelli politici a confronto sono quello derivato dalla confessione cristiana protestante - soprattutto quella evangelica battista, ma anche altre - e quella cristiana cattolica. I Padri Fondatori hanno partorito il Bill of Rights mischiando le istanze proprie dell'illuminismo e quelle protestanti tra le quali e' innegabile che la suddetta confessione fosse la prevalente. Guarda ai modelli che sono usciti da queste religioni-filosofie e vedrai che la differenza balza agli occhi. Non dimenticare che i coloni americani fuggivano spesso da persecuzioni religiose. Lasciamo Calvino e Zwingli all'Europa nella quale, comunque, non si e' instaurato un modello di stato calvinista, o perlomeno, non ha generato un modello politico come quello americano che attualmente e' considerato il piu' avanzato del mondo occidentale. Ben lungi dal voler fare l'apologia del protestantesimo, nondimeno l' individuo illuminista uscito dalla rivoluzione francese ha semplicemente sostituito il profano al sacro, mentre quello americano ha fondato la separazione tra stato e religione proprio sui principi evangelici. Non credo lo si possa negare. A mio avviso si tratta della prova dell'esistenza di "radici" molto diverse tra loro che portano a modelli sociali differenti. Infatti la recente massiccia immigrazione in USA di popolazioni ispaniche - a prevalenza cattolica - e la conseguente erosione della cultura originaria stanno rimettendo in discussione l'antico modello e stanno trasformando la societa' multietnica USA in societa' multiculturale.
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#29   17 Aprile 2006 - 09:55
 
Piccolozaccheo: dimenticavo. Naturalmente il sottolineare la non religiosita' di Hobbes e Rousseau e' legittimo, ma a mio avviso si tratta proprio dell'errore di valutazione odierno. Se segui il filo del mio ragionamento precedente vedrai come non sia a-religiosita', ma sacralizzazione del profano lasciando intatto il sistema gerarchico tipico del cattolicesimo. Direi che dalla Rivoluzione Francese al Soviet non manchi la materia su cui operare un raffronto.
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