Utente: rubytuesday

Di cultura & società con tanto di colonna sonora. Come a dire: canta che ti passa. (dopo avermi letto canticchierete tutto il giorno)

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sabato, 14 ottobre 2006,ore 19:37

DISCANTO

Lo scritto che segue è il capitolo di un volume che è stato composto da un credente ed è emblematico dell’idea che ha dei suoi correligionari: al cattolico liberale piacciono le lenticchie. Il liberalesimo, dal suo punto di vista è “il mostro dei nostri tempi", "il male di tutti i mali", "un’eresia mortale", "il leone ruggente tra l’erba in cerca di chi divorare." A seguito del dibattito che si è più o meno sviluppato su tre blog di matrice cattolica, propongo questo brano in particolare (di cui rivelerò l’autore successivamente) in cui il liberalesimo cattolico viene trattato, piuttosto che come un orizzonte morale e culturale, come un vero e proprio credo attecchito nell’apostasia. Questa aspra critica (perdonate l’eufemismo in luogo di “iniqua spallata maldicente”) è in sostanza la maniera sbrigativa per rendere il liberalesimo, con un contegno demagogicamente elementare, direttamente responsabile dell’immoralità diffusa. La cultura liberale cattolica viene, in modo peregrino, ridotta in pratica alla massima dalla parvenza razionale “io non farei mai le cose che fai, ma non posso impedirtelo, perciò, falle pure”, che promana echi capezzoniani.

Laddove c’è un libertario che con un’affermazione di questa portata omette deliberatamente di indagare la moralità delle azioni che compie ma si fa soltanto portavoce della sua libertà di agente, di contro c’è un liberale cattolico (e qui sta il nodo cruciale) che tuttavia si pone il problema del discernimento poiché la sua condizione naturale di libero è radicata nella volontà divina e nella sua legge. Il cattolico liberale non tollera affatto il sofismo della menzogna, egli non tollera minimamente l’errore nell’approccio deontologico, finisce solo per tollerare l’errante premurandosi di metterlo davanti alla verità senza separare questa dalla libertà (verità della libertà), e questa tolleranza è di alta pratica cristiana. E come pratica il cattolico non liberale, invece, questa tolleranza? Con la maldicenza, il pregiudizio e la reazione legalistica (tipica dei fondamentalismi): gli effetti di una fede minata in pieno dal dilemma moderno. Le scomuniche ad opera di credenti contro il liberalesimo sono motivate dalla concezione utilitaristica, ancora impregnata di tematiche del diciannovesimo secolo tipiche della "civiltà dei lumi" che avevano istaurato la dittatura della libertà e del “razionalismo”, dando luogo al relativismo e all’agnosticismo contemporanei. E’ platealmente manifesto, quindi, quanto il cattolico liberale che si interessi di questioni deontologiche (modesti esempi sono su questo blog) non si pieghi affatto ai relativismi o agli agnosticismi e, tanto meno, nelle posizioni del cattolico liberale si possono riscontrare “nichilismi morali” o “edonismi narcisistici” tanto cari a Mill o a Stirner, che rappresentano i modelli del solipsismo utilitarista e anarcoide ("sono libero di fare ciò che mi va") certamente distanti dalla lezione cristiana.

Nel prossimo post mi piacerebbe trattare se sia filologicamente corretto attribuire posizioni dichiaratamente anti-liberali alla Chiesa e, di conseguenza, trattare del fondamentalismo religioso

“La pace in tempo di guerra è un’incongruenza. I nemici in guerra non possono divenire amici. Laddove la pressione delle forze in conflitto si fa più intensa, c’è poco margine per la riconciliazione. Queste assurdità e contraddizioni le troviamo nel tentativo odioso e ripugnante di unire il liberalismo a cattolicesimo. Il prodotto di tale mostruosità è conosciuto come il liberale cattolico o cattolico liberale. Per quanto possa sembrare strano, i cattolici armati di buone intenzioni hanno pagato il tributo a queste assurdità indulgendo nella vana speranza di pacificazione con il nemico eterno. Questo clamoroso abbaglio prende spunto dal desiderio vano ed eccessivo di riconciliazione e armonizzazione pacifica, principi assolutamente incompatibili e contrapposti per loro stessa natura.

Il liberalismo è l'affermazione dogmatica dell'indipendenza assoluta dell'individuo e delle ragioni sociali. Il cattolicesimo è il dogma della sottomissione assoluta dell'individuo e dell'ordine sociale alla legge di Dio. Ciascuna dottrina è l'antitesi esatta dell'altra. Sono antitetiche e in conflitto diretto. Come è possibile conciliarle? Gli opposti esprimono necessariamente un conflitto, essi non si armonizzano in nessun altro modo se non facendo quadrare il cerchio.

Ai promotori del liberalismo cattolico la cosa sembra abbastanza facile. "E’ meraviglioso," dicono, "se una coscienza individuale desidera conformarsi alla legge di Dio, ma dobbiamo distinguere tra ragioni pubbliche e private, particolarmente in un'età come la nostra. Gli Stati moderni non riconoscono il primato morale di Dio, tanto meno riconoscono la Chiesa. Nel conflitto delle diverse dottrine religiose, la ragione pubblica deve ergersi come entità neutra e imparziale. Quindi occorre necessariamente l'indipendenza della sfera pubblica. Lo Stato in quanto Stato non deve avere religione. Si lasci ciascun cittadino, se lo desidera, aderire alla rivelazione di Cristo, ma lo statista e l'uomo nell’ambito pubblico devono comportarsi come se nessuna rivelazione fosse mai avvenuta." Ebbene, tutto ciò significa ateismo civile o sociale, significa che la società è indipendente da Dio, il relativo creatore; e, mentre gli individui possono riconoscere la loro dipendenza dalle leggi divine, la società civile non dovrebbe affatto - un distinguo il cui sofismo è fondato su una contraddizione intollerabile.
È chiaro che, se la coscienza individuale è obbligata ad assoggettarsi alla legge divina, la sfera pubblica e la ragione sociale non possono disimpegnarsi logicamente dallo stesso dovere senza cadere in un dualismo esasperato, in virtù del quale gli uomini sarebbero costretti ad offrirsi alla legge delle due contrarie e opposte coscienze. Privatamente, gli uomini dovrebbero essere cristiani, sarebbero poi pubblicamente liberi di essere atei.
La strada è quindi aperta ad un’odiosa tirannia: se la coscienza pubblica fosse indipendente dalla legge cristiana e la ignorasse, non ci sarebbe riconoscimento pubblico dell'obbligo di proteggere la Chiesa nell'esercizio dei suoi diritti. Non di meno, il potere civile elaborerebbe prontamente mezzi di persecuzione e regole ostili alla Chiesa, mettendo al bando la legge divina; potrebbe realmente, con il pretesto dell’autorità, legiferare persino contro la cristianità. Non è fantascienza: la Francia e l'Italia, in base all'indipendenza sovrana della ragion di stato, hanno promulgato leggi odiose che tengono la chiesa legalmente imbavagliata. Il Santo Padre, per esempio, egli stesso è un prigioniero all'interno del Vaticano a causa dell’usurpazione violenta dei suoi territori da parte di un governo ateo.
Ma i risultati della funesta dicotomia non si limiterebbero solo ad attività legislative e amministrative assoggettando la chiesa alla persecuzione sociale e civile, in tempi recenti si è tranquillamente andati oltre estendendo la sua odiosa influenza nelle aule scolastiche, propagandosi e disponendo la formazione dei giovani sotto il proprio dominio, formando la coscienza del giovane, non secondo le leggi divine, che riconoscono la volontà di Dio, ma sulla premeditata e attenta ignoranza di quella legge. Una formazione secolare che grava sul futuro e alleva all’ateismo i cuori delle generazioni future. Il cattolico liberale, o liberale cattolico, che ammette questa distinzione fra coscienza pubblica e privata, apre così i cancelli ai nemici della fede mentre si pone come uomo di intelletto dallo sguardo generoso e liberale, annulla la ragione tramite una trasgressione del principio di non contraddizione. Egli è sia un traditore che uno sciocco. Cercando gratitudine dai nemici della fede, ha tradito la sua fede, la Fede stessa; immaginando di sostenere il primato della ragione, egli invece la svende, nel senso più abbietto, allo spirito della smentita, lo spirito della menzogna. Egli non ha il coraggio di sostenere la derisione del suo abile nemico. Essere definito intollerante, illiberale, gretto, ultramondano, reazionario, rappresenterebbe la spugna imbevuta di fiele e aceto per la sua piccola anima. Sotto questo fuoco di epiteti cede, rinunciandovi, la sua primogenitura per una zuppa di stampo liberale.”

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lunedì, 02 ottobre 2006,ore 11:14

ASHES TO ASHES

[...] ma almeno non avrò esasperato il clima già pesante che vogliono farci respirare.” Caro Amico, inizio a risponderti con la tua frase finale, perché emblematica, paradigmatica di un pregiudizio che sta alla fonte delle tue affermazioni, che io non posso che rilevare. Tu, non accorgendoti affatto di questo, ritieni che quella coi pre-concetti sia io, quando dai per scontata l’esistenza di un’entità materiale, occulta, che dovrebbe risultarmi ovvia: essa incombe nei vostri, nei tuoi, post.

Ma chi è? Chi è che ci sta facendo respirare questa aria malsana, pesante?

Io ti pregherei di farmi nomi e cognomi, poiché a questo punto mi sento come agnello fra i lupi, io Ruby, altrimenti detta l’ignara. E’ la CIA che emette siffatti gas venefici? Il grande satanasso americano e sionista, o il satanasso e basta? Sono forse gli atei devoti?

Credi, io non ho in idolatria l’Occidente, l’America: per fortuna ho il dono, che ritengo mi abbia fatto Nostro Signore, non della capacità di distinguere il bene dal male (!!!), ma della volontà di volere identificare entrambi e, a questo scopo, non mi nutro di tesi che altri hanno confezionato per me, così caritatevolmente, per sgravarmi dell’onere di pensare con la mia misera (l’ultima delle ultime) testolina.
Riconosco bene un Occidente segnato dalla violenza, dall’omicidio, dall’ingiustizia, dall’uso sovvertito del diritto per riscrivere l’etica in modo che convenga ai desideri materiali.

E questo è il male. Te lo dice Ruby l’ignara, senza tema di essere smentita.

Ma riconosco anche un Occidente dove dopo secoli oscuri, si è riscoperto il valore della solidarietà umana, della libertà virtuosa, della giustizia, della speranza: un insieme di valori che qualcuno ha inteso chiamare Democrazia, al di là dell’etimo originale, che tuttavia è sì un sistema di governo, ma realizza la strada verso un orizzonte sereno a cui l’umanità vorrebbe tendere. E questo è bene.

Ruby l’ignara, difficilmente aderisce a slogan, e sa benissimo che la Democrazia è un mezzo, non un fine, quindi essa non è il mio feticcio vuoto, non è il mio totem, ne conosco bene le aberrazioni e i manicheismi; lo stesso dicasi per la Libertà, sostantivo femminile che non per mia colpa entra ed esce anche dalla bocca di qualche empio sguaiato col suo ghiribizzo da imporre: anche questo è male.

Ai valori cosiddetti “democratici” non mi sento chiamata accidentalmente in quanto occidentale, ma perché la solidarietà umana, la prossimità, la libertà virtuosa, la speranza, il perseguire la giustizia sono i valori che mi ha indicato Cristo e ai quali aderisco integralmente.

E leggo davvero con rammarico il tuo mettermi in guardia da questi stessi valori, come se non fossi in grado di scorgere i segni di una loro strumentalizzazione. E leggo pure, con apprensione, che si crede fermamente che la Chiesa sosti accidentalmente all’interno dei contesti democratici, senza alcuna adesione ad essi, non l’hai scritto tu, ma so leggere bene che accogli questo pensiero argomentando, a suffragio, che la Chiesa non è infatti un organismo democratico. Affermazione priva di significato, se guardiamo allo stesso nucleo primario della società –la famiglia- che non ha un sistema “democratico” di governo come orizzonte, tuttavia, la sua collocazione all’interno dei contesti democratici è ciò che consente ad essa una dignità che è fuori discussione. La famiglia, comunque, come la Chiesa, SONO in sé democratiche nella sostanza (non democrazie) perché perseguono i valori democratici che ho indicato (solidarietà, prossimità, giustizia ...); il tuo modo di intendere la democrazia, ovvero l’identificazione del vero e del buono mediante maggioranze quantitative, rende la democrazia stessa un concetto grossolano, errato e aberrante ed è esattamente il baratro da dove sbucano poi i manicheismi “democratici” che tu stesso condanni, guarda un po’.

Ritornando a bomba, io davvero non so chi siano “quelli che ammorbano l’aria”, ma casomai fossero la CIA, americani, sionisti e quant’altro, ti confesso di essere satura di tutte le campagne complottistiche, diffamatorie, senza riscontri razionali per altro, ai danni dei soliti noti, quelli che pare mettano la firma dietro ogni nefandezza e tragedia. Mi manda in bestia solo l’idea di questo mormorio popolatrico, di questa maldicenza becera, spiccia, semplicistica, totalizzante e giudicante che presume, con non poca prosopopea, di aver visto il maligno in persona: anche questa è pornolatria e non te ne accorgi. E far discendere dalla presa d’atto dei tanti (e ovvi) tralignamenti umani nell’esercizio della libertà una condanna o, comunque, un distacco quasi atarassico rispetto alla democrazia, non mi pare coerente. Da qui parte la mia "singolare ipotesi" di cui mi chiedi di rispondere. La libertà ha un costo, lo sappiamo noi e lo sapeva benissimo anche il Padre Eterno quando, prima che fossero i tempi, aveva già scelto di ricapitolare in Cristo incarnato, crocifisso e risorto l’intera creazione, senza lederne quella libertà che è consustanziale all’Amore. E quando il mio pensiero corre a quel Cristo che scriveva le turpitudini di spettabili lapidatori sulla sabbia, mi appaiono le travi che campeggiano negli occhi dei grandi moralisti accusatori, in tutta la loro, si fa per dire, lignea magnificenza.

Un bel discorso lo vorrei fare pure per l’ateo devoto, categoria umana che sembra che taluni cristiani disprezzino come gli appestati ripieni di bubboni perniciosi.

Mia nonna diceva che c’è gente che non troverà mai l’albero che l’impicca. Nel senso che sembra ci sia a disposizione altra cacca da tirare persino contro le idee chi, pur non dichiarandosi credente, condivide i valori del credente, come l’antiabortismo, la validità del modello eterosessuale di famiglia, il valore immenso della vita e della speranza per la sofferenza (e non parlo di Ferrara o Pera, parlo di chi mi ha concretamente aiutata in situazioni dove questi valori urgevano). Invece di cantare laudi al Signore, per la Ragione che si è illuminata, per il LOGOS che parla anche al non credente, si infanga col sospetto e lo scetticismo moralista altri esseri umani, alla stregua di ipocriti e dissimulatori, conniventi col sistema che si accusa tanto, che sgomitano, ci blandiscono affinché ci sia inimicizia con noi e l’islamico, così, per farci azzuffare e scannare: eventualmente poi si spartiranno le spoglie di entrambi, ridendo satanicamente con i loro mandanti americani. E tutto questo accade contro la stessa preghiera del Papa, che è colui che ha convocato questi non credenti con un chiaro invito: “VELUTI SI DEUS DARETUR”, e credo che essi si comportino come se Dio ci fosse (Ingenua? E allora?). Un invito, quello di Ratzinger, che turba e sconvolge perché fotografa la desolazione in cui è immersa sia la cristianità che l’umanità tutta, desolazione che conduce un Papa addirittura a esortare i non credenti a essere almeno kantiani, se non possono diventare cristiani. Io su questa umanità che riscopre un ordine nelle cose, che si mette in ascolto, mi spiace, mi rifiuto di sputare sentenze e di pensare che abbiano solo del pelo sulla lingua e sullo stomaco.

Io non mi faccio imbambucchire da parole come libertà e democrazia, senza prima aver guardato all’essenza del loro significato. Mi hai presa per una baggiana suffragetta che va in piazza? Io sono sì “appassionata” come dici, ché l’acqua tiepida si vomita...

Quanto all’Islam, c’è poco da chiacchierare, non lo inventa la CIA che la donna laggiù è una bestia da soma, che il dubbio teologico è reato capitale, che il peccato coincide col reato, che l’ignoranza dilaga come sostanza untuosa malefica, che la vita è un qualcosa dal valore irrisorio, che la giustizia è una mannaia sul collo. Tutto questo lo vedo coi miei occhi, è reale, e non è certo il mondo di cartone confezionato per me dal giudeo massone o plutocrate, per farmi cadere nella trappola di satana e delle sue menzogne.

Il dialogo con questi fedeli del profeta, servirebbe se intendessero ascoltare chi gli chiede di rivedere, di valutare, questa vergogna che si riversa sul loro prossimo. E della supposta predazione di pozzi di petrolio (grazie ai quali avrebbero almeno potuto ricoprire l’intera mezzaluna “ex fertile” di campi di grano, scuole e asili nido) o delle mire geopolitiche dei frà cacchio da velletri d’oltreoceano, non me ne frega un nulla di nulla, a confronto di tanta e tale iniquità vigente. La stessa iniquità di  sempre, di ancora prima che il famigerato carnefice, tutto complotti e imposture, ne invadesse i territori. Se col petrolio non hanno creato sviluppo e benessere non è colpa mia. Più che di giudei e americani, qui la colpa mi sembra essere solo ed esclusivamente di quel sistema sociale un po’ fatalista fondato sul Corano che vede emiri, sceicchi e rais da una parte e, dall’altra, una massa informe di esseri umani destinati a credere, obbedire e combattere.

Sento tra certi cattolici le stesse espressioni di molti anticlericali, anticattolici e anticristiani che sostengono teorie globali dell’economia fondate sul buon vecchio materialismo storico, e che poi aggiungono, tanto per gradire, che Benedetto XIV è una brutta persona, un nazista complottista, un intrigante, uno che tesse macchinazioni per il trionfo delle sue gerarchie tutt’altro che disinteressate al potere e al denaro, responsabili entrambi della diffusione dell’Aids nel terzo mondo e del persistere dell’ignoranza e della miseria. Non c’è che dire: condividere quantomeno opinioni e teorie con chi della calunnia fa il suo life style, è imbarazzante. E a mio parere ciò non può essere liquidato come una casualità, come una "convergenza parallela morotea", come un evento compatibile con la razionalità della dialettica delle idee. 

Ti dirò cosa penso del kathecon: chi ne svolge la funzione è l’uomo con la fede salda, che parla al peccatore con Fede e rigore razionale, che lo affronta con la consistenza del Logos, non lo giudica iniquamente e non lo condanna. E’ difficile, lo riconosco, ma non esistono altre vie, men che meno quella di salvaguardare l’ordine morale mediante l’imposizione illiberale.

Mi citi Cicerone, ma io ti dico: era dunque così evidente il diritto naturale sul quale avrebbe dovuto fondarsi la distinzione giuridica tra giusto e ingiusto in una società che ammetteva la schiavitù, la tortura, la pena di morte, le caste sociali e il governo di un’oligarchia? (No!) Perché è proprio questa la società nell’ambito della quale Cicerone scriveva e che in prima persona accettava. Non è forse questa la prova che la legge naturale è vera ma non evidente, è razionale senza sottrarsi all’ermeneutica? E questo non ci suggerisce che il cosiddetto diritto positivo, tanto vituperato, ha in realtà contribuito a chiarire tratti ed elementi della stessa legge naturale? Proprio queste osservazioni sul passo ciceroniano da te citato, dimostrano che la democrazia e la libertà sono e rimangono il metodo migliore (e concordo con ciò che a voi scrive Bernardo: metodo e non ideologia) anche in vista dell’affermazione della legge naturale. Il cristiano e la Chiesa non possono essere quindi indifferenti rispetto a entrambe. Eccoti spiegata ancora una volta la mia “singolare ipotesi”. E dunque, quel po’ di teocrazia che ho visto auspicarsi all’interno di qualche blog, l’accantonassero, i cristiani.  

Il richiamo alla reciprocità, inoltre, è stato fatto dal tuo, dal mio Papa: un esplicito invito a un mutuo riconoscimento. L’esempio delle Università non l’ho fatto a caso. E la logica farraginosa che regge il tuo esempio della moschea in Vaticano, irride la richiesta pontificia, facendola sembrare una futile e inopportuna pretesa. Reciprocità: non voglio una cattedrale gotica alla Mecca, voglio che ascoltino cosa ha da dire un uomo a cui preme il trionfo della ragione nella fede e quindi – perché no – auspicando un benvenuto alla Chiesa in Arabia Saudita. 

Cari saluti.
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sabato, 30 settembre 2006,ore 15:13

Caro Amico ti scrivo, così ti distraggo un po’. E siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.

Dal momento che non mi hai affatto intesa, sarò più chiara, dato che all’occhio ti sono saltati giusto gli epiteti che lancio, fornendoti l’occasione per darti una calibrata, e dato che credi persino che da te io m’aspettassi un’assordante lancio d’agenzia sull’udienza papale.

I concetti di “Reciprocità e libertà religiosa”, tuttavia, mancano da sempre dai tuoi (vostri?) post -al di là delle attuali affermazioni pontificie- almeno tanto quanto dai discorsi di Imam e affini. Non so se ciò si configura come un filoislamismo di una qualche specie (delle accuse che ti fanno via e-mail, io non ho né colpa né pena), ma è evidente però che il tuo sguardo sull’Islam è un po’ guercio. Stranamente, sul resto del mondo sembri vederci benissimo.

Delle cazzabbubbole della conquista islamica che dicono si stia consumando in Occidente non mi interesso proprio, in queste contese mi rifiuto di cimentarmi; fondamentalmente in talune inequivocabili contingenze trovo sia essenziale ribadire il concetto di RECIPROCITA’, che riassume brillantemente l’essenza del dialogo franco, la libertà poi è contestuale. Di questo è fatto il dialogo, di reciproco riconoscimento: Università arabe che studino approfonditamente il cristianesimo, per esempio; qui di cattedre di islamistica, di curiosità, di sano interesse per l’altro siamo pieni.

Poi: no che non sei chiamato a nessuna crociata: né qui né altrove io ne ho mai bandita una, e se ritieni di poter inferire cose che non ho mai scritto o detto fai un grosso errore; tra l’altro rivendico l’autonomia del mio pensiero che non coincide con quello dei miei commentatori, se è questo che ti turba o ti suggerisce determinate convinzioni.

Non sei cattocomunista? Non sei clericofascista? Che ti importa allora?

Nel mio post tu non ci sei, perché io sì nel tuo?

Nutri un grande fastidio per i calderoni, e fai benissimo. Ti dirò: anch’io, tanto che ti senti trascinato in chissà quale battaglia antislamica che nessuno conduce. Non so gli altri, ma io non ne ho in corso nessuna.

L’unica battaglia che ho in corso (se così si può chiamare) è per la Verità. E la verità passa per la libertà, indiscutibilmente, e, che tu lo voglia o no, anche per il suo fraintendimento. Non potremmo distinguere la Verità se non ci consentissimo uno sguardo sulla menzogna. Tratteggi la Libertà come se essa fosse la Bestia apocalittica, e a tratti mi accusi mettendomi in guardia dalle farneticazioni liberali, ingenerosamente per altro, quando ho speso parte del poco tempo che mi ritrovo a sbeffeggiare e a indicare, anche con questa tastiera, le menzogne e le schiavitù meschine della libertà (ho un blog per testimone). La libertà non è la Bestia, ma ciò che di bestiale commette l’uomo in suo nome è da rimarcare.

Malgrado questa ovvietà, ti ostini, terrorizzato, a tenere a bada quella che tu credi essere la Bestia, e con sommo imbarazzo (e un po’ di raccapriccio) scorgo tra le tue parole e quelle di altri il sogno sottile del dominio della fede sulla libertà (come dimostra, a mio parere, anche l’interpretazione politica che dai del katechon della lettera ai Tessalonicesi), quella libertà bestiale, pornolatrica e oscena che comporta le aberrazioni del nostro tempo, e che a tuo avviso dovrebbe essere conculcata da un presunto difensore dell’ordine morale tout court, senza tanto discettare (e questo per un cristiano è grave). Si è deboli, certo, nel sentirsi circondati da qualcuno, vuoi che sia l’islamico, vuoi che sia il pornolatrico libertino, debole è chiunque conduce una guerra contro qualcosa o qualcuno. Fantasmi che si incarnano, materializzazioni, e ognuno ha le sue che si tiene ben stretto.

Io ho letto di cosa sono fatti i tuoi fantasmi che cavalcano la tua Bestia e l’essenza della battaglia che conduci contro di loro, ma non mi sogno di linkare nulla, né qui né altrove: mi limito a non accettarlo, anzi a rifiutarlo energicamente e con assoluta convinzione, perché questo, in buona sostanza, sembra coincidere inequivocabilmente con un modello reale, qualcosa che c’è già: si chiama Islam, e in certe posizioni scorgo la pericolosa ambiguità di alcuni cristiani tanto accondiscendenti con la teocrazia quanto duri, invece, con la democrazia. Ne vuoi un esempio? Franco Cardini. Illustre medioevalista – su questo non ci piove - si definisce cattolico di destra con simpatie di sinistra per quanto riguarda lo stato sociale. In altre parole e senza troppi minuetti perbenistici, quella che io definisco la forma mentis del clericofascista. Ebbene, Cardini, al quale mi pare vadano le simpatie di molti, non è solo un fervente sostenitore delle balle complottistiche sull’11 settembre ma anche uno dei portavoce più autorevoli di quella vena antidemocratica e antiamericana che in Italia (e altrove) unisce i nostalgici dei totalitarismi sconfitti. Sarà un caso ma Cardini è un accanito filoislamico. Contrariamente a quello che affermi sulla mostruosità  dell'aver mostri, qui sembra che ognuno si strattoni i suoi, e chi guarda l'islamismo in tralice non è più mostruoso di Cardini.

Che dirti? Ognuno può simpatizzare con chi vuole, ma i cristiani che flirtano con le ragioni dei totalitarismi e delle teocrazie non mi piacciono, mi sembrano dei moralisti nostalgici, che vorrebbero confondere i piani fino a far coincidere il peccato col reato. Proprio l’obbrobrio al quale Cristo si è sottratto, invitando il mondo a fare altrettanto, facendo cadere le pietre dalle mani degli ottusi e guarendo di Sabato. Perché la fede deve raggiungere l’uomo e non attuare un governo dell’uomo sull’uomo. L’ordine morale va perseguito nella libertà della verità che si svela nell’essenza delle cose e persino la menzogna partecipa a questa rivelazione. E non è il bastone, la legge o la prigione che la smaschererà mai.

Ma tu di questo non parli, ti ribelli solo all’idea che io ti abbia fatto il ritrattino col turbante.

Per me la Fede non è dominio, ma dono, scelta e offerta di sé.

Questo è stato il testamento di Cristo, non me lo sono inventato io di sana pianta.     

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martedì, 24 gennaio 2006,ore 21:16

WALK ON THE WILD SIDE

Colgo l’occasione per rispondere pubblicamente ad Andreas Martini e nel contempo fare una critica severa al commento del sig. Angeluss in merito al recente dibattito che è possibile leggere sotto questo post.
Per quello che mi sarà possibile cercherò, nonostante il mezzo, di problematizzare, poiché scadere nel superficialismo e sdoganare aria fritta è consentito solo al murmure popolatrico che riesce a inscenare le solite canee, per intenderci quelle rappresentative del conformismo dawiano.
Intanto, Andreas, i tecnicismi non si usano per alimentare distanze dialettiche o discriminare, ma per riservare al confronto culturale la sua dignità. Quando per esempio uso il termine “nosografico” faccio riferimento a una cosa un po’ più complessa del termine “indice analitico” che invece richiama altro, di più non potrei davvero fare. Comunque, vedrò di farne un uso morigerato.
Mi scrive Angeluss, fervente sostenitore del movimento gay: “Ti faccio notare solo che le patologie dell'infanzia(e dell'adolescenza), di cui parlano l'APA e il DSM, e che tu giustamente riporti, sono dovute essenzialmente da un fattore culturale e non dall'omosessualità in sé: una società poco accogliente nei confronti delle persone omosessuali, la forte pressione sociale che i gay subiscono...”.
L’unico commento che si può fare a una simile bestialità è: “ma che stai a di’?”.
Tuttavia, essendo queste affermazioni funzionali a un chiarimento con Andreas, voglio approfondire.
I disturbi dell’identità sessuale ai quali ho fatto riferimento non sono opinabili né opinati, sono classificati altresì fra i disturbi psichiatrici. L’interpretazione secondo cui questi disturbi non siano vere e proprie patologie ma abbiano origine da pressioni o influenze ambientali di stampo omofobico è del tutto campata in aria. Ciò conferma la consistenza ideologica e politica dell’impostazione generale del problema rispetto al quale i metodi tradizionali dell’osservazione scientifica vengono evidentemente accantonati.
Attenendoci ai contenuti letterali del DSM IV, i disturbi dell’identità sessuale sono e rimangono patologici nonostante le interpretazioni fantasiose del politically correct.
I medesimi contenuti ci dicono che i ¾ dei soggetti che nell’infanzia presentano i suddetti disturbi (sottolineo disturbi) evolvono in età adulta in una condizione di omosessualità o di bisessualità. Non mi nascondo la differenza tra disturbo a priori e condizione a posteriori (per rispondere ad Andreas: conosco bene la differenza), tuttavia mi attengo alla lettera del documento scientifico e mi dico: se l’omosessualità è il prodotto statisticamente maggioritario (in statistica ¾ significa che su 10 casi 7,5 si orientano verso l’omosessualità) di una condizione scientificamente considerata patologica, la relazione non può essere considerata ininfluente nella valutazione della condizione finale.
Detto in altri termini: nonostante il conformismo culturale obblighi a considerare l’omosessualità una variante non patologica della sessualità umana, di fatto osserviamo una relazione elettiva e statisticamente rilevante tra il disturbo e gli esiti finali. Pertanto è più che ovvio che, davanti alla negazione culturale e politica di tale rapporto, l’OMS, che alla politica è supina per la sua stessa natura, ne abbia preso atto, anche per via della labilità propria del concetto di patologia psichiatrica. Nei fatti, invece, proprio l’evidenza scientifica di quel nesso causale non può non porre il problema dell’indagine del suo significato. Chi dice che, in considerazione dello schiacciante rilievo statistico, non si possa concludere che l’evoluzione del disturbo psichico in eterosessualità, pari a circa il 20%, vada considerato come un esito positivo reale, mentre la stessa evoluzione del disturbo in omosessualità, pari al 75%, debba essere considerata una semplice variazione patologica, ovvero un esito negativo? Ribadisco: la relazione statistica tra una patologia e UN suo esito, soprattutto in ambito psichiatrico, non mi pare un dato irrilevante. Il DSM IV, invece, per ragioni di opportunità politica sorvola. D’altra parte lo stesso DSM IV mostra enormi lacune metodologiche quando passa a trattare dello stesso disturbo in ambito femminile. Ciò non fa che rafforzare la tesi di una cassazione affrettata, pregiudiziale e ideologica (quindi  scientificamente poco attendibile) delle tesi che, invece, tutta la psicanalisi fino agli anni ’60 aveva sostenuto. La cassazione, anche valutando l’evoluzione temporale del processo che coincide con la nascita e l’affermazione del movimento per l’orgoglio omosessuale, appare più che verosimilmente il risultato di una lotta culturale e politica.
Ora, Sig. Angeluss, sarò più drastica: attribuire responsabilità ai condizionamenti culturali o a una supposta orrenda mamma bigotta è quanto meno contraddittorio in questo contesto (anche dal momento che il DSM IV parla di disturbi psichici oggettivi). Se invece intendeva fare riferimento, nell’esposizione confusa che le è propria, semplicemente all’interferenza negativa che la cultura e l’ambiente possono avere sulla coscienza di un omosessuale, le dirò che questi sono invece elementi che rafforzano quello che sostengo: se la società può “creare” la patologia psichiatrica "omosessualità", allo stesso modo potrà cancellarla all’occorrenza. Ciò significa che la “sostanza” della patologia resta totalmente fuori dai giochi. La scienza, mi pare chiaro, ha in questo caso un’evidente relazione problematica con elementi esterni alla pura e semplice osservazione sperimentale. E tale rilievo trova piena conferma nel momento in cui andiamo a valutare le (assai labili) motivazioni scientifiche che hanno condotto alla famosa cassazione.
Se oggi s’alza un tizio affetto da un disturbo compulsivo (per es. controlla di continuo se il gas della cucina è chiuso ed è tuttavia un soggetto del tutto integrato e spesso con  un’intelligenza vivace) e afferma che la sua ossessiva ed eccessiva cautela è del tutto ragionevole, sana e opportuna, e successivamente fonda un gruppo di pressione politica e culturale a livello mondiale chiamato “Orgoglio Compulsivo”, l’OMS (organizzazione più politica che sanitaria) finirebbe per cassare anche il termine che definisce la sua patologia, col risultato che quel tizio, pur avendo sancito la sua normalità, all’atto pratico continuerà a controllare il gas tormentandosi e assillando chi lo circonda.
La normalizzazione culturale è roba alla quale può aspirare solo chi si è bevuto il cervello fino in fondo.
Non mi interessa giocare al dottore e all’ammalato, Andreas, non smanio per affibbiarle una collocazione nel DSM, il mio obiettivo polemico è la rozzezza del pensiero che ci circonda. Certi paladini dell’umanesimo sciatto dovrebbero andare fino in fondo e abilitare l’ingresso nelle istituzioni, (magari proprio nell’OMS), di quei discriminati non ancora sdoganati che sono i transessuali e i travestiti: dubito che certi funzionari politicamente corretti, ingessati come sono, nonostante il contegno liberal, consentirebbero l’ingresso a un tizio agghindato alla Platinette, così come Vattimo non si farebbe soffiare la cattedra da un Vladimir Luxuria qualsiasi. Perché mai diritti e dignità dovrebbero spettare solo ai compunti e raffinati gay conciliati o sintonici che dir si voglia? Che ne dite di un bel pupetto cullato tra due mammi Drag Queen? Sarà il coronamento di tutte le normalizzazioni mai contemplate sulla faccia della terra, ed è lì a un passo dalla portata dei libberali.
O mi volete dire che un malato come il travestito (riconosciuto dal DSM e dall’OMS) va discriminato anche se mostra la struggente volontà di inserirsi nel tessuto sociale insieme alla sua famiglia?
Da tutto ciò che è emerso, tuttavia posso dedurre che, in sintesi, l’ipocrisia in stile liberty regna sovrana se Andreas aborrisce, come un borghese qualsiasi, che la signorina Luxuria si metta a fianco di Bertinotti nel partito, definendola imbarazzante come Cicciolina; e se due più due fa quattro il buon Angeluss è meglio che la faccia finita di chiamare il blogger Bernardo “Bernardina” e invitarlo pecorecciamente, con modi da omofobo da trivio, a custodirsi il didietro (visto su Daw!): si intuisce la smaccata concezione ridanciana che ha della gaytudine, e non è la prima volta che mi capita di osservare questa schizofrenia ideologica nei paladini dei gay.
Ve le ha cantate: rubytuesday
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lunedì, 18 luglio 2005,ore 02:13

Life on Mars?

Qualche giorno fa Mauro De Zordo mi ha chiesto quali fossero le nuove acquisizioni della scienza. Mi sono invece venuti pensieri intorno alle domande che non hanno ancora una risposta o che non l’avranno mai. La rivista Science ha fatto recentemente una cernita di alcuni rebus e individua almeno 25 domande che coinvolgeranno gli scienziati per il prossimo quarto di secolo. Io ve ne elenco un po’ ma non sono tutte (non mancano neppure questioni insolute a modelli matematici, teorie sociali e varie piccolezze). Evidentemente ci diamo un gran da fare ma non sfioriamo neppure la superficie delle cose. Su, a leggere e a immergervi nella sapienza! vi stupirete nel cogliere la totale mancanza di solide basi alle vostre convinzioni.

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Cos’è una specie?
Un concetto molto semplice complicato dall’evoluzionistica, una chiara definizione è ancora di là da venire.
Quante specie ci sono sulla terra?
Impossibile saperlo, ma la disputa sulla biodiversità ci richiede di elaborare un computo.
Come si sono evoluti i fiori?
Darwin chiamò questa domanda l’abominevole mistero. Dettagli della loro evoluzione restano oscuri sappiamo solo che spuntarono in alcune gimnosperme.
Com’è controllata la crescita delle piante?
Ci sono piante altissime e piccolissime, nessuno sa per quale motivo.
Cosa ha dato origine al comportamento umano?
L’Homo sapiens acquisì il pensiero astratto, il linguaggio e l’arte gradualmente o all’interno di un big bang culturale che in Europa avvenne circa 40000 anni fa? Aspettiamo risposte dall’Africa da dove sembra che siamo partiti.
Quali sono le basi della cultura umana?
Nessun animale è arrivato vicino a possedere l’abilità umana nello sfruttare le scoperte che compie, ma questo non ci aiuta a capire come la cultura si è evoluta..
Quali sono le basi evolutive della musica e del linguaggio?
Le neuroscienze stanno cercando di capirci qualcosa.
Cos’è la razza umana e quando si sviluppò?
Gli antropologi dicono da sempre che il concetto di razza manca di consistenza biologica. Ma il nostro bagaglio genetico varia a seconda delle origini geografiche e solleva questioni politiche ed etiche tanto quanto quelle scientifiche.
Quali sono le basi biologiche della coscienza?
Scherzavo, è una domanda oziosa che è stata soppiantata da questa: quale pressione selettiva ne determinò lo sviluppo e con quante creature la condividiamo?
La moralità è localizzata in una determinata area cerebrale?
Attendiamo sviluppi dalla tecnologia del “brain imaging”.
Quanto della personalità ha basi genetiche?
Determinati aspetti della personalità sono influenzati dai geni, l’ambiente modifica gli effetti dei geni. Il contributo della famiglia è al vaglio.
Qual è la base biologica dell’orientamento sessuale?
Rispondere a questa domanda richiede molto di più che una caccia al gene gay.
Perché gli esseri umani hanno così pochi geni?
Pochi? Non riusciamo a spiegare questa contraddizione: la complessità biologica umana che si porta dietro un bagaglio di circa 25000 geni, che sono quasi quanti ne ha una pianticella (Arabidopsis) e appena qualcuno in più di del verme chiamato Caenorhabditis elegans.
Con quale portata la variabilità genetica è connessa alla salute?
Lo strumento genetico è in costruzione, la mappa degli aplotipi verrà usata per riconoscere variazioni genetiche dietro le malattie comuni, potrebbe inoltre accelerare la ricerca per i geni responsabili delle malattie.
Cosa permette ai componenti cellulari di replicarsi indipendentemente dal DNA?
I centrosomi, la cui funzione è dividere cromosomi appaiati, e altri organuli cellulari si duplicano autonomamente senza la guida del DNA. Questa indipendenza difetta di spiegazioni.
Quali ruoli giocano i diversi RNA nella funzione genomica?
Questi RNA saltano fuori spesso in questa funzione e ricoprono una vasta gamma di ruoli. Ci si azzuffa ancora per decifrare questa versatile molecola.
Quali ruoli i telomeri e i centromeri giocano nella funzione genomica?
Questi elementi cromosomici rimarranno un mistero fino a che non verranno sequenziati.
Cosa controlla la rigenerazione di organi?
In noi non è comune come nelle salamandre, tuttavia alcuni tessuti si rigenerano. Se i ricercatori risolveranno questa questione, ed è un immane “se”, le persone potrebbero ordinare pezzi di ricambio per se stessi e non solo per la loro Fiat.
Come può una cellula epidermica diventare una cellula nervosa?
Comprendere come all’incirca 25000 geni umani lavorano insieme a formare i tessuti o stimolino i geni giusti a guidare lo sviluppo di una cellula indifferenziata, occuperà gli studiosi per molto tempo.
Dove e quando cominciò la vita sulla terra?
Forse 4 bilioni di anni fa, c’è chi dice l’abbia portata una cometa, dove non si sa.
Cosa determina la diversità delle specie?
Le correlazioni tra ambiente e organismi viventi e tra gli stessi organismi viventi giocano un ruolo chiave nell’incoraggiare o scoraggiare la diversità, così come l’interferenza umana, la relazione preda-predatore, etc. Come questi e altri meccanismi lavorino insieme per condizionare la diversità resta un mistero.
Come le variazioni genetiche determinano la nostra unicità?
La comprensione totale dell’unicità delle caratteristiche umane va oltre il DNA. E gli scienziati potranno continuare ad avvitarsi sull’annoso dibattito relativo alle caratteristiche del linguaggio umano, della cultura e tecnologia, per poter sostenere che la natura gioca un ruolo fondamentale. Nonostante siamo nell’era del genoma tuttavia possiamo dire che ci vuole qualcosa di più dei geni per fare un uomo.
Come emergerà un grande quadro da questa infinità di dati biologici?
Non emergerà fintanto che non viene attuato un intensivo lavoro interdisciplinare tra tutti i settori della biologia, le scienze matematiche e computazionali. Ad ogni modo non sappiamo se questo lavoro ci permetterà di ottenere un quadro completo del funzionamento della vita.
Possiamo prevedere come si piegheranno le proteine?
E’ una importante fattore da cui dipende la proprietà biologica delle proteine. Oltre a farlo in una infinità di modi, ci impiegano 10 microsecondi, per lo stesso compito un computer ci mette 30 anni.
Quante proteine ci sono negli esseri umani?
E’ stato già difficile contare i geni. La classificazione delle proteine è problematica, il loro computo oggi è impossibile.
Quanti tipi di morte cellulare conosciamo?
Negli anni ’70 l’apoptosi fu riconosciuta e distinta dalla necrosi. Alcuni studiosi dicono che la storia della morte cellulare è molto più complessa di come sembra. Identificare come le cellule muoiono potrebbe condurre a migliorare il trattamento del cancro e delle patologie degenerative.
Perché alcuni genoma sono enormi e altri più compatti?
Nel genoma di alcuni pesci sono state riscontrate 400 milioni di basi (come nel Tetractenos hamiltoni) ; il neoceratodo ha un genoma costituito da133 bilioni di basi. Nessuno riesce a spiegare come mai.
Come fanno gli organi e l’organismo a sapere quando smettere di crescere?
Le gambe di una persona crescono in pari lunghezza. Sia il cuore del topo che quello dell’elefante si adattano alla relativa gabbia toracica. Come i geni gestiscano il limite dell’estensione cellulare e il numero continua a determinare interrogativi.
Come varia il genoma a parte le mutazioni ereditate?
I ricercatori stanno cercando più esempi di questo meccanismo epigenetico, non capiscono cosa causi e conservi le variazioni.
Come le membra, le pinne e i volti sviluppano ed evolvono?
I geni che determinano la lunghezza del naso o la larghezza di un’ala sono soggetti alla selezione naturale e sessuale. Capire come la selezione agisce porterebbe a nuove acquisizioni sulle meccaniche dell’evoluzione in relazione allo sviluppo.
Cosa avvia la pubertà?
Nessuno sa esattamente cosa porti necessariamente l’infanzia a cessare.
Tutte le staminali sono il nocciolo del cancro?
Le cellule cancerogene più aggressive somigliano a cellule staminali. Se il cancro è causato da staminali corrotte, studi sulla “staminalità” cellulare potrebbero condurre alla scoperta di meccanismi in grado di arrestare i tumori rapidamente e distruggerli in maniera efficace.
L’infiammazione è il maggior fattore dei disturbi cronici?
La risposta è sì, ma rimane di sapere perché e come.
Di cosa è fatto l’Universo?

Ma la natura dell’energia oscura, qual è?
Siamo soli nell’Universo?
C’è qualche centinaio di bilioni di stelle nella nostra galassia, centinaia di bilioni di galassie nell’universo osservabile e 150 pianeti scoperti nelle immediate vicinanze del sole.
I poveri radioastronomi devono stare all’erta, o ci sentiremo soli ancora per lungo tempo.
Il nostro è il solo Universo?
I teorici quantici e i cosmologi cercano di capire se il nostro universo è parte di un multiverso, siccome è oneroso da dimostrare c’è chi sospetta che sia una questione da lasciare ai filosofi.
Cosa avviò l’inflazione cosmica?
Dopo il primo momento dal big bang l’universo si espanse a velocità incredibile. Cosa determinò l’espansione, cosa accese la miccia? Aspettiamo notizie dalle microonde.
Perché c’è più materia che antimateria?
Nella fisica delle particelle le due cose quasi coincidono. Quella sottile differenza ci deve ancora spiegare perché l’antimateria è rara mente la materia è comune.
Perché il tempo è diverso dalle altre dimensioni?
Ci sono voluti secoli per gli scienziati per realizzare che il tempo è una dimensione, come le tre dimensioni spaziali, e che il tempo e lo spazio sono inestricabilmente collegati. Le equazioni ci aiutano, ma non soddisfano coloro che chiedono perché percepiamo l’“adesso” o perché il tempo sembra trascorrere in una direzione.
Qual è la natura della gravità?
Essa si scontra con la teoria dei quanti e non si adatta al Modello Standard. Sembra che la mela di Newton fosse tutta bacata.
Saranno unificate le leggi della fisica?
La gravità cozza talmente con la teoria quantistica che nessuno è mai arrivato a costruire una singola teoria che includa tutte le particelle, l’interazione nucleare forte, le forze elettrodeboli, e la gravità in un unico aggregato di teorie.
Qual è la struttura dell’acqua?
I ricercatori continuano a bisticciare su quanti legami ciascuna molecola di H2O effettua con le sue vicine.

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