WHEN SOMEBODY LOVES YOU... (ALL THE WAY)
"Embrione «selezionato» per evitare tumore
Primo caso in Gran Bretagna di diagnosi pre-impianto allo scopo di scongiurare lo sviluppo di un cancro ereditario"
Lo sgomento di WRH e de il Foglio, viene deriso da Bioetiche, il quale a chiosa del suo compiacimento per l'avvenimento scientifico, aggiunge un'amena parabola: quella dello sfigato che non riesce a raccogliere una banconota da cinquecento euro a causa delle sue innumeri sindromi ansiose; poi, in seguito, ci serve il conto della serva circa l'ammontare di euri che il Foglio si papperebbe grazie al contributo statale sull'editoria.
Si vagheggiava di una replica ben argomentata, poiché il Massimo Adinolfi a Bioetiche gli ha appioppato un "bene, bravo, bis", ma tant'è... questo è il mondo.
"Questo è il mondo!" diceva Totò palpeggiando il sedere di Peppino in "Letto a tre piazze", il quale di rimando gli rispondeva, levando la mano irriverente di Totò con stizza: "No, "questo" non è il mondo!", e Totò: "Lo dice lei!".
Già, lo dice lui! Ogni culone ingombrante diventa IL mondo. E ognuno può argomentare a piacimento per pararselo.
In un certo mondo si trascura amabilmente di parlare di quanti embrioni si siano immolati sull’altare del salutismo, forse perché non sono importanti. Si trascura affabilmente di chiarire una lieve schizofrenia come questa: su tre, quattro, otto embrioni, solo uno è un bambino! Gli altri? Brodo sporco.
Sì, perché questo embrione che poi è stato impiantato, sprizzante salute da tutti i pori, invece, è considerato un bambino!
C’è scritto sul Corsera: “bambino”. Ah sì? Ora è un bambino?
E’ molto semplice, il linguaggio di quel mondo può subire una mutazione come il gene RB1 imputato del retinoblastoma: dunque, quando gli embrioni si abortiscono non sono bambini, quando si selezionano non sono bambini, non lo sono quando stanno nei freezer delle botteghe genetiche, ma diventano bambini non appena si impiantano in uteri compassionevoli, anche se misurano poco più di qualche micron. A volte li chiamano bambini in quella medesima temporalità che li vede embrioni, dipende. Ci dev'essere lo zampino di Harry Potter.
“Ora la Signora è incinta”, c’è scritto. Ma davero davero? E cosa contiene oggi la sua amorosa pancetta?
Non mi va di attaccare nessuno, ma mi aspettavo argomenti sull’argomento e non discorsi frivoli che portino a parare sull’editoria.
Quella scienza che per sconfiggere il cancro attua una mattanza non è scienza.
Il discrimine? E’ stare bene, ovvio. E’ questo che qualifica l’umanità: l’uomo (oltre che a una scimmia) è un gaudente rubicondo e paffuto.
Ma in quale mondo?
E tutte quelle promesse di una scienza in grado di togliere la sofferenza al sofferente, dove sono?
No perché noi non siamo affatto quelli che anelano alla sofferenza, noi abbiamo l'ambizione di occuparci di ogni sofferenza specifica, per rimuoverla.
Certo che così, signoramia, si fa prima, neh? Quello no, quello no, questo sì, ecco qua!
Carissimi, la selezione delle pere la so fare anche io al mercato, non è necessario prendersi una laurea, e se tutto quello di cui avevate bisogno per le pere è un microscopio elettronico a scansione, cari miei, io ve ne ho già pagato uno atomico, finanziando lautamente la “ricerca”. Ora la mattanza che la finanzino quelli che c’hanno il culo, così favorito dalla sorte, da trovare cinquecento euro per terra.
Sì, perché questa conquista scientifica per un certo mondo ha un valore sicuro, tangibile ed equiparabile a cinquecento euro recapitati dalla sorte...
Ma certamente, non possiamo mica esimerci: una tale occasione merita un guizzo vigoroso, un tuffo a pesce come su una banconota solitaria!
Accapigliatevi adorabili meschinelli!
L’amore che attua una selezione così inumana non è amore, forse è ammore, con due emme, ma è taroccato.
Parlo dell’amore per la scienza, dell’amore per l’umanità, dell’amore di una madre.
L’amore di cui si appropriano i predatori degli inermi è fastidioso.
A me fa schifo questa scienza inutile che non è in grado di fare altro che una cernita. Mi fa schifo.
Adinolfi non si può permettere di dire molto di più che “bravo bravissimo”, e lo comprendo sentitamente, ma io sì, io posso dire invece che questa è una cultura che la sofferenza crede di poterla eliminare a monte, approntando un bel secchio della spazzatura destinato ai malati, con pessimi risultati, del resto, per chi è scampato alla cernita, ché le malattie geneticamente trasmissibili sono davvero il misero pugno che possiamo estrarre da un vaso di Pandora senza fondo.
Un suggerimento: quando qualcuno dice di amarvi, mentre si para il didietro, è d’uopo scappare a gambe levate, nonostante cominci a seminare, nel rincorrervi, qualche banconota di grosso taglio.
Ve lo devo persino dire?