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Di cultura & società con tanto di colonna sonora. Come a dire: canta che ti passa. (dopo avermi letto canticchierete tutto il giorno)

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odi et amo
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"Senza l’imperialismo del concetto, la musica avrebbe preso il posto della filosofia: sarebbe stato il paradiso dell’evidenza inesprimibile, un’epidemia di estasi." E. M. Cioran
"L'inferno è pieno di amanti della musica." G. B. Shaw
"Là dove si arresta il potere delle parole, comincia la musica." R. Wagner
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"C'è un famoso detto classico, ormai divenuto proverbiale, secondo cui l'uomo "che non ha musica in sé" o è un asceta o una bestia." Gandhi
"L'uomo è un essere che fa rumore, cattiva musica e lascia abbaiare il cane. Solo qualche rara volta sta zitto, ma allora è morto." K. Tucholsky
"Quando sei stato usato come strumento, non aspettare che finisca la canzone." S. J. Lec
"Si dovrebbe, almeno ogni giorno, ascoltare qualche canzone, leggere una bella poesia, vedere un bel quadro, e, se possibile, dire qualche parola ragionevole." W. Goethe
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giovedì, 02 novembre 2006,ore 21:45

Don't worry, be happy

Volevo intitolare questo post con la canzone di Al Bano "Felicità" (è un bicchiere di vino con un panino), ma poi mi sono vergognata di questa quota di crudeltà che in verità era scaturita dalla visione della trasmissione di oggi dell'Augias nostro, impreziosita dall'ospitata di un fine filosofo morale, Eugenio Lecaldano, del quale è uscito per Laterza un sottilissimo librettino piuttosto divulgativo sull'etica ("Un'Etica senza Dio", pp.109, 12 euri).
Del resto Lecadano dirige per la stessa editrice una collana sull'omonimo tema "Etica Pratica": un titolo che sembra richiamare quella manualistica for dummies.
Lecaldano annuncia cose nuove, dunque, ché l'etica senza Dio non s'era davvero mai vista.
Presso Augias, il filosofo (stranamente intimorito e balbettante per essere un oratore d'ateneo), fa decisamente il verso a Sam Harris (per delucidazioni rimando allo straordinario post di Bernardo) a proposito della felicità (paraponzi ponzi pà) come primum movens dell'etica.
Poi, tanto per scrollarsi di dosso il fardello di Dio, annunciando che non c'è alcun bisogno di Lui per essere buoni, il filosofo comincia a fare un discorso fumoso intorno all'innatismo della solidarietà umana.
"Ama il prossimo tuo come te stesso": non importava mica che ce lo venisse a raccontare Dio, lo sapevamo già, dice.
Poi dice, il filosofo, che persino i bambini che ignorano il concetto di Dio hanno misericordia per la sofferenza dell'altro.
Ecco un consequenzialista al quale è scappato un forzoso deontologismo bello cavo, vuoto, privato com'è del suo fondamento.
A me invece è scappato da ridere, tanto la mia lunghissima esperienza di osservazione dell'infanzia e relativo sviluppo psicomotorio e neurolinguistico, me la dice lunga.
E' noto quanto ami la specificità dell'universo infantile, ma se c'è uno al mondo che non ha un'etica solidale, che non ha idea e non intende ragione del significato del pianto straziato del pargolo a fianco nel momento in cui gli ha quasi strappato un occhio pur di sottrargli il giocattolo dalle mani, quello è il bambino, prima che apprenda dall'adulto a dire "poverino!".
Non c'è un innatismo della bontà, mi spiace dirlo al filosofo, quando solo davanti alla fila alle poste diventiamo delle belve individualiste assetate del sangue del primo che sgarra, avesse anche un'impellenza mortale.
Questa stessa osservazione al Lecaldano gliel'ha fatta persino (!) lo stesso Augias, per dire, e questi per tutta risposta ha annaspato nel vuoto insonoro delle sue esternazioni oracolari.
Dalle mie parti si dice che Ernesto "ha visto un bel mondo". Ma quale?
"L'Etica deve necessariamente prescindere dalla divinità per godere di un'operatività e di una cogenza erga omnes e, quindi, avere un ruolo di regolazione dei complessi rapporti sociali e storici esistenti", ma certo, avete capito angelici pargoli? fate così!

"Lasciate che i bambini vengano a me e non impediteglielo, perché Dio dà il suo regno a quelli che sono come loro. Io vi assicuro: chi non l'accoglie come farebbe un bambino non vi entrerà"
(Lc 18, 16-17)

Perché i bambini (e qui sta la loro forza) volentieri "vanno verso", volentieri apprendono, accolgono in seguito la bontà da chi è in grado di indicargliela. E chi gliela indica l'ha appresa a sua volta da un Bene, IL Bene, che non ha mai cessato, nella Storia, di mostrarsi.
 
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note
domenica, 29 ottobre 2006,ore 20:30

Like A Rolling Stone

A proposito di pietre vaganti, l'ateo e il caro cristiano che esortano me cattolica ad apprezzare i pilastri dell'Islam, non foss'altro che nel Corano sono contenuti pure Gesù, Giuseppe e Maria (contenuti dei quali parlerò in seguito), mi fanno sbellicare.
Mi astrologo ogni giorno su quali siano le cose che possiamo condividere.
Qualcuno potrebbe essere portato a rispondere: Dio!
Ma le cose stanno così:
"La ragione è un dono di Dio che non può essere al di sopra di Dio. Questo è il punto centrale di Ibn Hazm; un punto che è stato parafrasato in forma mutilata dalle dotte fonti di Benedetto XVI. Ibn Hazm, come i teologi Ashariti con i quali spesso polemizzava, insisteva sull’assoluta libertà dell’agire di Dio. In ogni caso Ibn Hazm riconosceva, come molti altri teologi musulmani, che Dio sceglie liberamente, nella sua compassione verso le sue creature, di agire ragionevolmente in coerenza con se stesso, così che noi possiamo usare la nostra ragione per allineare noi stessi alla guida e agli ordini di Dio.
Ibn Hazm, come molti altri teologi musulmani, teneva fermo che Dio non è esternamente vincolato da niente, nemmeno dalla ragione. Comunque, in nessun punto Ibn Hazm sostiene che Dio non impegna se stesso liberamente e non onora questo suo impegno. Questo divino libero autoimpegnarsi è detto nel Corano ‘kataba rabukum ala nafsihi al-Rahma’ (il tuo Dio ha impegnato se stesso alla compassione). La ragione non deve essere al di sopra di Dio, né essere esternamente normativa per lui. Può essere normativa solo per grazia di Dio, a motivo del libero impegnarsi di Dio stesso ad agire in coerenza con sé.
Per credere in quest’ultima proposizione non c’è bisogno di essere irrazionali o irragionevoli, con un Dio irrazionale o bizzarro! Il contrasto tra cristianesimo e islam su questa base non solo è ingiusto, ma anche equivoco. Non c’è dubbio che il papa si sforzi di convincere una università laica che la teologia ha un posto in un contesto basato sulla ragione. Tuttavia, questo non dovrebbe arrivare fino al punto di assoggettare Dio a una ragione che lo vincoli dall’esterno. La maggior parte dei grandi teologi cristiani, compreso l’amante della ragione Tommaso d’Aquino, non hanno mai posto la ragione al di sopra di Dio.
Aref Ali Nayed (teologo musulmano)

Sì, è vero San Tommaso non l'ha mai fatto di porre la ragione al di sopra di Dio, né tantomeno il Papa. Indovinate dove risiede la ragione?
Per il Dio dell'Islam, piuttosto, sembra che questa ragione vada tenuta a debita distanza, al massimo sotto i piedi ad uso e consumo della sua clemenza.
Dio, qui, sembra essere persino al di sopra della sua essenza.
Un Dio al di sopra persino di Dio.

E allora io dico: no grazie. E a quelli che non sanno leggere dico: studiate!
Cosa possiamo condividere, dunque? Io avevo rilanciato: Logos!
Ma invece ciccia.
Mi si bacchetta, invero: chi sono io per pretendere d'imporre "la mia concezione di Dio"?
Tu non puoi pretendere di imporre all'altro la tua concezione di Dio, la tua cultura, nè puoi pretendere che l'altro segua il tuo stesso processo storico. La tolleranza non è appiccicare all'altro la propria ideologia nè la propria filosofia, ma rispettarlo e soprattutto non giudicarlo secondo quelli che sono i propri parametri.
A me che i Musulmani pensino o meno che Dio sia Logos, può importare poco o nulla: sono sofismi da professori universitari...il 90% dei fedeli Musulmani non saprebbe neanche di che si sta parlando. Anche se ne parlassi a mia nonna, cattolica integerrima, di un Dio Logos, lei secondo te, ci capirebbe qualcosa? Quello che non capite,è che quello che manca a molti stati islamici non è questa concezione di Dio (che farebbe solo la fortuna di pochi filosofi) ma un serio processo di laicizzazione. Se oggi, generalmente, in Occidente non ci sono più episodi di integralismo religioso, non ci sono più lapidazioni, non lo dobbiamo certo alla Chiesa e ai suoi millenari sforzi di capire che Dio è Logos (e che di fatto le hanno fatto perdere un pò di tempo, dal momento che oggi è quasi completamente fuori dalle dinamiche del mondo occidentale, che ne dici?):il processo di laicizzazione che alla fine ha fatto bene anche alla Chiesa ha ben altri protagonisti.
Questo processo nei paesi islamici è lento ma si è avviato e noi dobbiamo favorirlo, sostenerlo e di sicuro la vostra linea di comportamento, se venisse adottata, porterebbe solo ad un isolamento delle forze moderate e a un trionfo di quelle integraliste.
Abbiamo l'esempio di Paesi quali la Turchia, la Tunisia o il Marocco che lentamente si sono avviati sul processo di laicizzazione e altri seguiranno il loro esempio...non mi sembra quindi, detto in soldoni, che tutti gli islamici continuino a praticare lapidazioni. Tra l'altro, se usassimo lo stesso metro di misura, non dovremmo neanche poterci rapportare agli Stati Uniti, ove in alcuni Stati vige ancora la barbarie della pena di morte. O c'è forse qualche differenza tra una lapidazione e una sedia elettrica?
Apostasis (ateo italiano)

La differenza è un'inezia: è quella che passa tra l'arbitrio di giustiziare Jack lo Squartatore e l'arbitrio di giustiziare quella che ha messo un cesto di corna al marito.
Il secondo arbitrio è pure peggio del primo, e non solo perché "l'ha detto Dio".
Fate voi, signori.
Per il resto passo oltre le elucubrazioni da autobus sul Logos, sulla ragione (ditelo alla nonna che "ragione" è più o meno la traduzione corrente).
Ditelo a nonnina e pure a mammà che il logos è robba per filosofi, e chi siamo noi per far filosofia coi babbuini d'oriente e d'occidente che pretendono però di parlare di argomenti, di concetti come Ragione, Verità, Fede, Legge???

Già, chi siamo noi per? me lo chiedo anche io. 
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note
giovedì, 05 ottobre 2006,ore 18:25

Er barcarolo va controcorenteeee...

 Ieri, un servizio del TG1 mostrava i reiterati inserti pubblicitari, apparsi su Liberazione e Il Manifesto, di un'azienda che fabbrica barche miliardarie. Intervistata la senatora di sinistra (chi caspita era 'sta Carneade? qualcuno mi aiuti!), ha affermato che occorre con urgenza sfatare il mito dei comunisti (sic! ha detto "comunisti") con le pezze al culo... Anche a loro piace il lusso, che credevate?
Va da sé che sarà sempre valido ed eterno, per omnia saecula saeculorum, l'assunto che il lusso del ricco è conquistato con la frode e l'inganno. Ergo -ergo! - il lusso del rosso, invece, con le opere pie.
L'imprenditore che costruisce le barche di sinistra, intervistato anch'egli, ha rincarato la dose rievocando nostalgico le feste di Liberazione con tanto di ostriche e champagne.
Orpo! che cafonazzi, vien da dire! Robba che neppure Briatore...!
Ma no, tranquilli, quei cibi voluttuosi erano l'ultima ratio in carestia di salsicce e di piadine.

Ma la senatora e il barcaiolo dove hanno cacciato il plusvalore? Non lo sanno che il lusso è il pane di bocca sottratto al proletario???

Ma va' là, va' là: l'ho sempre detto, io, che il marxismo, sotto sotto, è la più classica parabola della volpe e dell'uva.
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sabato, 23 settembre 2006,ore 17:29

Diavolo In Me (I've got the devil in me)*

Agraba – Aladino ha ritrovato il suo Genio della lampada: è olandese (e come ti sbagli? dopo l’eutanasia del malato ecco quella della democrazia) e cristiano: Piet Hein Donner.

E' chiaro che se due terzi degli olandesi vogliono introdurre la sharia, ciò deve essere possibile. Come impedire ciò in modo legale? Sarebbe scandaloso dire "è impossibile". E' la maggioranza che conta. Ecco l'essenza della democrazia''.

La democrazia, invece di essere vincolata al rispetto dei valori fondamentali della nostra civiltà, si consegna meccanicisticamente ai vaneggiamenti di ogni mucchio selvaggio, a patto che sia numericamente maggioritario e indipendentemente da qualsiasi altra considerazione, parola di cristiano!

Ma questi cristiani qua, anzi questi geniali democristiani, chi ce li ha mandati?

Ma, aggiungo io, i giochi di prestigio non finiscono qui: quando i mucchi selvaggi non raggiungono il numero richiesto per comandare democraticamente, ecco assistenti sociali pronti a invocare i diritti (o i ricatti?) delle minoranze, tanto per perfezionare la quadratura del cerchio dello spirito supino.
Dunque, la democrazia è il grimaldello che consente l’approvazione passiva di ogni fesseria, perché la democrazia non può nemmeno difendersi dai propri boia per non tralignare, per non corrompersi rispetto all’utopia, alla sua stessa proiezione massimalistica (e idiota). La democrazia peracottara che accoglie anche ciò che l'annienta...! Fu consentito anche a Hitler, che usò per la sua ascesa al potere gli strumenti democratici, e non era certo un colonnello golpista. Sarà dunque lo stolido democratico, lo schiavo democratico dell’irenismo ebete e ottuso, a uccidere la democrazia. Questa vicenda è la prova provata che l'idiota che intende destrutturare ogni retaggio civile della cultura occidentale ce l'abbiamo in casa*, abita in Europa e siede sui più alti scranni.

Gli strumenti in difesa della democrazia sono, per logica, antidemocratici (un esempio lo abbiamo con la XII disposizione transitoria della Costituzione Italiana, che vieta di ricostituire il partito fascista e che proprio i paladini dell'Islam hanno sempre richiesto di trasformare in disposizione definitiva).

Insomma, che dire, che fare, davanti a questi cervelli all'ammasso? Qui urge mandare qualche confuso mentecatto, con la mente sconvolta e butterata a crateri come la superficie lunare, a farsi f... friggere. Indi, molto democraticamente, andrebbe allontanato dal consesso dei civili e dei raziocinanti e definitivamente internato in una casa di cura.

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note
domenica, 21 maggio 2006,ore 21:44

WHEN SOMEBODY LOVES YOU... (ALL THE WAY)

Dopo aver letto il Corriere e il Foglio rimbalzarsi un'informazione come una pallina da ping pong, mi sono letta pure la blogosfera: Bioetiche, di blogspot e Wind Rose Hotel, di splinder, nella fattispecie.
"Embrione «selezionato» per evitare tumore
Primo caso in Gran Bretagna di diagnosi pre-impianto allo scopo di scongiurare lo sviluppo di un cancro ereditario"
Lo sgomento di WRH e de il Foglio, viene deriso da Bioetiche, il quale a chiosa del suo compiacimento per l'avvenimento scientifico, aggiunge un'amena parabola: quella dello sfigato che non riesce a raccogliere una banconota da cinquecento euro a causa delle sue innumeri sindromi ansiose; poi, in seguito, ci serve il conto della serva circa l'ammontare di euri che il Foglio si papperebbe grazie al contributo statale sull'editoria.
Si vagheggiava di una replica ben argomentata, poiché il Massimo Adinolfi a Bioetiche gli ha appioppato un "bene, bravo, bis", ma tant'è... questo è il mondo.
"Questo è il mondo!" diceva Totò palpeggiando il sedere di Peppino in "Letto a tre piazze", il quale di rimando gli rispondeva, levando la mano irriverente di Totò con stizza: "No, "questo" non è il mondo!", e Totò: "Lo dice lei!".
Già, lo dice lui! Ogni culone ingombrante diventa IL mondo. E ognuno può argomentare a piacimento per pararselo.
In un certo mondo si trascura amabilmente di parlare di quanti embrioni si siano immolati sull’altare del salutismo, forse perché non sono importanti. Si trascura affabilmente di chiarire una lieve schizofrenia come questa: su tre, quattro, otto embrioni, solo uno è un bambino! Gli altri? Brodo sporco.
Sì, perché questo embrione che poi è stato impiantato, sprizzante salute da tutti i pori, invece, è considerato un bambino!
C’è scritto sul Corsera: “bambino”. Ah sì? Ora è un bambino?
E’ molto semplice, il linguaggio di quel mondo può subire una mutazione come il gene RB1 imputato del retinoblastoma: dunque, quando gli embrioni si abortiscono non sono bambini, quando si selezionano non sono bambini, non lo sono quando stanno nei freezer delle botteghe genetiche, ma diventano bambini non appena si impiantano in uteri compassionevoli, anche se misurano poco più di qualche micron. A volte li chiamano bambini in quella medesima temporalità che li vede embrioni, dipende. Ci dev'essere lo zampino di Harry Potter.
Ora la Signora è incinta”, c’è scritto. Ma davero davero? E cosa contiene oggi la sua amorosa pancetta?
Non mi va di attaccare nessuno, ma mi aspettavo argomenti sull’argomento e non discorsi frivoli che portino a parare sull’editoria.
Quella scienza che per sconfiggere il cancro attua una mattanza non è scienza.
Il discrimine? E’ stare bene, ovvio. E’ questo che qualifica l’umanità: l’uomo (oltre che a una scimmia) è un gaudente rubicondo e paffuto.
Ma in quale mondo?
E tutte quelle promesse di una scienza in grado di togliere la sofferenza al sofferente, dove sono?
No perché noi non siamo affatto quelli che anelano alla sofferenza, noi abbiamo l'ambizione di occuparci di ogni sofferenza specifica, per rimuoverla.
Certo che così, signoramia, si fa prima, neh? Quello no, quello no, questo sì, ecco qua!
Carissimi, la selezione delle pere la so fare anche io al mercato, non è necessario prendersi una laurea, e se tutto quello di cui avevate bisogno per le pere è un microscopio elettronico a scansione, cari miei, io ve ne ho già pagato uno atomico, finanziando lautamente la “ricerca”. Ora la mattanza che la finanzino quelli che c’hanno il culo, così favorito dalla sorte, da trovare cinquecento euro per terra.
Sì, perché questa conquista scientifica per un certo mondo ha un valore sicuro, tangibile ed equiparabile a cinquecento euro recapitati dalla sorte...
Ma certamente, non possiamo mica esimerci: una tale occasione merita un guizzo vigoroso, un tuffo a pesce come su una banconota solitaria!
Accapigliatevi adorabili meschinelli!
L’amore che attua una selezione così inumana non è amore, forse è ammore, con due emme, ma è taroccato.
Parlo dell’amore per la scienza, dell’amore per l’umanità, dell’amore di una madre.
L’amore di cui si appropriano i predatori degli inermi è fastidioso.
A me fa schifo questa scienza inutile che non è in grado di fare altro che una cernita. Mi fa schifo.  
Adinolfi non si può permettere di dire molto di più che “bravo bravissimo”, e lo comprendo sentitamente, ma io sì, io posso dire invece che questa è una cultura che la sofferenza crede di poterla eliminare a monte, approntando un bel secchio della spazzatura destinato ai malati, con pessimi risultati, del resto, per chi è scampato alla cernita, ché le malattie geneticamente trasmissibili sono davvero il misero pugno che possiamo estrarre da un vaso di Pandora senza fondo.
Un suggerimento: quando qualcuno dice di amarvi, mentre si para il didietro, è d’uopo scappare a gambe levate, nonostante cominci a seminare, nel rincorrervi, qualche banconota di grosso taglio.
Ve lo devo persino dire?
Ve le ha cantate: rubytuesday
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