Blogger: rubytuesday

Di cultura & società con tanto di colonna sonora. Come a dire: canta che ti passa. (dopo avermi letto canticchierete tutto il giorno)

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odi et amo
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"Senza l’imperialismo del concetto, la musica avrebbe preso il posto della filosofia: sarebbe stato il paradiso dell’evidenza inesprimibile, un’epidemia di estasi." E. M. Cioran
"L'inferno è pieno di amanti della musica." G. B. Shaw
"Là dove si arresta il potere delle parole, comincia la musica." R. Wagner
"Disprezzo dal più profondo del cuore chi può con piacere marciare in rango e formazione dietro una musica." A. Einstein
"Il suono di una risata mi è sembrato sempre la musica più civile dell'universo." P. Ustinov
"C'è un famoso detto classico, ormai divenuto proverbiale, secondo cui l'uomo "che non ha musica in sé" o è un asceta o una bestia." Gandhi
"L'uomo è un essere che fa rumore, cattiva musica e lascia abbaiare il cane. Solo qualche rara volta sta zitto, ma allora è morto." K. Tucholsky
"Quando sei stato usato come strumento, non aspettare che finisca la canzone." S. J. Lec
"Si dovrebbe, almeno ogni giorno, ascoltare qualche canzone, leggere una bella poesia, vedere un bel quadro, e, se possibile, dire qualche parola ragionevole." W. Goethe
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domenica, 02 aprile 2006,ore 02:29

Salmo 16

 

  Se conoscessi il mistero immenso del Cielo dove ora vivo; se potessi vedere e sentire quello che io vedo e sento in questi orizzonti senza fine e in questa luce che tutto investe e penetra, non piangeresti, se veramente mi ami. (A Tommy, vissuto 17 mesi)

... Custodiscilo come una pupilla degli occhi,

proteggilo all'ombra delle Tue ali...

 

 

 

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categoria : bimbi



note
venerdì, 24 febbraio 2006,ore 22:20

Heartbeat (returning to the womb)

"Nel mondo degli orchi l'infanzia sia guerriera"
Innocenti straziati, oggi come duemila anni fa. Un augurio paradossale : in tempi di tenebra forse è meglio nascere da un uovo.
 
Pericolo di vita è in ogni nascita, rissa tra lo spazio materno che espelle a contrazioni e la creatura spinta che non vuole scaraventarsi fuori. Lei sa solo che quella madre stanza la sta sfrattando e che all'uscita l'afferrano mani con attrezzi. La sua pelle lisciata dal liquido amniotico diventa un càmice di sangue. Quanto più calmo e giusto è nascere da un uovo. Stare covato al tiepido, poi lentamente scorgere luce dietro il guscio e decidere da sé il momento, bussando con il becco per uscire. Che perfezione nascere da un uovo. A noi fin dall'inizio spetta il corpo a corpo con la morte. L'infanzia che si affaccia alla luce dev'essere guerriera, pronta a battersi contro un mondo di orchi. La insidiano le mine a forma di giocattolo, i rapinatori di organi, gli sfruttatori della prostituzione minorile, i reclutatori di soldati bambini, uno sciame di nemici sconosciuti. I cuccioli partoriti da donna nascono all'arrembaggio dei pericoli, il mondo è una padella in cui friggere vivi. Quello di cui si rinnova il tempo di festeggiare la venuta al mondo, riuscì appena a scampare a una macellazione di bambini, compiuta per cercarlo e cancellarlo. E l'aiuto di un angelo in sogno a suo padre fu salvezza, ma pure il più sfacciato privilegio: lui solo al riparo e nessun altro angelo ad avvertire in giro, a spargere la voce di scappare. Unica vita buona è quella di grembo, nove mesi per passare da pesciolino a figlio, prima di uscire al setaccio del caso, che ti fa nascere coccolato dalle merendine qui da noi, oppure in mezzo al mare su un barcone stracolmo di viandanti. A volte neppure quelli, i nove mesi: strappato dalla stanza da un ferro che viene a estrarti vivo nella tana come il pescatore fa col polpo. "Da prima che ti formerò nel ventre, ti ho conosciuto", dice la voce a Geremia profeta. "Il mio embrione hanno visto i tuoi occhi", dice Davide al suo creatore (Salmo 139, 16). Fin da quel bruscolino, la vita è intera e iscritta nel registro. Benvenuti a Natale, voi che state spuntando a calci fuori da una placenta, benvenuti alla sorte che vi ha dato il regalo strepitoso di nascere e con la stessa faccia ve lo toglie. Siate clandestini, nascondetevi, fatevi pure allevare dai lupi che allattano anche cuccioli di uomo e non gettano figli al cassonetto. La prossima volta vi auguro di nascere da un uovo.
 
Luoghi dell'infinito - Dicembre 2004
<br>
Fossero solo orchi: sono avvoltoi, bimbi, che vi chiamano "cadaveri in embrione".
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categoria : bimbi, solidarietà



note
domenica, 15 gennaio 2006,ore 22:23

Son morto che ero bambino, son morto con altri cento
 
Una riflessione sul post di Bernardo intorno al pensiero relativista come orizzonte metodologico e la sua deriva consequenzialista, mi ha rinviato a quello sconcertante teorico dell’utilitarismo etico di nome Peter Singer, stimato cattedratico di Pricenton, già promotore dell’animal liberation (in soldoni, l’eguaglianza animale).
Questo pensatore evoluto, elaboratore di una dottrina etica per l’occidente moderno, come tanti occidentali moderni non ha un neurone che entra in connessione con l’altro, in quanto, dopo aver sviluppato una critica dello specismo e conseguentemente una teoria dell’uguaglianza tra le specie, si è fatto portavoce delle enormità che seguono per definire un'etica sociale in grado di determinare quali vite, umane in questo caso, abbiano un valore e quali no:
 "Noi pensiamo che alcuni bambini con gravi disabilità dovrebbero essere uccisi.” (Rethinking Life & Death, 1994); "Supponiamo che ad una donna che pianifica di avere due figli nascano un bambino normale e successivamente un bambino emofiliaco. La difficoltà di occuparsi di questo bambino può renderle impossibile avere un terzo figlio; ma se il bambino disabile dovesse morire, potrebbe partorirne un altro... Quando la morte di un neonato disabile permette la nascita di un altro bambino con migliori prospettive di una vita felice, la quantità complessiva di felicità sarà maggiore se il bambino disabile verrà ucciso. La perdita di una vita felice da parte del primo bambino è superata dal guadagno di una vita più felice da parte del secondo. Di conseguenza, se uccidere il bambino emofiliaco non ha conseguenze negative per altri, da un punto di vista complessivo, sarebbe giusto ucciderlo”; e ancora: "...è etico che un bambino affetto dalla Sindrome di Down non debba sopravvivere" perché "la qualità della vita di qualcuno con la Sindrome di Down al di sotto del livello in cui per sostenere la vita di un bambino diventa obbligatorio un trattamento medico" (Should the Baby Live?, 1985). Singer si fa forte della testimonianza dell’orribile nonna di un bambino affetto da Sindrome di Down: "Se al povero piccolo mongoloide fosse stato permesso di morire, come sarebbe così facilmente potuto accadergli, mia figlia avrebbe potuto avere al posto suo uno o due bambini in buona salute". Il nostro prosegue raccomandando l'iniezione letale "nel caso di un bambino con la Sindrome di Down, senza altri difetti"; il motivo di tanta premura è il seguente, poiché il disabile non sa e non saprà mai "suonare la chitarra, sviluppare un apprezzamento della fantascienza, imparare una lingua straniera, chiacchierare con noi dell'ultimo film di Woody Allen, o essere un atleta apprezzato, un giocatore di basketball o di tennis.”
Non c’è che dire, si tratta di motivazioni a dir poco decisive.
Questo stimato rinnovatore degli argomenti eugenetici tanto in voga presso parecchi rispettabili tedeschi  d’altri tempi ha suscitato, com’era prevedibile, numerose polemiche, ma anche svariati apprezzamenti, soprattutto da parte di alcuni intellettuali della sinistra nordamericana, sostenitori dell’eugenetica “buona”, nonché convinti abortisti e libertari.
C’è da dire che non pochi esponenti della sinistra invece hanno in dispregio Singer, ma il motivo è essenzialmente uno: l’evidenza delle bestialità che dice. Questi imbronciati sinistri, tuttavia, hanno un concetto molto “relativo” dell’evidenza, poiché la legittimità dell’aborto, la conquista civile che questo rappresenta, resta ferma, in pratica solo perché per eliminare un bambino già nato ci vuole del fegato che, invece, non serve per un’aspirazione in separata sede. E’ utile notare che, però, le ragioni di Singer e quelle degli abortisti sono sovrapponibili e possono essere riassunte in un rotondo: non mi va, non mi fa comodo.
Gli abortisti, in fin dei conti, richiamano l’attenzione sull’evidenza che la soppressione di un bambino è diversa dalla soppressione di un feto, poiché quest’ultimo  (è di tutta evidenza, non vi pare?) non è un bambino. Temo che per trovare un esempio di ragionamento più involuto si debba ricorrere direttamente al Processo di Biscardi.
Chi ci dice che un feto non è un bambino? E soprattutto: chi ci dice che di questo feto si possa disporre a seconda del capriccio di soggetti terzi, fino a negargli la più sostanziale tra le libertà, cioè quella di venire al mondo? Dobbiamo questa evidenza al miracoloso occhio caleidoscopico di questi signori? Straordinario...
C’è in certe affermazioni un rigore metodologico da brividi.
Dicono che paragonare questo abisso di conformismo utilitarista con la propaganda nazista sull’eutanasia caritatevole sia un’arma spuntata, anche perché – dicono - una madre può rinunciare a un bambino non solo perché si presenta malato o è destinato a divenire un membro di una famiglia nota come caso sociale: una donna emancipata può decidere di non essere il contenitore di questa non meglio precisata “cosa” che cresce al suo interno per il semplice motivo che al momento non ne ha voglia.
Ma va’? Rigettano l’etica utilitaristica di Singer e poi la fanno entrare dalla finestra, magari fischiettando facendo finta di nulla?
Che fanno gli utilitaristi, in sostanza? Discriminano il bene dal male in base alla felicità o all’infelicità che un’azione produce nei soggetti socialmente e quindi giuridicamente più forti. In parole povere: la mammina cara non vuole il bambino, malato o meno che sia, semplicemente perché la sua comparsa in questo mondo la renderebbe infelice, ella ne verrebbe fortemente disturbata (la tapina!), e dal momento che può dirlo e far valere il suo diritto ha la meglio sul pargolo troppo “taciturno”, semplicemente.
Le donne sostenitrici della 194 (intesa non come semplice legge, ma come “consacrazione”  culturale dell’atto che regola), il 14 gennaio, non sono solo uscite dal silenzio, ma sono uscite, sortite, dall’abisso dal quale fuoriuscì anche Auschwitz, una voragine morale nella quale supponiamo oggi di non poter ricadere. Supposizione almeno affrettata, data la varietà infinita di modi in cui l’orrore è capace di ripresentarsi. Il pensiero sull’infanticidio dell’utilitarista Singer, che queste signore probabilmente aborrono ma col quale, come ho suggerito, hanno più di un orizzonte comune, potrebbe essere ragionevolmente portato sino in fondo, ovvero sino a teorizzare lo sterminio sistematico delle popolazioni africane che vivono infelicemente e rappresentano un turbamento anche economico della nostra felicità di opulenti. Se è morale ciò che mi rende felice e, viceversa, è immorale ciò che mi danneggia, perché non dovrei spingermi fino a questo nuovo nazismo (d’altra parte gli ebrei rendevano Hitler molto triste e tribolato)? Tanto più che, come pare vogliano suggerire sia Singer che le Signore dell’aborto, il diritto deve farlo chi può, chi ne ha il potere, chi può affermare il proprio punto di vista. In questo caso noi occidentali. Non vi ricordo Chaplin nel “Grande dittatore” quando gioca col mondo ridotto a un palloncino? Le sole che non hanno nulla da temere da Singer e da queste madame sono le bestie: come dire, un bambino sì, ma una vacca no (non siate specisti, per cortesia!). 
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sabato, 03 dicembre 2005,ore 20:59

Atom Heart Mother

- Questo puré fa schifo...

- Sei un maleducato, un bruto!

- Ma piantala!

- Ti credi al ristorante, cafone? E tu invece mangia tesorino, non dar retta che si fredda.

- Chioccia, sei una chioccia berciante, e lui lascialo in pace se non gli garba 'sta mappazza!

- Adesso basta, è venuto quel giorno: io e te ci separiamo, te l'avevo detto che non avrei tollerato ancora questi atteggiamenti orrendi.

*********

Giudice: ehm.... per emettere il dispositivo d'affidamento del minore devo sapere chi dei due è la madre...

Uomo coi baffi: Sono io! Accidenti, sono io che ho maneggiato pannolini, curato le febbrine eccetera!

Uomo calvo con la pancetta: Ma piantala, se c'è uno che l'ha sempre portato ai controlli pediatrici quello sono io!!! Per non parlare dell'armadio pieno di vestitini che gli ho comprato io!

 ________________________

Non siamo davanti a una lite coniugale comune. Questa narrazione che non temo di definire GROTTESCA, potrebbe essere l'esito di una proposta di legge all'esame al Parlamento di Bruxelles. I dissennati di cui sopra l'hanno ottenuta a suon di strattoni delle forze politiche blaterando dei loro diritti, delle loro equiparazioni; ma sulle necessità e peculiarità psicologiche del bambino non è ancora volata una mosca. Anzi, al grottesco si aggiunge anche la vergognosa menzogna, degno ciarpame della popolatria demagogica, secondo la quale è meglio così che all'orfanotrofio o in un cronicario africano... menzogna alla quale si somma la turpe sicumera: cioè che con mooolte probabilità "loro" potrebbero essere genitori migliori di quelli naturali...  

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domenica, 19 giugno 2005,ore 15:25

LEFT OUTSIDE ALONE

Continuano le suggestioni referendarie: la critica unanime dei dissidenti ai pregiudizi umanistici si incentra sul concetto di persona. Si è spesso portati a identificare aprioristicamente "persona" con "essere umano", e questa liaison non trova tutti d'accordo, tanto che la difesa animalista estende, giustamente, il significato di "persona" alle specie animali con grande rivendicazione di diritti. 

La comunità degli eguali va estesa fino a comprendere l'embrione: essere inseriti in questa comunità morale significa un insindacabile diritto alla vita.

Tra l'individuo e l'embrione non c'è un salto di qualità, ma solo differenze quantitative laddove l'intelligenza non è altro che il frutto dell'evoluzione.

Non è comprensibile o si spiega unicamente sotto un rozzo profilo utilitaristico questa ostinazione a non considerare l'embrione persona in virtù delle sue caratteristiche, con tutte le conseguenze morali, giuridiche e politiche che ne derivano. Impossibilitati a difendere i propri diritti, gli esseri umani agli esordi della loro genesi, hanno bisogno di tutele, come si fa per gli inabili e per gli animali; collegare quindi la scienza alla morale non acquisisce solo un significato di responsabilizzazione ma comporta l'implicazione morale di dati di fatto con mentalità critica e razionale.

Per almeno 1/4 della popolazione italiana la nozione di DIRITTI non è nient'altro che retorica e non corrisponde a una realtà della vita quotidiana.

Il rifiuto dei diritti fondamentali estesi all'embrione non aiuterà di certo i poveri e gli oppressi a vincere le loro battaglie, il loro riconoscimento per contro può invece aprire la strada a una coscienza più profonda della civiltà umana che ancora oggi nega i diritti di base a 2/3 dell'umanità già nata e più povera.

***

Aggiornamento:

"Noi scienziati non accettiamo l’etica, nessuna etica di Stato e l’Italia e’ uno Stato Laico, fino a prova contraria". 

E' quanto afferma una quasi centenaria spettinata, insignita del Nobel per la medicina, la quale potrebbe essere candidata a un secondo premio per i servigi resi alla scienza con grande abnegazione poiché mostra al mondo che è possibile far deambulare una placca ateromasica.

Che gli scienziati non accettino l'etica è risaputo, e tale dichiarazione risulta superflua se fatta sgangheratamente da chi adotta tuttavia l'etica del suo tornaconto baroneggiando qua e là.

Si sa del resto che il Nobel non nobilita l'uomo: Niels R. Finsen e Johannes A. G. Fibiger vennero insigniti per scoperte degne di essere messe alla berlina dal CICAP.

"Noi non ci abbattiamo ne’ tanto meno ci fermiamo: sono d’accordo con Veronesi, basta dare uno sguardo al passato, per vedere che la scienza, la ricerca scientifica, non si possono fermare".

Eh già, lo sappiamo; e a chiosa dell'etica peculiare di questa vecchietta che sgomita col suo amico baronetto, si può aggiungere che la ricerca, la scienza - lo scientismo più che altro - che rompe, che devasta, non paga mai e laddove si sono avuti i cocci se li sono sbrigati gli altri.

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