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Di cultura & società con tanto di colonna sonora. Come a dire: canta che ti passa. (dopo avermi letto canticchierete tutto il giorno)

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sabato, 22 aprile 2006,ore 18:32

Father and Son

Chi vede nel matrimonio omosessuale il sorgere e trionfare di una nuova illuminata famiglia dove l’amore si rifrange indescrivibilmente, molto di più che in quella ordinaria, obsoleta e mafiosa alla quale abbiamo devoluto tutti, e in ogni tempo, l’immeritato pizzo per essere stata il cardine dello sviluppo di ogni nucleo sociale (la Cupola della copula, qualcuno ha detto), ammiri il caso che segue (caso non troppo isolato, se non nell’esito, nei presupposti), è un classico e celestiale trionfo dell’amore. Questo Amore che include tutto lo scibile disumano e ogni raccapriccio, se non ogni capriccio per cui sufficit l’abbandono sentimental (quante Wanda Osiris!), un abbandono di cui ogni scimunito può parlare, sia che si tratti di una carezza fatta al gatto, di un’istituzionale mensa popolare, di un bambino piazzato in qualsiasi inferno, "basta che ci sia l’ammore" (l’ho letto e udito da tutti, bloggers e non, persino tra i miei commenti). Quale sia la verità dell’amore e nell’amore nessuno lo sa. Pilato, senza per altro ottenere risposta, chiese a Gesù cosa fosse la verità. Era sufficiente che osservasse la sua figura e nel contempo desse un’occhiata intorno: la verità è essenziale. La menzogna, invece, si vanta di edifici complessi, apologie, circonlocuzioni e soprattutto di correctness.
Un bambino di quattro anni muore dopo essere stato brutalmente assalito poiché si rifiutava di chiamare la compagna lesbica della madre “Papà”. La madre di Jandre (questo il nome del piccolo), Hanelie Botha (31), e la sua compagna Engeline de Nysschen (33) sono comparse davanti alla corte per rispondere di omicidio. La testimonianza di due commesse del negozio che le due lesbiche conducevano è stata cruciale, avendo assistito numerose volte ai pestaggi a danno del bambino che non chiamava Engeline "Daddy", e nel corso dei quali la madre si asteneva da qualsiasi intervento .
Frattura del cranio con danno cerebrale, fratture agli arti, al bacino e alla colonna vertebrale, sono i riscontri del traumatologo che equipara tali politraumi a una caduta da un palazzo. Le due compagne sostennero, persino col padre naturale a cui la corte aveva rifiutato l’affido del bambino, che il piccolo fosse scivolato in bagno.
Questo caso drammatico completamente ignorato dalla stampa italiana ufficiale, in altre faccende affacendata, nella sua essenzialità dimostra dove siano riposte le verità e le tante menzogne:
Menzogna numero uno: la correctness, dogma sociale giunto finanche in un Parlamento e radicato talmente bene, persino nella mente di una scema la cui spregevole logica sente legittimazione nell’imporla anche ai bambini, i quali in queste famiglie verranno educati a un pulito linguaggio ammaestrato, ancorché scalcagnato.
Menzogna numero due: la supposta conciliazione con la propria natura o snatura biologica, alla quale psichiatri, psicologi, assistenti sociali, fruttivendoli e fruitori del mezzo pubblico (detto volgarmente autobus), credono sulla parola, bastasse la parola. Sì, poiché c’è stato l’outing di sotto e di sopra, siamo stati sommersi da ogni Manifesto della gaytudine, c’è tutto il bla bla bla sientiffico e apopologetico, e quindi ci dobbiamo fidare. Allo stato dei fatti c’è una persona che si sente fuori posto, accusa il suo essere un pesce fuor d’acqua, ed ammazza un bambino, nonostante tutte le rassicurazioni e il credito che gli vengono da questa aberrata civiltà della bugia pietosa. Pietosa come la menzogna sulla normalità di una famiglia edificabile anche senza un uomo e una donna; come disse il filosofo del diritto Prof. Mercadante a proposito della rivendicazione della fecondazione in vitro per coppie lesbiche: Nato da una coppia, che non lo vuole in "natura", il minore riceve i benefici della "famiglia" cartacea senza che la tenerezza di una doppia paternità o maternità sani un difetto di natura, insidiosissimo e denso di incognite. Si rifiuta infatti la banalità, per non dire la volgarità animalesca, della procreazione con la mano sinistra e si fanno carte false con la destra per dare espressione macchinosa, talvolta solo per fini di trasmissione ereditaria, a un simulacro di normalità”.
Menzogna numero tre: l’Amore vero compete contro la solitudine di bambini abbandonati alla propria orrenda desolazione, concedere l’adozione o l’affido di questi bambini a queste “famiglie” nuove è opera meritoria, così come si fa con le altre famiglie. Delle percentuali allarmanti del fallimento adottivo tutti tacciono (alcuni le ignorano, dal momento che non se ne preoccupano affatto): i dati del 2003 dicono che i minori stranieri adottati e restituiti sono stati 164; 167, invece sono i minori restituiti nelle adozioni nazionali (dati Aipg). Se questo è amore è davvero raccapricciante, un amore che ha fatto un danno doppio, e l’ultimo è pure più efferato del primo. Le coppie omosessuali che hanno avuto in affido minori appartenenti alla coppia originaria o hanno adottato bambini non si sono certo votate all’amore indissolubile, divorzi e sentenze di affidamento (un altro!) pesano sui bambini adottati o affidati: oltre al danno le beffe.
Menzogna numero quattro: gli sbandierati diritti delle minoranze (minoranza di che, sessuale?), di tutta la congrega di avvocati e paladini per i diritti gay, che senz'altro si sarebbe scatenata furiosamente (magari l'ha anche fatto, nel nostro caso, per sollecitare l'affido) qualora un giudice avesse avuto preclusioni nell'affidare un figlio a una coppia omosessuale, la stessa congrega che oggi, dopo un esito di questa portata, si defila bisbigliando somessamente con un'atavica ignavia da far paura di responsabilità personale e penale, scrollandosi di dosso, con una facilità estrema, minoranze e il loro puntar di piedi. Tanto per ribadire il concetto che loro, noi, tutti, nessuno risponde mai di un qualche scempio; è tipico delle ideologie, mi suggeriva qualcuno, ed ecco ad esempio perché un Hitler riesce a risultare l'unico isolato e reale nazista mai esistito sulla faccia della terra. E tutti gli altri, i sodali del popolo, dico?
Menzogna numero cinque: i parallelismi con qualsiasi crimine. Perché questo è un crimine, è un assassino orrendo, va ricordato, e come in qualsiasi crimine il movente sta al delitto con un nesso di causa e effetto: qui non abbiamo davanti il patrigno cattivo che si mette in competizione con una figura paterna, abbiamo davanti la signora Engeline de Nysschen, signora all'anagrafe e per la biologia, ma la cui psiche entra in competizione con due entità: la figura maschile e paterna, scatenando una rabbia doppia e immane. Tutto questo sotto gli occhi di un bambino, e sotto i nostri, col benestare delle folle progressiste, disposte ad andare contro il linguaggio pur di mettersi una fetta di prosciutto sugli occhi: ehi, c'è una lesbica piena di conflitti irrisolti gratificata e garantita dalla società, alla quale è stato affidato un bambino!
Menzogna numero sei: la follia, il matto col botto c’è dappertutto... (si mormorerà sull’autobus o al baretto), così possiamo liquidare queste due disgraziate, senza scomodare le analisi, le problematiche, e soprattutto possiamo allontanarci a gambe levate dalle domande più urgenti: “perché c’è questa follia? Quali sono le sue ragioni?”. Più di tutto incombe su di noi la capacità di giudizio degli uomini nelle istituzioni. Quanto alle domande, temo che le risposte stiano nelle menzogne numero uno e due, tre, quattro e cinque.
La verità, la sola: un bimbo che non può chiamare “papà”, se non chi l’ha generato, se non chi è papà sul serio. La verità è che questo bambino si sarebbe salvato se solo avesse aderito alla finzione.
La verità l’ho letta nelle parole della figlia di una trans che è diventata uomo (ospite in quell’orrenda trasmissione di E. Ruggeri, “Il bivio”): nonostante la bambina avesse sorretto moralmente questa persona nel suo “cambiamento”, teneva a sottolineare che non l’avrebbe mai chiamata Enzo, ma Madre, Mamma, perché questa era.
La verità, sulla bocca dei bambini ai quali dell’outing e del DSM IV frega meno di zero.
Sempre più spesso l’impostura del Male viene rifiutata dagli adulti che hanno voce e che, in un modo o in un altro, del bambino hanno saputo mantenere l’acuta saggezza di chi non sa mentire, neppure quando gli viene insegnato a farlo. C’è dunque chi ancora resiste al sovvertimento del vero, nonostante gli accorgimenti siano stati tanti, nel corso dell’induzione al disorientamento progressivo dei più deboli o al rafforzamento dei più subdoli, quelli avvezzi alla bugia. Ci vogliono anni al Male per attecchire: nell’abisso non si sprofonda in un attimo, si toglie una zolla alla volta sotto i piedi dell’uomo: prima si fa la “rivoluzione culturale” (vietato vietare, etc.), una volta usciti dagli schemi si fa quella sessuale e, mentre tutti sono distratti poiché esaltati dagli avvoltolamenti in questa massa inestricabile di corpi, di ciccia, mutande e pudenda, si comincia a sottrarre agli uomini le etiche destituendole di fondamento, si mescolano bene le carte, e il gioco di prestigio inventa che c’è un sesso stereotipico di cui bisogna destrutturare la valenza, si inventa che c’è un cumulo di cellule umane, le quali non sono consacrate necessariamente allo sviluppo di un bambino, si inventa che la madre non deve essere necessariamente la moglie del padre o viceversa, si inventa che la normalità non è un concetto normale, avvitandosi e riavvitandosi.
E nella resistenza il debole per antonomasia, il bambino, si è dimostrato d’acciaio, a dispetto dei veri deboli, gli incoerenti, peraltro poco convincenti. Grazie a Dio tanti sono coloro che non si cibano di certe boiate confezionate con zelo, e se quelli che le propugnano non possono elargirvi un cazzotto o pestarvi a dovere fratturandovi qualcosa, come farebbe chiunque sottoposto alla frustrazione di non ottenere quanto desidera nella menzogna, allora forzano il diritto: una bella legge che metta tutti quieti, l’imposizione istituzionale di una menzogna in quella menzogna che è diventato ogni legalismo etico. Questo trucchetto messo in discussione però da giuristi raffinati, rischia di essere mandato a gambe all’aria quando qualcuno ne scopre le incongruenze, è per questo che il trucchetto si è perfezionato: garantirsi una nuova generazione di consenzienti (affidati, adottati o in vitro), che lo diventeranno con le buone o con le cattive.
Ve le ha cantate: rubytuesday
Permalink | commenti (60)
Commenti
#1   22 Aprile 2006 - 19:17
 
Perdonami ma... con tutti i casi di violenza tra le mura domestiche avvenute in famiglie tradizionali, tu vuoi dare la colpa di tutto al fatto che quelle due erano lesbiche?
Non prova piuttosto che l'orientamento, nessun orientamento, di per sè non è garanzia di nulla?

Che dire del padre che usava la bambina di nove anni come 'attrice' per i suoi filmini pedopornografici, per citare un caso particolare? O delle madri e dei padri che uccidono i figli, in generale?
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#2   22 Aprile 2006 - 19:30
 
:D
....
Che dire, me lo aspettavo, sai?
Ho trascurato apposta l'inferno della famiglia tipica per farmi fare domande come questa.
Domande alle quali guardo con orrore, se chi le fa non si pone il problema di risanare le falle di una società impazzita, ma rivendica in pratica il diritto delle "nuove famiglie" di essere efferate come quelle "vecchie", tanto quanto.

Essere omologhi, uguali, significa anche questo.
C'hai tanta correctness, sai, complimenti.
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#3   22 Aprile 2006 - 19:48
 
Ruby, per favore, non potrebbe essere più chiara? Leilani (che le assicuro essere una bravissima persona, poiché la conosco personalmente) merita una risposta più precisa, capisco che ci si possa arrabbiare, ma cerchi di essere obiettiva.
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#4   22 Aprile 2006 - 19:56
 
Chettedevodi', Ago?
Mi sembra ovvio che non ho attribuito niente alla famiglia di lesbiche, ma tutto, ho attribuito tutto a questa cultura spazzatura, volgare e bastarda che semplifica e si riduce alla superficialità.
La domanda era stata posta nel post: perché questa follia?
Mi si risponde: guardi che questa c'è dappertutto.

Scusami, vado a vomitare.
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#5   22 Aprile 2006 - 19:59
 
Sì, perché la gentile commentatrice, credendo di sottolineare un elemento decisivo di riflessione, si lascia invece trascinare fuori strada.
Perché qui il problema non è la violenza tra le mura domestiche ma il perché di questa violenza.
Il padre che usa la figlia per i suoi filmini pornografici è un pedofilo: il problema, in quel caso, è quindi la pedofilia.
Questa illustre signorA dal calcione facile è invece violenta perché lesbica, perché in uno stato di conflitto psicologico irrisolto che l'atteggiamento del bambino porta a galla, perché tale conflitto non è causato da "chiusure" sociali (la società, anzi, appare in questo caso apertissima e, aggiungo io, complice del crimine) o da un ego non sintonico ma dalla condizione omosessuale in sé. Il problema qui è quindi e drammaticamente l'omosessualità. L'omosessualità che una cultura folle vorrebbe considerare e far considerare per forza una "variante neutra" della sessualità umana anziché, com'è evidente ai non completamente decerebrati, la manifestazione di un disagio psichico, di una personalità bloccata.
Mi congratulo con Rubytuesday per questo bel post a conclusione del quale vorrei aggiungere un invito: e se cominciassimo a essere un po' intolleranti nei confronti di questi coatti della tolleranza? non credete che potremmo evitare a tanti altri bambini la fine miserevole di Jandre?

Bernardo
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#6   22 Aprile 2006 - 20:19
 
Innervosisciti(itevi?) se credi, ma non sei stata molto chiara. Nel senso che... " la supposta conciliazione con la propria natura o snatura biologica, alla quale psichiatri, psicologi, assistenti sociali, fruttivendoli e fruitori del mezzo pubblico (detto volgarmente autobus), credono sulla parola, bastasse la parola. Sì, poiché c’è stato l’outing di sotto e di sopra, siamo stati sommersi da ogni Manifesto della gaytudine, c’è tutto il bla bla bla sientiffico e apopologetico, e quindi ci dobbiamo fidare. Allo stato dei fatti c’è una persona che si sente fuori posto, accusa il suo essere un pesce fuor d’acqua, ed ammazza un bambino, nonostante tutte le rassicurazioni e il credito che gli vengono da questa aberrata civiltà della bugia pietosa. Pietosa come la menzogna sulla normalità di una famiglia edificabile anche senza un uomo e una donna" equivale a attribuire ciò che è avvenuto non all'azione di una singola persona, ma a un'intera categoria composta da una moltitudine di esseri umani e trovi folle come hai detto in inizio post che si possa parlare di matrimonio omosessuale.

Qui non si rivendica nessun diritto all'efferatezza (cosa che non è un diritto, se vogliamo specificare): qui si chiede soltanto di non strumentalizzare l'accaduto per una generalizzazione ai danni di una categoria. Come il fatto che un padre possa abusare di sua figlia non vuol dire che dobbiamo impedire a tutti i padri di crescere le proprie bambine (sarebbe assurdo soltanto pensarlo), allo stesso modo le azioni insensate di quella donna non pregiudicano né l'esistenza di un amore sano tra due donne né che le stesse non possano potenzialmente essere brave madri tanto quanto madri orrende. That's all.

Bernardo: violenta perchè lesbica? Ancora sta storia del disturbo egodistonico? E vabbè...
Quindi il fatto che io possa amare alla follia una ragazza significa per forza che sia una creatura aggressiva e sbavante che aspetta solo di poter saltare addosso a un innocente. E dai a me della decerebrata...
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#7   22 Aprile 2006 - 20:26
 
Andiamo, di certo non ce l'hanno con te come persona, però anche voi, cercate di capire chi sta dall'altra parte del post. La questione che voleva sollevare è se i gay possono essere dei genitori.
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#8   22 Aprile 2006 - 20:35
 
"equivale a attribuire ciò che è avvenuto non all'azione di una singola persona, ma a un'intera categoria composta da una moltitudine di esseri umani e trovi folle come hai detto in inizio post che si possa parlare di matrimonio omosessuale."


No, Leilani, equivale ad attribuire alla società, alla cultura che genera tutti i mostri nelle famiglie una precisa responsabilità, cultura e società: le stesse che fanno l'apologia della famigliola omo, mettendosi alle spalle la famiglia originaria e originante perché si è macchiata di crimini.
Constatiamo che questa nuova famglia è sputata identica alla prima con in più le contraddizioni del caso, e siamo tutti felici, perché necessitavamo di questa banale variante, che fa davvero schifo ma con tutti i suoi distinguo ben conservati.
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#9   22 Aprile 2006 - 20:39
 
Non buttarla sul patetico, cara amica, che è sempre una brutta tecnica retorica. Io non ho scritto che ogni lesbica è violenta ma che ogni lesbica (ma anche ogni gay) presenta una psicologia bloccata, irrisolta.
Il fatto che tu possa amare alla follia una ragazza non è il problema, sono affari tuoi. Il problema è, in primo luogo, capire cos'è il comportamento omosessuale e dire una buona volta la verità sulla sua natura patologica. Il problema è, in secondo luogo, chi vuole cancellare l'ovvio a tutti i costi: e l'ovvio è che una coppia non è una famiglia e che, inoltre, una coppia che viva una sessualità totalmente antifunzionale non ha a priori nulla a che fare coi bambini.

Bernardo
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#10   22 Aprile 2006 - 20:44
 
Natura patologica.
Vabbè, penso siamo tutti d'accordo sul fatto di non voler trasformare in un flame fest questo post.
Ed è anche colpa mia che davvero pensavo di poter dialogare.
Perciò, una volta ammesso quanto sia inutile che io provi a dimostrarvi quanto non ci sia niente di sporco/malato/perverso nella mia vita ed altrettanto inutile che voi cercate di convincere me del contario, vi saluto.
Se non con affetto per lo meno civilmente.
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#11   22 Aprile 2006 - 20:46
 
Dai Leilani, per favore, resta! Lo sappiamo che non è nell'individuo consenziente che c'è qualcosa di sporco/malato/perverso, nessuno mette in dubbio la genuinità del tuo amore e la tua buona condotta.
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#12   22 Aprile 2006 - 20:48
 
Ago: i genitori non li sanno fare molti mamme e papà, dunque non mi metto certo a fare la garantista per i "gemelli diversi"...
Se si mette in discussione la famiglia "vecchia", come si può fare concessioni alla famiglia travestita da famiglia?
Lo chiedo agli apologeti, tanto io conosco la risposta.
Ho visto abbastanza nelle "prove" in cui questa "famiglia" si è cimentata.
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#13   22 Aprile 2006 - 21:15
 
Hai detto bene Ago. INDIVIDUO CONSENZIENTE.
Io nel loro letto non mi ci ficco proprio, non uso nessuno strumento per discutere sulla loro sessualità, e quantunque ne avessi uno me l'hanno "garbatamente" tolto. E parlano di dialogo! Io penso a qualcun altro. Davvero a qualcun altro.

Quanto alle "strumentalizzazioni" di casi, cose e persone, stendiamo un velo pietoso e silenziosamente.
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#14   22 Aprile 2006 - 21:53
 
Quello che vuole farci notare Leilani, la di là del caso, è che dobbiamo convincerci di quanto non ci sia niente di sporco/malato/perverso nella sua vita.
Io sono un esemplare umano inserito in un contesto collettivo e le riferisco quanto segue: non me ne frega assolutamente nulla.
Se lei è buona, brava e bella, si feliciti con se stessa. Chi sostiene il contrario?
Ho buon gioco nel dire che la bontà della mia paternità è stata anche troppo oggetto di scherno, la bontà della mia sessualità è stata anche troppo oggetto di scherno, la bontà dei mei valori sono stati anche troppo oggetto di scherno.
Quindi, facciamo a fregarcene delle pie intenzioni di ciascuno, che è fin troppo chiaro che a pigliarne uno per uno siamo tutti bravi.
Rubytuesday ha detto ben altro e a me questo è stato chiaro.

Riccardo
utente anonimo

#15   22 Aprile 2006 - 22:06
 
Di nuovo la retorica del patetico. Notare: sporco/malato/perverso. Una triade che non ho affatto evocato nei miei interventi. Io ho parlato di patologia, non di sporcizia o di perversione. Ma l'argomento, non potendo essere affrontato, dev'essere affossato. Ergo: riconoscere che una condizione psicologica che concepisce la sessualità bloccata alla sola genitalità ha tratti patologici significa anche dare al "malato" del perverso e dello sporco. Così la buttiamo come si suol dire in vacca e abbiamo l'autorizzazione sociale per attaccarci alle tende come Francesca Bertini.

Bernardo
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#16   22 Aprile 2006 - 23:08
 
Bernardo, questa è la cosa sconvolgente: se uno addita uno o più fatti, se uno fa presente la cultura deficitaria nella quale hanno origine certi orrori, capiscono subito che ce l'hai con loro e ti mettono in bocca che li hai unti con ogni lordura.
Vittime, sanno solo fare le vittime, e Dio ci scampi... E' solo un pretesto, che se le lacrime fossero un'arma della verità, i bambini col loro pianto avrebbero vinto contro la fame, gli abusi e gli assassinii.
Gradirei che evitassero di paragonarsi, anche se idealmente, nella sofferenza a vittime di ben altri drammi che l'incomprensione.
Non gliene frega un cazzo dei bambini, che piangono da mo', poiché tengono a dimostrare che tutto è ovvio, logico e ordinato nella loro follia.
Ma cosa c'è di ordinato al mondo?
Non ti sembra un po' paradossale, surreale, quest'ordine, quest'ovvietà della loro ragione, sbandierati nonostante siamo al cospetto dell'orrendo caos che ci circonda?
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#17   23 Aprile 2006 - 01:24
 
Quanto mi sta sulle palle sto' Ago86.
"sia più chiara, wawa wawa", è evidente che chi ha scritto questo post ha coinvolto una moltitudine di gente. Che volete nomi e cognomi per sapere se siete ritenuti innocenti?
utente anonimo

#18   23 Aprile 2006 - 06:25
 
Sono anni che mi picchio con questa cultura di Lapalisse e del "non pensiero". Il minimo e' che ci si becchi del fascista solo per aver detto che i mammiferi sono maschi e femmine. Capito come sono "democratici"? Ne trovassi uno - dico uno - che portasse argomenti razionali. Il bello e' che se ti spingi a guardare il paradosso della societa' repressiva vittoriana col senno di poi e consideri che con i suoi divieti cercava proprio di evitare le peste in cui ci rosoliamo allegramente da decenni... pure gli amici libberali-cattolici-democratici ti danno di fascista. Manco si fosse teorizzato di mettere gli omo in un lager... cosa che, per altro, i fascisti non fecero mai, mentre i loro concorrenti, che ora stanno in un parlamento "democratico" ne ammucchiavano le ossa un po' dappertutto. E' il solito problema di ogni ideologia che viene usata come un setaccio: dopo qualche assaggino per assicurarsi che il sistema funzioni ci fai passare tutto quanto, compresa la natura. E ce ne fosse uno che ci ripensa o dubiti un tantino di essere stato preso in giro. Tante belle macchinette che prendono i pensieri gia' pensati, "pigramente scusandosi che qualcun altro ha gia' fatto lo sforzo" (di pensare). E diciamocelo chiaro e tondo che pensare e' un'attivita' controrivoluzionaria... cosi' non ci pensiamo piu'. :-)
utente anonimo

#19   23 Aprile 2006 - 13:17
 
#17: innanzitutto chiedi scusa, perché ciò che ho detto nel mio commento era riferito ad un precedente commento di ruby, che mi è parso, a mio dire, poco comprensivo, soprattutto temevo la reazione di Leilani, che se proprio lo volete sapere, è mia sorella. Volevo a tutti i costi evitare un flame reciproco, non ci sono riuscito, ma almeno ci ho provato. Tu, #17, per cortesia stai zitto, va bene? Perché è evidente che non mi conosci, infatti mi hai anche messo tra gli omosessuali, ma non lo sono, e anzi hai insultato un'intera categoria, e ti sei pure nascosto nell'anonimato, il codardo. Se proprio lo vuole sapere, non sono neppure un cattolico progressista, come può evincere da altri commenti su questo blog, quindi non ha la benché minima idea di chi sono, eppure si permette di giudicarmi, paragonandomi perfino ad un infante. Per favore chieda scusa, e se non vuole scusarsi con me lo faccia almeno con Leilani o con la categoria a cui appartiene, in quanto non ha idea di cosa si prova a stare dall'altra parte.
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#20   23 Aprile 2006 - 13:27
 
Certo caro anonimo (ci conosciamo? ;) ), fanno finta di non capire che rispetto alla discriminazione, alla lagerizzazione, alla gratuità dell'insulto percorriamo la stessa strada e al loro fianco, ma poi c'è un bivio opportuno, nel momento in cui si parla di altri che sono altro da loro, che non possono parlare per se stessi.
E c'è una difesa coerente (ed è la mia per esempio), di questo "altro", condotta parimenti nella battaglia contro l'aborto come in quella contro certe aberrazioni della fecondazione in vitro.
E' persino in questa difesa che si osserva quanto siamo divisi, lontani anni luce, e quindi non si spiega tutto questo loro "amore" spuntato come un fungo per i bambini, questo blaterare di voler fare l'interesse dei bambini.

La cosa allucinante è che c'è da scommettere sul loro plauso nei confronti del giudice sudafricano il giorno che ha negato l'affido di Jandre al padre. Ecco una cosa buona e giusta, avranno giurato. Nessuna discussione ma un detto-fatto, alla cieca, o perché accecati dalla stupidità di una retorica fasulla.

Ho letto un'intervista di una ragazzina nata in seno a una coppia lesbica grazie alla fecondazione in vitro, parla come una suffragetta degli anni '60, proclamando l'assoluta inferiorità del maschio, senza che l'intervista andasse in quel senso...
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#21   23 Aprile 2006 - 14:09
 
Ago, lascia perdere il #17, per favore, il mezzo informatico non consente a nessuno di capire tutto.

Spiega invece a Leilani che è inutile che cerchi di leggere qui insulti gratuiti rivolti alla sua persona, si evince credo abbastanza facilmente che se c'è qualcuno o qualcosa che viene messa in discussione questa è la cultura grottesca e paradossale che culla le persone come lei.
Se solo capisse che è proprio questa cultura paradossale che ha scatenato la violenza di Engeline e che non le ha affatto permesso di godere di nessuna consapevolezza.
Mi si potrà almeno consentire di piangere per un bambino piuttosto che rallegrarmi per una realtà che accetta supinamente ogni corbelleria retorica e che non si rende conto di ciò che distrugge, e parlo sia per la signora Engeline che per il piccolo Jandre?

il mio comm. precedente era per #18
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#22   23 Aprile 2006 - 16:41
 
Ruby: Il #18 era l'amnesiosauro, naturalmente. Ma guarda come te la girano... i "diritti delle minoranze" quando fa comodo e la responsabilita' personale quando accadono i disastri; cosi' le ideologie ne escono sempre pulite. Si sono fatti fare il diritto su misura da chi pensava cosi' di farsi perdonare le colpe dei padri. Si sono inventati il diritto ereditario per ricattare tutta la societa', quello delle minoranze per papparsi il pappabile, e ricorrono a quello ordinario solo quando si mette male. Si tratta di supercittadini, evidentemente. La solita formuletta che vale per tutti tranne per i fascisti che si beccano le colpe di comunisti, nazisti, omofobi, xenofobi e tutta quella brutta gente da "rieducare" come chi scrive: fascista pure lui perche' ritiene che da questo casino non se ne esca per via democratica. Se si aspetta che si crei una cultura della responsabilita' e del buon senso che faccia ragionare questo mondo di individui viziati e infantili: campa cavallo.

Lo PseudoSauro
utente anonimo

#23   23 Aprile 2006 - 17:22
 
Sauro, non ti daranno mica del fascio perché sostieni che la democrazia è la fanfaluca delle oligarchie? :D

La via "non democratica" di soluzione più che un'affermazione, una pretesa, la leggo purtroppo come un vaticinio, una preveggenza.

Sante parole: il diritto collettivo delle minoranze mi viene sparato in faccia con un fucile caricato a pallettoni, mentre scatta la responsabilità individuale non appena la minorata della minoranza commette la sua atrocità, così ci dissociamo bellamente e si organizza un piagnisteo sulla strumentalizzazione del caso.
Sono fatti così: vaglielo a spiegare quando pasteggiano strumentalizzando la Santa Inquisizione per dare addosso alla Chiesa attuale, la differenza tra loro e me è che io non gli ho mai detto di andarsela a pigliare con Torquemada (come qui si vuole suggerire di pigliarmela con l'assassina), ma mi sono presa le mie belle responsabilità morali persino di un'epoca storica che non mi appartiene. Senza fare eticismi storici che trovo assurdi, ma guardando solo e soltanto al travisamento del messaggio cristiano, perché a tutt'oggi continua imperterrito.
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#24   23 Aprile 2006 - 18:33
 
"il diritto collettivo delle minoranze mi viene sparato in faccia con un fucile caricato a pallettoni, mentre scatta la responsabilità individuale non appena la minorata della minoranza commette la sua atrocità, così ci dissociamo bellamente e si organizza un piagnisteo sulla strumentalizzazione del caso."

Brava, metterei questo ulteriore sviluppo scaturito dai commenti tra le menzogne: la menzogna numero cinque?
utente anonimo

#25   23 Aprile 2006 - 19:55
 
Anonimo: 5, 6 o 7 che importanza ha? Tanto chi sia bugiardo o meno lo stabilisce l'auctoritas di turno a suo insindacabile giudizio. Motivare le proprie opinioni sarebbe chiedere troppo? Peggio dell'Inquisizione.

Lo PseudoSauro
utente anonimo

#26   23 Aprile 2006 - 20:11
 
Guarda Sauro, non credo che l'anonimo fosse ironico, tant'è che ho accolto la sua osservazione, o meglio, la tua.
Che poi a rileggermi è un'osservazione (anche se meno incisiva) che avevo anche fatto tra i commenti per Leilani, per la precisione al #8: attribuire responsabilità, non lavarsi le mani!
E' troppo per alcuni partecipare della morte di un bambino e sentirsi responsabili, anche a causa della propria battaglia inane?
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#27   23 Aprile 2006 - 20:52
 
Si spera sempre che gli oppositori abbiano senso dell'umorismo, ma vedo che anche questo sta da una parte sola. Mi scuso per l'equivoco. Rimane il fatto che la vita umana e' un optional se paragonato alla felicita' di genere - sarebbe fin troppo facile giocare con le due ultime parole.

Lo PseudoSauro
utente anonimo

#28   24 Aprile 2006 - 07:20
 
Ma dai...:-)...

1) Chi vuole il matrimonio omosessuale tou cour in italia?

2) Di casi di cronaca violenti e pradossali afferibili alla famiglia tradizionale purtroppo ce ne sono a bizzeffe...utilizzando lo steso criterio dovremmo dichiarare chiusa l'esperienza della famiglia tradizionale.

Hai fatto un post tra Diamanti e Rossella...:-)..
Ciao Rubina.
utente anonimo

#29   24 Aprile 2006 - 10:56
 
Gia', anonimo... un ragionamento assai profondo e raffinato, il tuo. Nessuno vuole il matrimonio omo in Italia: ce lo siamo sognati. Quanto al paradosso successivo si raggiungono vette d'incommensurabile altezza: se un modello di famiglia anomalo mostra di non funzionare, basta rimarcare che quello tradizionale non e' esente da difetti per inferirne che e' tutto da rifare. Insomma il buon vecchio Marx rivisitato e corretto e' sempre la soluzione auspicabile; e poi funziona sempre... La natura ha bisogno di correttivi perche' non si lascia rieducare docilmente. L'eticita' lasciata alle personali convinzioni dell'individuo dev'essere sostituita con un'altra che piova loro in testa dal Nulla in persona. La prole la si fa in catena di montaggio e poi la si affida in appalto alle cooperative autogestite. Una soluzione all'avanguardia.

Lo PseudoSauro
utente anonimo

#30   24 Aprile 2006 - 11:52
 
Eheheheh. Sì, Rossella...
Anonimo, tu invece hai fatto una bella lettura alla Capezzone: non solo non lo hai letto tutto il post, ma tiri le stesse conclusioni di superficie.
Caro Cumpa', "pochi" mi chiamano Rubina, dunque vorrei che riflettessi su alcuni fatti:
1) i crimini nella famiglia ordinaria dovrebbero indurci a fare qualcosa, non a bearci delle "convergenze parallele" con la famiglia en travesti.

2) il padre pedofilo, commette il crimine poiché pedofilo, giusto?

3) la madre "snaturata" assassina il figlio poiché snaturata, giusto?

4) il nipote tossico deruba la nonna perché è tossico, giusto?

5) Nel crimine in oggetto abbiamo una signora affidataria, lesbica, che ammazza un bambino perché nella sua testolina di lesbica gradiva essere chiamata Papà, giusto?

Si traggano le conclusioni.
Le mie sono le seguenti: ogni criminale ha un sostrato d'inquietudine e disagio che lo porta a commettere un atto di grande gravità.
Essere "snaturate" in sé non è necessariamente IL crimine, così come non lo è essere "tossici", esattamente quanto essere "lesbiche", "punk", "comuniste", "liberiste", "femministe", "integraliste religiose", etc.
Il problema è quando "essere qualcosa" ti crea UN problema, giusto?
Cosa significa per la signora sudafricana in questione? Che evidentemente il suo essere lesbica costituiva un disagio e che nessuno se ne era accorto, anzi, tutti ad ammirarne l'outing e piglio "paterno".
Continuiamo così.
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#31   24 Aprile 2006 - 13:16
 
A scanso di equivoci:

Il primo che mi dice che ho fatto l'equazione lesbica=criminale, si becca la patente di OTTUSO.
Se queste sono le letture, non c'è da meravigliarsi che taluni siano preda delle ideologie, poiché incapaci di pensare, assumono il già pensato.
Se un povero ruba, non è che essere poveri è un crimine, ma è la sua condizione, la sua identità, ciò che è, ad essere mal metabolizzato che lo induce a un crimine.
E chi lascia persone come queste nel proprio disagio, anzi ce le culla pure nel conflitto, è RESPONSABILE di qualunque cosa tali disagiati commettano.
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#32   24 Aprile 2006 - 13:38
 
Sono esterrefatto.

1) I sostenitori del matrimonio omosessuale ci sono anche in Italia, eccome. Ufficialmente per ora si limitano ai PACS ma è chiaro a tutti - e alcuni lo dichiarano - che si tratta di una formula di transizione verso il matrimonio vero e proprio (sta accadendo in Francia, per esempio).

2) Che minchia c'entra la famiglia tradizionale? Suvvia, signori, il principio di causa. C'è una causa e c'è un effetto. L'effetto qui è un brutale omicidio, consumato ai danni di un bambino. La causa è l'ego scomposto di una lesbica. Sì, amici cari, la causa qui è solo ed esclusivamente la condizione omosessuale, apparentemente sintonica e vezzeggiatissima dalla società, di quella signorA. Che delitti del genere avvengano anche all'interno di famiglie tradizionali è verissimo ma quanti casi possono essere imputati alla famiglia tradizionale in quanto tale? Nessuno. C'è il genitore assassino che uccide perché pedofilo, perché povero, perché tossico o alcolista, e via dicendo, di sicuro nessuno, però, uccide per il solo fatto di essere genitore ed eterosessuale. Qui, invece, abbiamo una lesbica gratificata dalla società con la follia di un indebito ruolo paterno che si dimostra incapace di gestirlo addirittura fino al più efferato dei crimini. IN QUANTO LESBICA.

Bernardo
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#33   24 Aprile 2006 - 14:19
 
Immaginiamo il caso seguente. Una vedova con un figlio di quattro anni si risposa. Il nuovo marito pretende di essere chiamato «papà» dal bambino, che rifiuta. Il patrigno allora assale brutalmente il piccolo e ne causa la morte. È un casus fictus, ma verosimile: qualcosa di analogo è sicuramente successo più di una volta (la cattiva fama di patrigni e matrigne non è del tutto campata in aria, checché ne dica la political correctness). Tanto più che i patrigni che vogliono essere chiamati «papà» devono essere sicuramente di più delle lesbiche ossessionate dallo stesso desiderio (prima di imbattermi in questo post non avrei mai supposto l'esistenza di queste ultime, lo ammetto).

Cosa concluderne? Qui abbiamo un patrigno gratificato dalla società con la follia di un indebito ruolo paterno che si dimostra incapace di gestire, addirittura fino a commettere il più efferato dei crimini. IN QUANTO PATRIGNO. Quindi dovremmo condannare recisamente le seconde nozze delle vedove, giusto?

O no?
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#34   24 Aprile 2006 - 14:59
 
Mi spiace per lei: no. Tralasciando per un attimo il non secondario elemento che qui il padre c'era ed era in perfetta forma (nel caso del patrigno la legge non può impedire alla madre di risposarsi mentre qui essa è parte in causa e legittima addirittura l'affidamento), il ragionamento non regge comunque. Perché nel caso del patrigno non è la sua condizione di patrigno a renderlo violento e inaffidabile ma, evidentemente, qualche squilibrio psichico a monte. Non potendo porsi un nesso causale evidente tra la condizione di patrigno, la follia e l'omicidio la sua ipotesi appare destituita di ogni fondamento. Anche nel caso in esame, infatti, la follia non deriva dall'affidamento in sé ma dalla condizione di lesbica dell'affidataria. Il nesso causale è qui tra omosessualità e follia omicida (così come, nell'altro caso, si pone tra disagio psichico a monte e follia omicida del patrigno). Ergo, ordinando il discorso secondo logica, appare inopportuno affidare bambini a degli omosessuali tanto quanto appare poco opportuno affidarli a persone che manifestino evidenti problematiche psicologiche.

Bernardo
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#35   24 Aprile 2006 - 15:28
 
Il «non secondario elemento» è in realtà secondario: se il padre del bambino sudafricano fosse morto, e per il resto le cose si fossero svolte nello stesso modo, suppongo che questo non vi avrebbe impedito di parlare della «follia» delle lesbiche, giusto?

Per il resto: non vedo perché non si possa dire anche dell'assassina che non è la sua condizione di lesbica a renderla violenta e inaffidabile ma, evidentemente, qualche squilibrio psichico a monte (come appunto nel caso del patrigno: il mio era evidentemente un ragionamento per assurdo). E che non potendo porsi un nesso causale evidente tra la condizione di lesbica, la follia e l'omicidio, la sua ipotesi appare destituita di ogni fondamento.

Lei, caro Bernardo, ha affermato:

Questa illustre signora dal calcione facile è invece violenta perché lesbica, perché in uno stato di conflitto psicologico irrisolto che l'atteggiamento del bambino porta a galla, perché tale conflitto non è causato da "chiusure" sociali (la società, anzi, appare in questo caso apertissima e, aggiungo io, complice del crimine) o da un ego non sintonico ma dalla condizione omosessuale in sé.

Fare considerazioni psichiatriche a distanza, su un soggetto che non si conosce, non è cosa facile. Come fa a dire, in particolare, che l'ego della signora è sintonico? Come a conoscere i suoi conflitti interiori? Sbaglio, o le sue informazioni sul caso sono le stesse che ho io, e si basano sulla notizia postata dalla nostra gentile ospite? Siccome poi non mi pare che esista una vasta casistica di donne omosessuali che hanno ammazzato il bambino della compagna, direi che la spiegazione più economica è proprio quella di gran lunga più ovvia (ovvia per tutti meno che per lei e qualcun altro): che quella donna era, molto semplicemente, pazza.
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#36   24 Aprile 2006 - 16:15
 
Proprio per niente. In realtà i veri quattro gatti, chiassosi magari ma sempre quattro gatti, sono quelli come lei che, esponendosi al ridicolo di contraddire l'evidenza, pensano sia giusto e moderno continuare a spacciare l'omosessualità per una semplice "variante" della sessualità umana. Io direi più propriamente della genitalità: una genitalità che nega strutturalmente la funzione della sessualità, che in natura è e rimane la procreazione. Se non c'è del patologico qui, non vedo proprio dove possa essere.
E infatti lei, come tutti quelli come lei, dopo aver fatto un'osservazione come la precedente che potremmo definire una vera e propria "paralogia" (#33), non trova niente di meglio da fare ora che arrampicarsi sugli specchi del relativismo più vacuo.
Bene, vediamo queste carte allora.

Come fa a dire, in particolare, che l'ego della signora è sintonico?

Non lo dico io ma la definizione di ego sintonico. La signora in questione ostentava la propria condizione, conviveva pubblicamente con una donna, chiedeva con quest'ultima l'affidamento di un bambino. Se questo non è ego sintonico (che voleva? i manifesti?)! Il fatto che poi la definizione di ego sintonico sia una solenne boiata inventata da psichiatri vanverologi per giustificare le loro mutande calate davanti alle pressioni politiche, è altra cosa.

Come a conoscere i suoi conflitti interiori?

Questo non fa che confermare quando già detto precedentemente. L'ego sintonico è una fesseria: la psicologia omosessuale si fonda su un profondo squilibrio interiore.

Sbaglio, o le sue informazioni sul caso sono le stesse che ho io, e si basano sulla notizia postata dalla nostra gentile ospite?

In quanto riferito da Rubytuesday è chiarissimo che l'azione delittuosa trae le sue motivazioni dalla condizione di lesbica della signora. Una donna che ammazza un bambino perché non la considera un uomo (e un papà) non è solo una pazza ma è pazza perché lesbica.

Siccome poi non mi pare che esista una vasta casistica di donne omosessuali che hanno ammazzato il bambino

Se è per questo non esiste neppure una vasta casistica di donne sposate tra loro, per fortuna. Quando ciò accade, però, la tragedia (non necessariamente l'omicidio) è dietro l'angolo. Rubytuesday ricordava infatti, giustamente, anche il caso della donna transessuale che la figlia disperata si rifiutava di chiamare "Enzo".

In natura i bambini nascono dall'unione di un uomo e di una donna. Una legge che pretenda di gratificare con dei figli una sessualità bloccata alla pura genitalità ma non per questo autocosciente di sé e immune da atteggiamenti queruli in materia è semplicemente ottusa e criminale.
Le esternazioni di pseudopensiero liberal, che pensa di poter cancellare la natura e i diritti che dalla natura procedono, soprattutto quelli dei più deboli e indifesi, a colpi di codice civile non nascondono solo un'abissale dabbenaggine conformistica ma anche tutta la profonda povertà intellettuale del cosiddetto mondo progressista.

Bernardo
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#37   24 Aprile 2006 - 17:45
 
Abbia pazienza, caro Ut2006, graditissimo ospite, ma qui è sufficiente farsi i conti sulla mano!
Se da un lato abbiamo un patrigno sciroccato che si mette in competizione con una figura paterna (deceduta o vivente che sia, rimane un fatto abominevole), dall'altro abbiamo una tizia -sicuramente sciroccata- ma che all'anagrafe biologica e civile fa Engeline e che si mette in competizione con una figura maschile e paterna (due), disseppellendo una rabbia supplementare.
Caro ospite le è sfuggito ciò che all'innocenza non era sfuggito, ma è chiaro che l'innocenza può solo soccombere davanti alla follia retta persino dall'accondiscendenza, tutti gli altri invece è sufficiente che si mettano d'accordo, persino contro il linguaggio stesso.
Lei che sa di logica e paralogica, come mai succede ciò?

Saluti
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#38   24 Aprile 2006 - 18:17
 
Ho letto recentemente la storia di uno stupratore che ha passato qualche mese in galera, e che poi un giudice a corto di flame, ha rimesso in libertà. Passato qualche tempo, lo stupratore ha rapito un bimbo di 13 mesi e lo ha ammazzato, pare, a colpi di badile. Non vorrai con questo, Rubytuesday, criminalizzare la categoria (scusa la parolaccia a sfondo razzista) degli stupratori?
Di questo passo chissà dove arriveremmo. Io ho conosciuto una coppia di miopi, in cui la lei (progenitrice B, per intenderci) stravede per Elio Vito e a volte indossa la pelliccia di visone. Cosa dovremmo fare, mandare tutti i miopi a raccogliere fragole in Siberia?
Comunque, hai un'avvenire come intrattenitrice televisiva: lo scoop di Ago e della sorella farebbe morire d'invidia la Carrà, la De Filippi o come si chiama. Spriamo che la piantino qui con le rivelazioni, perchè la nostra pruderie è già ampiamente soddisfatta...
E poi, al di là delle parole, si vede lontano un miglio (anche i miei amici miopi se ne