martedì, 24 ottobre 2006,ore 02:58
Veni Sancte Spiritus
la lettera uccide, lo Spirito da' vita. (II Corinzi 3,6)
Sotto queste pietre potrebbe essere sepolta un'amica iraniana, irakena, saudita, yemenita, nigeriana, sudanese, afghana.
Io non posso dialogare con chi crede fermamente che questa sia la volontà di Dio: non ci sono molti margini per un confronto.
Io intendo rivolgermi unicamente a coloro che, sauditi, yemeniti, nigeriani, sudanesi etc., credono profondamente che quel cumulo di pietre sia un orrendo arbitrio.
Gli unici che non parlano mai di queste pietre, ma che sono sempre pronti a additarci nostrane "pietre dello scandalo", sono i dialoganti de noantri, tutti tesi a innalzare templi all'islam (prima ancora di abbattere le iniquità), a moralizzare l'occidente (supponendosi moralmente retti), a moraleggiare sul conto dell'ateo devoto (poiché "divorziato, concubino, inquisito, ricco", non importa se poi è disposto a difendere una piccola vita in embrione persino davanti alla soglia dell'inferno), a magnificare le virtù levantine e tributare all'islam uno dei principali pilastri teologici della Chiesa come san Tommaso (trascurando deliberatamente che Tommaso leggeva già Aristotele, che chiamava "Il filosofo", contrapponendosi criticamente a quello che definiva "il commentatore", Averroé), alla maldicenza greve nei confronti di altre culture e genti, a esaltare la sobrietà e la pacatezza di un Ahmadinejad: evidentemente hanno, con i depositari islamici della verità, tante cosine da dirsi e da condividere... Sì, "Indovina quanti sassi".
Ve le ha cantate: rubytuesday
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